"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

luglio: 2018
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Imprese in cerca di personale

Se l’occupazione è il problema dell’Italia, in particolare per i giovani, in provincia di Rimini lo è ancora di più. Perché, come abbiamo più volte scritto, questo territorio ha permanentemente, rispetto alla media regionale, un tasso di occupazione più basso (di cinque punti percentuali, che diventano sei per le donne) e per contrasto un tasso di disoccupazione maggiore (di due punti).

A questa situazione va aggiunto, per completare il quadro, il basso assorbimento di laureati, particolarmente nel turismo, e salari medi inferiori del 60 per cento a quelli pagati a Bologna (16 mila contro 26 mila euro, e anche qui c’entra il turismo).

Partendo da questa e altre costatazioni, le ACLI di Rimini hanno avviato un progetto, che si concluderà con una conferenza per  fine aprile prossimo, che ha per titolo proprio: Rimini: il lavoro al centro. Alla ricerca di opportunità. Il progetto mira a due obiettivi: individuare i disallineamenti tra offerta e domanda di lavoro e verificare dove e come si potrebbero creare nuove opportunità d’impiego, sviluppando nuovi settori o sostenendo nuove imprese (perché, non dimentichiamolo, dal 2011 a fine 2017 ne sono scomparse, in questa provincia, oltre 1.600).

In questo articolo ci soffermeremo sul primo aspetto. Con visite mirate abbiamo voluto verificare se esistono, anche in provincia di Rimini, imprese che non trovano il personale giusto, mentre fuori la disoccupazione rimane elevata e tanti giovani se ne vanno. Va precisato che le aziende di cui parleremo sono tutte fortemente proiettate verso l’estero, dove esportano quote importanti del loro fatturato.

 LE NUOVE FRONTIERE DEL SERVICE

Il nostro viaggio ha inizio con la visita a Top Automazioni, che produce caricatori automatici per torni, dove Bruno Bargellini, titolare, ci racconta che negli ultimi due anni ha assunto 50 giovani, prevalentemente della zona, ma che trova difficoltà a reperirne altri con conoscenze e competenze tecniche adeguate (soprattutto in campo meccanico)  da adibire al montaggio delle macchine, come pure all’assistenza (dove è richiesta la conoscenza almeno dell’inglese) e alla manutenzione. La formazione tecnica locale è insufficiente, e l’azienda deve sopperire con corsi interni, ma soprattutto è poco collegata alle esigenze delle imprese (in particolare quelle meccaniche).

SE L’ACCADEMIA NASCE IN AZIENDA

Nell’azienda Vici, che produce quadri elettrici, macchine di misura ottica e celle robotizzate, e che da poco ha festeggiato 40 anni di attività, incontriamo Marco Martinini, Amministratore delegato, e Leonardo Piepoli, Responsabile risorse umane. Fortemente impegnata ad espandere la sua rete vendita all’estero, avendo raggiunto un fatturato 2017 di 57 milioni di euro (+25 per cento sul 2016), Vici dà attualmente lavoro a 150 persone, una ventina in somministrazione, in prevalenza giovani con una età media è di 36 anni, di cui circa quaranta assunti negli ultimi anni.

I laureati, prevalentemente ingegneri, sono il 20 per cento, essendo il grosso del resto in possesso di un diploma tecnico, che oggi è il requisito minimo per essere assunti.

Secondo i nostri interlocutori mancano, nel mercato del lavoro locale, per non dire in Romagna: tecnici e ingegneri informatici, responsabili commerciali per l’export, responsabili acquisti e logistica (le due competenze insieme), operai montatori, cablatori e collaudatori, l’ultimo stadio, quello che richiede le maggiori competenze, delle tre figure.

Per il futuro, considerando anche la crescente digitalizzazione dei processi produttivi e non solo, prevedibilmente crescerà la domanda di esperti in sistemi informativi, analisti di “big data” e analisti dei processi produttivi.

Anche Vici, per fare fronte a figure che non si trovano, si è organizzata in proprio creando l’Accademia Vici: un laboratorio di mestieri con un doppio compito: programmare e dare attuazione all’aggiornamento professionale dei propri dipendenti; coprire, per le nuove assunzioni, il gap esistente tra formazione ricevuta o posseduta e le competenze richieste dai nuovi ruoli da ricoprire.

500 NUOVE ASSUNZIONI IN TRE ANNI

Alla SCM Group, che produce tecnologie per la seconda lavorazione del legno e di altri materiali, a riceverci c’è Alessandro Capucci, Direttore delle risorse umane e organizzazione.

Con un fatturato 2017 di 670 milioni di euro, in crescita del 14 per cento sul 2016, di cui il 90 per cento realizzato all’estero, il Gruppo impiega 3.586 addetti, di cui circa 2.000 tra la provincia di Rimini e la Repubblica di San Marino.

Negli ultimi tre anni (2015-2017) complessivamente ci sono state 500 nuove assunzioni circa, di cui 286 solo nel 2017. Assunzioni per una buona metà costituita da operai per il montaggio delle macchine nelle nuove linee di produzione, che non hanno niente a che vedere con le vecchie tute blu. Operai ai quali è richiesto, come requisito minimo d’ingresso, il diploma industriale o professionale, sostituibile solo con una buona esperienza professionale.

L’altra metà degli assunti riguarda invece gli uffici, dove si maneggiano carte, ma si fa anche progettazione, marketing, comunicazione, ecc. Qui non si entra senza il possesso di una laurea. Al 90 per cento in ingegneria (meccanica, elettronica, informatica…), e per una piccola quota in economia, oppure lingue (ricordiamo che l’azienda è una forte esportatrice).

Per l’anno in corso il Gruppo prevede altre 250 nuove assunzioni, in parte da adibire al montaggio macchine e in parte da impiegare nell’assistenza tecnica, anche esterna (cioè all’estero). Ruolo per cui, oltre al diploma, è richiesta la conoscenza almeno dell’inglese, meglio se una seconda lingua.

Figure di non facile reperimento, in modo particolare a San Marino. Ma ancora più difficili da trovare sono i progettisti meccanici, gli ingegneri e gli esperti in informatica (qui, addirittura si parla di aziende che si contendono così tanto particolari figure, come gli esperti in infrastruttura informatica delle aziende, da dare luogo a vere e proprie bolle salariali).

Figure mancanti non solo sul mercato  locale, ma addirittura a livello regionale (dando per scontato che i giovani emiliani raramente scendono sotto Bologna). Tanto che l’azienda sta cercando contatti con università fuori regione, comprese diverse del Sud, fino in Sicilia.

LA PIU’ FORTUNATA

Problemi di carenza di personale sono meno presenti alla New Factor che lavora e confeziona frutta secca, come ci spiega Alessandro Zampagna, Responsabile gestione acquisti.

Sessanta addetti stabili, di cui quasi la metà donne, più una ventina a tempo determinato per coprire i picchi stagionali (ottobre-dicembre, periodo pasquale), l’azienda lamenta qualche difficoltà solo per figure molto specializzate come i manutentori di macchine. Una figura – attualmente ce ne sono 5 – per cui è sufficiente il diploma tecnico, ma che deve riunire molte conoscenze e competenze (meccaniche, elettroniche, informatiche, ecc.) compreso quella dell’inglese, perché diverse macchine sono importate.

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