"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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L’agricoltura è ROC

Come sarà noto a molti, l’agricoltura, che pure ci procura gli alimenti quotidiani, da tempo ha smesso di essere il settore economico più importante, sopravanzato dall’industria prima e dai servizi poi. Ma se questo vale in generale, per Rimini, che già stenta a riconoscere sul suo territorio l’esistenza di un settore manifatturiero importante (in genere lo scopre solo in tempo di crisi),  lo è ancora di più.

L’ultimo censimento 2010 dell’agricoltura ci dice che le aziende agricole rimaste in provincia sono poco più di quattro mila, il 43 per cento in meno di dieci anni prima e dieci punti di calo in più della media regionale e nazionale, che la superficie agricola utilizzabile è scesa del 18 per cento, il triplo della discesa regionale, e che la dimensione media delle aziende rimaste si attesta sugli otto ettari, quando in regione è di14 ettari.

In questo panorama scoprire invece che proprio a Rimini c’è una importante azienda di produzione di macchinari agricoli, che in più esporta in mezzo mondo, non può che sorprendere e far piacere nello stesso tempo. L’azienda si chiama ROC, ha sede nell’area industriale di Camerano, nel comune di Poggio Berni, ed ha una storia che nasce proprio dalla terra.

La storia partì dai F.lli Mariano e  Graziano Ubaldi, marchigiani di un piccolo comune della provincia di  Ascoli Piceno migratì a Rimini, quando nel lontano 1972 cominciano a percorrere  i campi di mezza provincia, muniti di trattori e attrezzature per ogni genere di raccolta, lavorando i terreni degli agricoltori dell’epoca. Un lavoro, per conto terzi, che i rispettivi figli hanno cominciato a praticare in giovane età quando ancora andavano a scuola e le gambe non arrivavano ai pedali dei trattori, ma che gli ha consentito di sperimentare la rispondenza di tante attrezzature, acquistate sul mercato, alle reali esigenze dei nostri agricoltori. Scoprendo che non sempre davano il massimo. Così nei periodi morti per il lavoro nei campi, soprattutto d’inverno, insieme alla normale manutenzione cominciarono a studiare e sperimentare soluzioni  che migliorassero il rendimento delle macchine, magari aggiungendo o trasformando, con l’ausilio di un vecchio tornio, un pezzo o una funzione.  Spesso riuscendoci.  Per esempio, con una cava barbabietole a tre file, semovente e vibrante, che all’epoca non esisteva.  Oppure tirando fuori una falciatrice particolare, larga, veloce e che ammucchiava lateralmente,  per un cliente della Valmarecchia che gli aveva promesso, nel caso fossero riusciti a realizzarla, di  fargli lavorare 700 ettari. Progetto che riuscirono a portare a termine. Il lavoro da contoterzista è così andato avanti, tra lavoro dei campi e sperimentazione applicata, fino al 1995.

Poi un capitolo si chiude e se ne apre un altro, perché proprio l’anno dopo, nel 1996, nasce dai rispettivi figli l’azienda ROC che si dedica esclusivamente alla produzione di attrezzature agricole, in specifico dedicate al taglio di  prodotti agricoli:  con una serie di falciatrici  e falciacondizionatrici fino ad una larghezza di lavoro di7 m. Il passaggio dai campi alla fabbrica sembrerebbe un salto troppo brusco, ma non lo è affatto se si segue il filo della storia. Anzi sembrerebbe quasi una evoluzione.

L’azienda, che oggi da lavoro a 15 dipendenti, più i titolari,  nasce a Santa Giustina, dove presto lo spazio si rivela però troppo angusto.  La domanda di ampliamento, su terreno proprio, inoltrata al Comune di Rimini,  viene presentata la prima volta nel 2001, aggiustata, secondo i desiderata degli Uffici preposti, e reiterata più volte, ma a tutt’oggi è ancora in attesa di una risposta ufficiale.  Il progetto è costato qualche decina di migliaia di euro, praticamente buttati via.

