"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

Settembre: 2019
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La Romagna ha un deficit di “intelligenza”

Il valore aggiunto per addetto, che misura la produttività, cioè la ricchezza creata dal sistema economico del territorio, è di 54 mila euro a Bologna, 51 mila a Modena e 50 mila a Reggio Emilia, i tre capoluoghi  di testa  nell’Emilia Romagna, ma scende a  49 mila a Ravenna, 44 mila a Forlì e 35 mila euro a Rimini, i tre capoluoghi della Romagna.

La prima conseguenza di una siffatta differenza è che a fronte di una retribuzione media per dipendente  nei tre capoluoghi emiliani, rispettivamente di  29, 28 e 27 mila euro, in Romagna  si scende a  29 mila a Ravenna, 25 mila a Forlì e  21 mila euro a Rimini, quando la media nazionale è di 26 mila euro (Istat, Risultati economici territoriali, giugno 2018. I dati si riferiscono al 2015).

Dove si crea meno ricchezza è  più difficile ottenere salari elevati e questi dati ne sono la riprova.  Sappiamo che a Rimini pesa il turismo, attività stagionale (media quattro mesi di lavoro e retribuzioni più basse), ma questa, che potrebbe essere una spiegazione, non migliora  il quadro economico locale e le opportunità per chi vorrebbe lavorare tutto l’anno.

Il ritardo della Romagna, che trae  sicuramente origine dal suo sistema produttivo,  osservando gli esiti, sino a questo momento, della Strategia regionale di specializzazione intelligente, non pare possa recuperare  lo svantaggio di partenza.

Di fatto, dalla lista degli indicatori riportati in tabella, che misura l’impulso e il contributo alla strategia in oggetto, le tre province della Romagna eccezionalmente raggiungono un quinto del dato regionale, più  di frequente si fermano ad un sesto scarso ed anche meno (si osservi il dato dei progetti, le imprese finanziate, i contributi erogati, ecc.).

Se aggiungiamo, alle considerazioni sulla ricchezza generata, che la Romagna (Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna) apporta il 22 per cento circa del valore aggiunto complessivo regionale e rappresenta il 25 per cento della popolazione,  pare evidente che lo sforzo delle politiche regionale per accorciare le distanza dovrebbe  essere diverso.   Perché perseguendo su questa strada le due sub regioni (Emilia e Romagna) non potranno che allontanarsi ulteriormente.

Indicatori politiche regionali

 

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