"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

novembre: 2018
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L’azzardo del gioco: spende di più chi guadagna meno

Se ci fate caso non sono i ricchi a giocare, i soldi già ce li hanno e non devono vincere niente,  ma le persone meno abbienti, non necessariamente povere.  Sono loro che, sfidando le probabilità quasi prossime allo zero, sognano il colpaccio della vita. Per fare il salto e potersi permettere cose che magari vedono solo in pubblicità.  Quando va bene vincono qualche centinaia di euro, rarissimamente qualche migliaio, il più delle volte bruciano un sacco di soldi.   Non di rado  cadono in patologie mediche, come la dipendenza da gioco, contribuendo a far lievitare la spesa sanitaria.

Come sta, in questo gioco pericoloso, la Romagna ?  Secondo dati del Ministero delle Finanze, pubblicati  da Info Data del Sole 24 Ore, nei comuni di Forlì, Cesena e Ravenna con un imponibile medio Irpef  2016 di circa 21 mila euro, per il gioco i residenti spendono, pro capite, rispettivamente  643, 642 e 689 euro l’anno.

A Rimini e Riccione, con un imponibile medio che ruota intorno a 19 mila euro,  per il  gioco se ne vanno 747 euro nel primo e 1.144 nel secondo.  Solo a Casteldelci  i residenti non spendono niente, forse perché non esiste una  ricevitoria.

Come si vede, al gioco si spende di più dove si guadagna  meno. Tanto è così che a Milano, con un imponibile medio di 32 mila euro, ogni abitante spende al gioco “appena”  856 euro, che diventano 952 a Bologna dove l’imponibile è di 26 mila euro.

Siccome stiamo parlando di medie ma non tutti partecipano al gioco, fanno cioè scommesse o comprano gratta  e vinci di vario genere, vuol dire che tanti giocatori spendono cifre ben più elevate.  Paradossalmente l’unica tassa che viene presa per gioco e senza protestare, anche se la rovina delle persone e delle famiglie è sempre dietro l’angolo.

Si tenga presente che le cifre giocate superano perfino la spesa sanitaria privata, che secondo uno studio recente del Censis  raggiunge 1.100 euro a testa.  Ma qui la protesta è più rumorosa.

 

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