"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
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settembre: 2017
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l’Ausl di Rimini: intervista al Direttore Tonini

di Alessandra Leardini

Direttore Tonini, quali saranno gli effetti dei tagli sui servizi erogati dall’Ausl di Rimini? In sostanza, come sta cercando, l’Azienda sanitaria riminese, di mantenere l’equilibrio tra qualità dei servizi e contenimento della spesa?

“Nel 2013 per la prima volta, le risorse che saranno erogate alle Regioni, e conseguentemente alle Aziende sanitarie, diminuiranno invece di aumentare. Per Rimini si parla di circa 18 milioni di euro in meno rispetto al fabbisogno. Il nostro impegno va nella direzione di limitare al massimo il taglio ai servizi conseguente a questa diminuzione di risorse. E lo faremo attraverso politiche di ottimizzazione nell’impiego delle stesse”.

Quali?

Mi riferisco, in primo luogo, alle azioni per sostenere l’appropriatezza prescrittiva di farmaci ed esami di laboratorio. Continueremo a lavorare per utilizzare al meglio i materiali di consumo, nonché eserciteremo un controllo molto puntuale sulla produttività degli operatori. Lo abbiamo fatto nel corso degli anni e questo ci ha permesso di mantenere il nostro bilancio aziendale sano e in pareggio. E questa situazione del bilancio ci permetterà, in questo momento delicato, di fare forse qualche sacrificio in meno degli altri. In prospettiva più ampia, poi, sarà necessario intervenire sul sistema dell’offerta, ma anche in questo caso cercando di limitare l’impatto sul paziente”.

Può farci un esempio?

“Attualmente le attività di endoscopia digestiva si effettuano su tutti e cinque gli ospedali del territorio, con risorse, specie quelle professionali, molto disperse. E’ naturale la concentrazione di queste attività in due-tre ospedali. I professionisti lavorerebbero meglio e l’impatto sul paziente sarebbe irrilevante. Dopodichè qualora la situazione di grave crisi economica dovesse permanere, è difficile escludere un approccio più deciso alla rete dell’offerta. Faccio un esempio: in Romagna, visto che ormai è opportuno ragionare in termini unitari, vi sono, solo nel pubblico, una decina di chirurgie: davvero troppe”.

Assistenza domiciliare: dai dati della nostra indagine emerge che nell’assistenza agli anziani l’Italia è indietro rispetto al resto d’Europa. E’ previsto un aumento a livello di Ausl riminese?

“Il territorio della provincia di Rimini nelle sue articolazioni distrettuali e la regione Emilia Romagna più in generale, non sono affatto indietro rispetto al resto d’Europa, quanto a politiche volte a sostenere la domiciliarità, tra le quali rientra a pieno titolo anche l’assistenza domiciliare sociale e sanitaria. Anche con il varo del Fondo Regionale per la Non Autosufficienza, sono stati erogati fondi significativi investiti in ambito sociale, con conseguente potenziamento generale dei servizi per anziani e disabili. Attualmente siano in un momento di consolidamento dell’offerta, caratterizzato da una differenziazione degli interventi di assistenza domiciliare, in modo da rispondere al meglio alle esigenze degli utenti con una razionale allocazione delle risorse. Un esempio è l’attivazione di strumenti nuovi quali il nucleo delle fragilità, o i ricoveri di sollievo, o ancora il Noa, esperienza quasi unica in regione, che si occupa della presa in carico – domiciliare quando possibile – di persone anziane non autosufficienti, dopo episodi di ricovero. Senza contare servizi ‘storici’ come il Telesoccorso e la Teleassistenza, grazie alla quale migliaia di anziani fragili sono costantemente monitorati da operatori con esperienza e professionalità”.

Immigrati: si ammalano come gli italiani o di più? Prendono malattie particolari, magari portate dai Paesi di provenienza?

“In generale i tassi e le cause di morbilità delle persone straniere sono in linea con quelle degli italiani. Esiste comunque un ambulatorio ad hoc per i pazienti extracomunitari mirato, oltre alla salute di queste persone, proprio a far sì che non si creino problemi sanitari”.

Tempi di attesa: secondo fonti accreditate le lunghe attese dipenderebbero anche dall’uso privato che i medici fanno delle strutture pubbliche. Quanto viene versato all’Ausl in questi casi?

“Il decreto legislativo 229 del 1999 prevede la possibilità, per i medici, di svolgere libera professione. E’ una legge dello Stato che va rispettata. Coloro che fanno libera professione all’interno degli ospedali, versano un canone all’Azienda che, sempre per legge, non può comportare un utile, e che comunque varia, a seconda dei casi, tra il 20 e il 30 per cento. Ciò premesso, i tempi d’attesa della nostra Azienda sono assai migliorati e sono in linea, e molto spesso migliori, rispetto alla media regionale. E soprattutto, cosa che nessuno spiega mai, l’attesa si attaglia alle esigenze”.

