"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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L’America a Rimini

di Melania Rinaldini

Le difficoltà economiche ed occupazionali hanno costretto molti stranieri a tornare in patria o lasciare la provincia riminese per un’altra città italiana o estera. Come rileva il 15° Osservatorio demografico provinciale presentato dall’Ente di Corso d’Augusto, la pressione migratoria nell’ultimo anno è calata di un punto percentuale. Gli stranieri residenti in provincia al 1° gennaio 2014 sono 36.521 di cui ben il 56,2% donne.

Dietro a questi numeri, però ci sono soprattutto volti e storie. Alcune a lieto fine, come quella di Ejona Haska, una giovane donna sbarcata in Italia quando era ancora bambina. “Sono nata a Durazzo – racconta a TRE Ejona -, poi un giorno, avevo 9 anni, sono salita su di un gommone con mia madre e mio fratello. Era il 1994” racconta.
Sono passati 20 anni, ma ripercorrere la sua storia è sempre motivo di commozione per Ejona: “Pensavamo che l’Italia fosse la nostra America senza nemmeno sapere come erano in realtà né l’Italia, né l’America! L’idea dei miei genitori era quella di rimanere per due o tre anni in modo da guadagnare abbastanza soldi per comprare casa in Albania, invece siamo rimasti qui, io vivo a Rimini e loro a San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna”.

Due bambini con la loro madre letteralmente sbarcati dopo un viaggio lungo e pericoloso, cosa avete trovato al vostro arrivo?
“Non sapevamo nemmeno dove fossimo, poi vista la terra rossa abbiamo capito che non era l’Albania: eravamo a Fasano, in provincia di Brindisi. Siamo stati subito aiutati, alcuni uomini delle forze dell’ordine ci hanno pagato il biglietto del treno, dovevamo raggiungere mio padre che già viveva in provincia di Potenza.”

La vita trascorre tranquilla per circa due anni, vi ambientate, la gente vi aiuta, poi decidete di venire al “Nord”
“È stato traumatico. Dalla vita di comunità in un piccolo villaggio del Sud Italia siamo passati alla provincia bolognese, così dispersiva! Ci siamo sentiti soli e all’inizio non riuscivamo a prendere una casa in affitto perché ci mancavano le referenze. Abbiamo anche incontrato persone che si approfittavano di questa nostra condizione, persone che avrebbero dovuto comportarsi in modo esemplare dato il loro ruolo, ma così non è stato”.

Come hai vissuto l’esperienza di bambina e poi di donna immigrata, cosa ti ha dato la forza di andare avanti?
“Mi sono sempre data da fare, ho lavorato fin da piccola. Aiutavo mia madre nei lavori di pulizia che faceva in ristoranti e alberghi. Poi mi sono diplomata come odontotecnico e ho iniziato a lavorare in uno studio dentistico. Ma non era l’unico lavoro. C’erano periodi in cui facevo tre lavori insieme: mattina al bar, pomeriggio in studio dentistico e fine settimana in pizzeria. La fede è sempre stata parte di me, fin da piccola: pregare mi ha aiutato molto soprattutto durante il viaggio in gommone, quando sembrava che stessimo per collidere con una nave…”

Questo ormai è il tuo passato, ora sei un’imprenditrice e ti sei laureata, di cosa ti occupi a Rimini?
“Mi sono appena laureata in Controllo di qualità dei prodotti per la salute alla facoltà di Farmacia di Rimini. Sto lavorando a un progetto assieme al mio fidanzato Francesco: presto apriremo un locale, si tratta del primo locale del franchising Veggy Days, un progetto totalmente basato sull’alimentazione vegan, cioè senza derivati animali. La mia passione, infatti, è il settore del benessere olistico e cercavo un’idea che coniugasse il lavoro e il profitto con l’etica e con idee in cui credo”.

Veggy Days è un neonato franchising made in Rimini, poiché ideato dalla Conbio di Santarcangelo, un’azienda che TRE ha già avuto modo di visitare e raccontare in questo blog.

 

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