Lo spazio non c’è ma i progetti per nuove macchine non si fermano, e dopo la falciatrice è la volta, nel 2002,  di un trattore porta attrezzi a cabina girevole. Viene fatto un prototipo, ma di nuovo per  mancanza di spazio non potrà mai entrare in produzione.  Perché di fatto non riescono a produrre in contemporanea, sotto lo stesso capannone, due macchine diverse. Dal 2005 l’azienda ROC gestita dai F.lli Raffaele e Denis Ubaldi compie un ulteriore passo in avanti riorganizzando la struttura aziendale, sviluppando e mettendo in produzione un nuovo concetto di macchine per la raccolta del foraggio.  Ed anche se dal  2008 si sono spostati nella nuova sede, che è più grande, questa non è ancora sufficiente (hanno un capannone di 3.500 mq ma ne servirebbe uno quattro volte più grande). Così capita che per la messa in produzione di una gamma di carri autocaricanti  debbano ricorrere ad una ditta olandese, anche per quelle che sono vendute in Italia.  Certo, in una provincia dove la disoccupazione avanza, non è proprio una politica che si possa definire lungimirante.

Anche perché la ROC è si una piccola azienda ma esporta all’estero i quattro quinti della sua produzione, principalmente in Europa, in primo luogo Francia e Repubblica Ceca, poi negli Stati Uniti, dove tra l’altro avevano pensato di aprire una filiale produttiva per il mercato americano, il Canada, la Russia, l’Australia e altri paesi, dimostrando che si può essere competitivi nel mondo se si hanno i prodotti giusti.

Quanti dipendenti potrebbe avere oggi la ROC se gli fosse stato concesso di allargarsi ?  “Riportando tutte le produzioni in azienda circa un centinaio” risponde Denis Ubaldi.  Dai quindici attuali al potenziale centinaio ne mancano una ottantina. Un costo, la mancata produzione di lavoro, che forse si potrebbe evitare con un po’ più di attenzione al mondo delle imprese, quando Paesi limitrofi fanno ponti d’oro per attrarle sul loro territorio.  Proprio quello che segnala un recente studio della Banca d’Italia sul Nord Est quando sottolinea : “la difficoltà a svolgere attività d’impresa in Italia, soprattutto per gli oneri della burocrazia e la lunghezza e l’incertezza dei tempi di risposta delle amministrazioni pubbliche”.

Ma non manca solo lo spazio,  perché dove si costruiscono le zone industriali spesso restano per anni privi di servizi, come a Camerano, tuttora sprovvista di linee ADSL ad alta velocità , con le imprese che devono affidarsi  ad antenne radio (praticamente senza internet, nell’epoca di internet !).

Per il futuro non mancano le nuove idee, sempre nel segmento delle macchine raccoglitrici, e un occhio particolare verrà rivolto all’emergente produzione di bio masse, da impiegare nel settore dell’energia.

A parte lo spazio e la carenza di servizi, produrre a Rimini espone,  Raffaele Ubaldi che parla, una azienda come ROC, con molte relazioni internazionali, ad almeno un paio di criticità: la difficoltà a reperire sul mercato provinciale una serie di componenti (dall’acciaio al materiale idraulico) per mancanza di offerta;poi Denis Ubaldi aggiunge che, la carenza di collegamenti aerei internazionali, perché quelli esistenti sono pensati esclusivamente per il mercato turistico, ma molto poco per il manifatturiero.  Obbligando tutte le aziende che esportano, o comunque operano sui mercati internazionali, ad una continua spola con Bologna, perché non si può certo abbandonare un cliente all’aeroporto o dirgli di prendere il treno (tra l’altro Rimini è stata esclusa dall’alta velocità).  Ecco,  se vogliamo imprese aperte agli scambi internazionali sarà il caso di affrontare anche questo aspetto dei collegamenti.

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