Si spieghi meglio.

“Se una persona con un disturbo va dal proprio medico, questi lo visita e valuta se per quel disturbo serve un approfondimento diagnostico (visita o esame) e con quale urgenza. Se il medico valuta che serve un esame urgente lo prescrive, e quell’esame viene erogato in un lasso di tempo che va da 1 a 7 giorni, sempre a seconda dei casi. Qualora il medico valuti che non vi sia urgenza, prescrive una prestazione ordinaria per la quale le linee guida regionali prevedono l’erogazione entro 30 giorni se è una vista ed entro 60 se un esame, ma a Rimini siamo solitamente più veloci. C’è infine il capitolo dei controlli: che in quanto tali hanno tempi più lunghi. I tempi medi riportati dalle statistiche fanno rifermento alla visita giudicata, dal medico proscrittore, non urgente, quindi non sono ‘ammorbiditi’ dalle urgenze in pronto soccorso, ma neppure dalle prescrizioni urgenti dei medici di famiglia. Poi sta anche al cittadino: se deve fare, ad esempio, un esame una volta l’anno, non attenda a prenotarlo una settimana prima, altrimenti è chiaro che poi slitterà, si programmi un attimo prima. Un ultimo appello ai cittadini: un 15 – 20% delle prestazioni specialistiche prenotate non vengono erogate, e vanno perse, perché il paziente non si presenta e non disdice la prenotazione: basterebbe una semplice telefonata per farlo. Questo malcostume fa allungare, per conseguenza, i tempi d’attesa, che, in caso contrario, sarebbero ulteriormente accorciati del 15 – 20%. Ad ogni modo, credo che non si possa non riconoscere la crescita, infrastrutturare e professionale, che l’Azienda e i suoi servizi ha avuto negli ultimi anni. Oggi tre quarti dei riminesi, il 75%, quando ha un problema si cura nelle nostre strutture e non emigra altrove. Non va nel privato e, soprattutto, non va fuori Rimini. Questa percentuale è la più alta tra le aziende sanitarie della regione che hanno un sistema dell’offerta dei servizi paragonabile al nostro”.

Infine, a che punto è l’informatizzazione della sanità riminese?

“Stiamo procedendo secondo la tempistica regionale. Rimini è comunque sempre stata abbastanza all’avanguardia quanto all’informatizzazione dei servizi. Basti pensare alla cartella clinica del paziente informatizzata in modo che possa essere condividisa col medico generale e nelle strutture ospedaliere. Oppure al sistema Doctor, a supporto dei medici di famiglia, mirato a facilitare, razionalizzare e rendere più appropriate le prescrizioni, e sul quale possono essere veicolate molte informazioni. E sta procedendo, sempre in linea con la Regione, il progetto del fascicolo elettronico che faciliterà la consultazione da parte del paziente dei propri referti dal suo computer di casa”.

 

BOX

Dal 1° gennaio sarà Ausl Romagna

L’Ausl unica della Romagna partirà il 1° gennaio prossimo. Per preparare la strada al processo di unificazione delle attuali Aziende sanitarie romagnole, sono al lavoro un coordinamento politico e uno tecnico. Il primo è presieduto dall’assessore regionale alla Salute e composto dai sindaci dei Comuni capoluogo, dai presidenti delle Province e dai presidenti delle CTTS delle Aziende USL della Romagna. Avrà il compito – spiega una nota della Regione – di definire i principi e gli obiettivi generali del riordino, le modalità di realizzazione, gli elementi fondamentali dell’organizzazione e del funzionamento della futura Azienda unica, con particolare riferimento agli aspetti di governance che assicurino una piena ed efficace partecipazione dei territori ai processi di programmazione, di organizzazione e di valutazione.

Sul versante tecnico vedranno invece la luce coordinamenti specifici, presieduti dal Direttore generale sanità della Regione, con la partecipazione delle Direzioni generali delle Aziende sanitarie della Romagna. Il compito in questo caso è di predisporre, sulla base degli indirizzi del coordinamento politico, le analisi e i provvedimenti legislativi e regolamentari propedeutici all’unificazione delle attuali Aziende sanitarie.

Sull’Ausl unica continuano però le perplessità e gli interrogativi. Più volte il presidente della provincia di Rimini, Stefano Vitali ha ribadito come i tempi siano “troppo stretti per dare garanzie ad un settore fondamentale per i cittadini e nel quale Rimini deve puntare a mantenere le proprie eccellenze”. Rimini, sottolinea Vitali, non vuole nulla di più ma chiede di poter mantenere le proprie eccellenze. L’Asl riminese è tra l’altro tra quelle col miglior bilancio. Il rischio allora è che a pesare sia la debolezza politica nei confronti delle altre aziende sanitarie.

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