"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Le abitazioni ci sono, ma non si vendono

Tra i settori colpiti dalla crisi sicuramente quello delle costruzione è ai primi posti. A Rimini, e in Italia, la bolla immobiliare non è esplosa come negli Stati Uniti e in Spagna, dove avevano un po’ esagerato con le edificazioni, sostenute dal credito facile delle banche,  nondimeno le conseguenze si fanno sentire anche da noi. Perché diciamolo francamente: l’investimento immobiliare è sempre stato, anche a Rimini, un settore rifugio per risparmi in cerca, con poco rischio, di buoni rendimenti. Un investimento, quello immobiliare, che per lungo tempo non ha deluso le attese, favorite anche dalle scelte espansive delle Amministrazioni locali, oltre che dalla relativa facilità di accesso credito, a cominciare dalle grandi società immobiliari. Sicuramente sarebbe stato più difficile per una impresa manifatturiera ottenere, dalle banche, le stesse somme per progetti di investimento.

Il risultato di tutto questo attivismo, stando all’ultimo censimento della popolazione e delle abitazioni del 2011, è stato che nell’intera provincia di Rimini, compresi i nove comuni dell’Alta Valmarecchia entrati nel 2009, ci sono, oggi, 164 mila abitazioni per 136 mila famiglie, con un eccesso di 28 mila unità abitative (erano 26 mila nel 2001), che risultano vuote o poco utilizzate.  Molte sono probabilmente turistiche e situate lungo la costa.

A questo punto c’è una domanda banale che tanti, Amministratori e Costruttori per primi, dovrebbero farsi: perché continuare a costruire, che vuol dire consumare territorio, se già c’è un eccesso di abitazioni, che tra l’altro si vendono sempre meno?

Perché le compravendite di immobili residenziali in provincia di Rimini, che fino al 2010-2011, avevano tenuto, rimanendo intorno alle 3,5 mila l’anno circa, nel 2012 sono crollate di quasi un terzo attestandosi sulle 2,5 mila. Un calo inferiore di cinque punti percentuali a quello regionale,  ma superiore di due a quello nazionale.

Nel primo trimestre 2013, a livello nazionale le vendite degli immobili residenziali sono diminuite di un ulteriore 14 per cento, sullo stesso periodo dell’anno prima. E’ da presumere che sul piano locale la situazione non sia troppo diversa.

Paradossalmente l’abbondanza di abitazioni non ha però risolto il problema abitativo di tante famiglie, soprattutto giovani, immigrate e con redditi medio-bassi. Perché il mercato, che punta al massimo profitto, non ritiene questo segmento sufficientemente profittevole, quindi se ne

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