"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Le banche e la sfida del futuro

La nuova e la vecchia imprenditorialità ha continuato, nonostante le difficoltà, a credere ed investire nel proprio lavoro. Tra i  fattori di sistema, non ci sono dubbi, rientra il credito, di conseguenza le banche.

Nel recente passato i giudizi non sono stati per niente favorevoli. Scrive l’Osservatorio regionale sul credito di Unioncamere, esaminando l’andamento 2013: “Riguardo all’accesso al credito, le imprese in provincia di Rimini esprimono, complessivamente, un giudizio negativo… (e) Per quanto riguarda la tipologia di strumenti finanziari offerti dalle banche ed i tempi di valutazione e accettazione delle richieste..(una solida maggioranza)  di imprese pronuncia un giudizio di inadeguatezza”.

Effettivamente i finanziamenti accordati in provincia di Rimini alla fine dell’anno scorso sono stati inferiori a quelli precedenti. Ed in questo contesto c’è però un aspetto che sorprende: dei finanziamenti concessi oltre il breve termine, circa sette miliardi di euro, solo una frazione insignificante, appena 75 milioni di euro, sono stati dati a tassi agevolati.

Cioè mentre le banche in difficoltà, tra cui diverse italiane, hanno ottenuto dalla Banca Centrale Europea (BCE), finanziamenti agevolati a tassi inferiori all’uno per cento, a volte quasi vicino allo zero, loro non ricambiano il trattamento di favore ed applicano il massimo degli interessi (che può superare tranquillamente il 10-15 per cento). Tassi che spesso mettono ancora più in difficoltà le imprese, sicuramente contribuendo a far lievitare le sofferenze. Un comportamento perfino poco logico, quando sarebbe più utile, per le banche stesse, aiutare le imprese e le famiglie a tirarsi fuori dalle difficoltà, perché solo così  sono sicure di poter  riavere i prestiti.

Stando ai racconti delle imprese di Rimini la situazione del credito non è migliorata nel 2014. E non stiamo parlando di imprese in difficoltà, che non riescono a vendere e sono rimaste senza mercato. Tutto il contrario. Ci sono, per fortuna, imprese che esportano il grosso della produzione, conquistano mercati esteri, innovano investendo in proprio, hanno commesse fino alla metà del 2015, ma dalle banche non riescono ad  avere credito o un ampliamento del fido.  Così non possono crescere e nemmeno creare lavoro.

Viene il sospetto che finita l’epoca del mattone facile (investimento che appariva sicuro prima della crisi e tutto sommato di facile gestione)  le banche non abbiano saputo adeguarsi alle mutate condizioni di mercato, che richiedono una grande capacità di valutazione delle nuove domande, fatte di  start up, nuova imprenditorialità, con le donne e gli immigrati sempre più protagonisti,  proposte innovative in settori spesso inesplorati. Capacità di valutazione che richiede competenze, anche tecniche, adeguate alle proposte e una grande visione di medio-lungo periodo.

Non sono i depositi (cioè il denaro) che mancano, anzi questi continuano ad aumentare anche  in tempo di crisi, ma gli impieghi.

Ha dichiarato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in una intervista dell’estate scorsa:  “ (le banche) Non hanno più alibi…Diano i soldi alle aziende invece che lamentarsi. Con l’operazione Draghi (il presidente della BCE) non hanno più ragione di lamentarsi, né di mettere in sofferenza i piccoli artigiani, gli imprenditori del Nordest, le partite Iva. Navigano nei soldi, li spendano”.   Purtroppo troppe banche preferiscono investire in titoli di Stato, cha danno poco ma sono sicuri.  Così l’economia non riprende e Rimini, come l’Italia, rischia di rimanere ferma. Per miopia e inadeguatezza. Anche delle banche.

 

 

 

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