"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Le donne che lavorano e intraprendono

Nonostante rappresentino il 51% della popolazione provinciale, le donne che lavorano coprono solo, nel 2008,  43 posti disponibili su cento, con un lieve miglioramento sul 2005.

Un risultato che si deve al diverso tasso di occupazione (occupati/pop. da 15 a 64 anni) che caratterizza la vita lavorativa degli uomini rispetto a quella delle donne: a fine 2008,  in provincia di Rimini lavorano poco meno di 76 uomini su ogni cento in età lavorativa,  a fronte di poco più di 58 donne su cento nella stessa condizione. Una differenza di quasi 18 punto percentuali.

Bisogna però anche dire che dal 2004 il divario di genere, pur restando consistente, tende a ridursi: infatti, mentre il tasso di occupazione degli uomini è salito  dal 74 al 75,9 % dell’ultimo anno, quello delle donne ha  messo una marcia in più crescendo dal 53,7 al 58,3%.  Il divario si è cioè ridotto di 2,7 punti in quattro anni.  Certo con questi ritmi,  per raggiungere un completo  pareggio ci vorrà all’incirca un quarto di secolo, ma è sperabile che qualcosa di nuovo possa accorciare i tempi.

 Intanto anche il divario con il tasso di occupazione femminile regionale, pure restando quello di Rimini  più basso, si è ridotto: da una distanza di 6,5 punti nel 2004,  ad una di 3,8 punti nel 2008.

Certo se si facesse il confronto con Bologna, dove risultano occupate circa 67 donne su cento,  la forbice si  allargherebbe  di nuovo. Ma con l’Università e gli altri Centri regionali il capoluogo dell’Emilia Romagna  fa un po’ storia a parte.

Qualcuno sostiene che questa distanza in realtà non esiste e sia dovuta alla stagionalità,  prevalentemente femminile, ma dal 2004 le indagini sul lavoro dell’Istat  da trimestrali sono diventate mensili,  ed è improbabile che pur lavorando pochi mesi il fenomeno sfugga completamente alle rilevazioni. E più probabile invece che per tante donne, magari non tutte,  non esistano alternative al lavoro breve di una estate.  Non per caso il tasso di disoccupazione (persone in cerca di lavoro/forza lavoro)  femminile è sempre più alto di quello maschile ed aumenta quando il tasso di occupazione scende (segnale che non è la domanda ma l’offerta di lavoro a mancare).

E qui merita anche ricordare che attualmente tra i circa 1300-1400 giovani, residenti in provincia di Rimini, che si laureano ogni anno,  il 58% sono donne. 

 L’Europa aveva fissato come obiettivo,  per tutti i Paesi  membri, un tasso di occupazione femminile al 60 % entro il 2010:  la scadenza è vicina e non  è detto (siamo in attesa dei dati 2009) che venga  raggiunto. Per il momento sappiamo, dal Centro per l’impiego (Cpi), che nel 2009 sono state avviate al lavoro 1.273 lavoratrici in meno rispetto ad un anno prima.   Per il resto si può solo dire che il tasso di occupazione femminile della provincia di Rimini eguaglia quello medio dell’Europa-27  (58,3%), ma certamente è molto lontano  dai massimi raggiunti dalla Regione finlandese di  Aland (76,4 %), o da paesi come la Norvegia (71,7%), la Svezia (70,4%) e la Danimarca (71,9%).

Donne imprenditrici, soprattutto  nei servizi

 Molte donne che lavorano lo fanno da imprenditrici, come titolari o socie d’impresa. Dal 2005 al 2009,  il numero di donne che si dedica ad attività in proprio sono  aumentate di 370 unità (da  15.557 a 15.927), anche se rimane stabile, al 28%, il loro apporto all’imprenditoria complessiva.

In calo nell’agricoltura e nell’industria, in questo ultimo settore di attività le donne sono meno di un imprenditore su sei, la presenza femminile  maggiore si  concentra invece nella vasta area dei servizi (33% del totale), in particolare nel commercio (4.098 imprenditrici nel 2009), negli alloggi e ristorazione (3.404), nelle attività immobiliari (2.292) e in altri servizi non ben specificati (947).

Nel 2009, conducono l’impresa nel ruolo di titolari  29 donne imprenditrici su cento; nel 2006 erano 31.  C’è stato un leggero calo. 

 Più della metà (51%) delle donne imprenditrici ha una età compresa tra 30 e 49 anni,  e solo il 5% non raggiunge i trent’anni, che curiosamente è la stessa percentuale (per lo stesso gruppo d’età) dell’imprenditoria totale. Un segno evidente della difficoltà, anche per mancanza di esperienza, per i giovani,  di tuffarsi nell’avventura imprenditoriale.

Imprenditoria femminile 2005-2009

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