"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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La ricetta per Rimini? Idee, coraggio e passione

Intervista a Pier Luigi Celli di Lucia Renati

Il cantiere doveva aprire a fine estate ma, all’ex cinema Fulgor in corso d’Augusto, per ora, è stata soltanto coperta la facciata. Il bando europeo per l’assegnazione dei lavori aperto dal Valloni (proprietario dell’immobile) a maggio, si è chiuso ad inizio agosto con 14 offerte, tutte provenienti da ditte italiane. Dopo l’assegnazione, occorreranno 24 mesi per il nuovo Fulgor. Così, per la piccola sala cinematografica nel cuore di Rimini, nella quale si sono fatti grandi i sogni di bambino del Maestro, è trascorsa un’altra estate, nella calma più totale. TRE si è chiesto se la calma sia solo apparente o se qualcosa si stia muovendo nelle “stanze dei bottoni” della Fondazione Fellini, per restituire alla città non soltanto uno storico contenitore culturale, ma anche un’istituzione capace di portare avanti dignitosamente la memoria del regista.

Dal 18 dicembre scorso, Pier Luigi Celli, narratore e saggista, direttore generale dell’Università Luiss di Roma, ex direttore generale della Rai, con un bagaglio manageriale acquisito nella gestione di grandi aziende come Eni, Omnitel, Olivetti ed Enel, è il presidente della Fondazione Fellini. È stato indicato come l’uomo che avrebbe aiutato questa realtà a risorgere dal buco di bilancio. Un buco da 570.000 euro del quale a dicembre, nel giorno dell’insediamento ufficiale, non si fece parola. Celli, aveva dichiarato di aver accettato la proposta per una serie di motivi: poter tornare a Rimini più spesso, visto che qui ha una casa, avere riscontrato un’unità d’intenti tra i vari componenti del cda nel voler rilanciare la Fondazione, la fiducia nell’amico Paolo Fabbri, direttore, e il voler fare qualcosa di buono per la sua città. Com’è consuetudine per l’autore del libro ‘Comandare è fottere’ non utilizza perifrasi, ma va dritto al punto.

Quasi un anno è passato dalla nomina a presidente della Fondazione Fellini. Il buco di bilancio da 570.000 euro è stato risanato? È arrivato il sostegno dai privati che avevate chiesto?

“Quando faremo la Fondazione chiederemo anche ai privati di entrare. Giustamente, i privati si mettono in gioco quando c’è una prospettiva seria. Quando siamo arrivati abbiamo trovato una Fondazione che, in realtà, era un’associazione. L’abbiamo messa in liquidazione perché era piena di debiti. Quando avremo sanato si procederà, se i soci sono d’accordo (Comune, Provincia di Rimini e Fondazione Carim, i soci fondatori, si sono impegnati a trasferire al liquidatore la somma pro-capite di 150.000 euro, a titolo di contributo, ndr.) alla costituzione della Fondazione. Da lì si potrà cominciare con il fund raising, che si può fare solo quando hai qualcosa da offrire”.

Conti alla mano, quali sono stati, secondo lei, gli ‘errori’ della precedente gestione?

“Io non parlo mai di quelli che mi hanno preceduto. Non mi sembra corretto. Posso soltanto dire che finché ci sarò io, le cose si faranno soltanto se ci sono soldi, altrimenti non si fanno”.

Durante la conferenza stampa del suo insediamento, disse che c’era una cosa da fare prima di tutto il resto. Riallacciare i rapporti con la famiglia Fellini. È stato fatto? In che modo?

“Ci abbiamo provato con la nipote Francesca. Lei ha un carattere molto particolare, è come se si arrogasse la titolarità di tutta la discendenza. I rapporti con lei sono stati molto chiari sin dall’inizio, non sempre pacifici, perché non è la persona più semplice con cui trattare, ma se troviamo un punto d’incontro le cose potrebbero accomodarsi. Comunque dobbiamo ricordarci che gli eredi di Fellini sono più di uno. Noi abbiamo chiarito che la Fondazione non ha alcuno scopo di lucro e non ha nessuna intenzione né interesse di andare ad incidere sui diritti degli eredi di  Fellini nel senso che qualsiasi azione o attività comportasse dei benefici economici, questi andrebbero discussi preventivamente con gli eredi”.

Il direttore Paolo Fabbri, aveva annunciato l’intenzione di chiedere alle tre nipoti, Rita, Laura e Francesca, di diventare soci onorari della Fondazione. Le altre due, Rita e Laura, le avete incontrate?

“Non si sono mai fatte vive. Comunque anche questo dipende dai soci fondatori, sono loro che dettano le condizioni”.

La città di Rimini chiede a gran voce dei contenitori culturali. Al momento l’unico attivo è il teatro Novelli. I lavori al Galli, inizieranno entro fine anno. Una volta restaurato, il Fulgor (che dovrebbe diventare una ‘casa del cinema’ con due sale cinematografiche, la cineteca, e il Museo Fellini) sarà solo un museo oppure potranno nascere attività per esempio legate al cinema e al multimediale ed essere un bacino per creare nuove figure professionali e nuovi posti di lavoro?

“Sui tempi dei lavori non sappiamo nulla, non dipende dalla Fondazione. Abbiamo chiesto di poter entrare nell’operazione perché il Fulgor è un pezzo della città storicamente connotato con Fellini. Io credo che, se di un museo c’è bisogno, non può essere solo un museo sul cinema Fulgor. O si fa una cosa a 360 gradi che occupa tutto lo spazio delle piattaforme multimediali o non ha molto senso”.

Rimini ha un futuro nel cinema? Potrebbe diventare una città in cui studiare in questo settore?

“Non saprei. Già il cinema campa male, ma è vero però che molte Regioni si sono date attraverso la ‘film commission’ un’attività e un dinamismo straordinari, penso al Piemonte, con Torino, o alla Puglia. Io non so che cosa possa diventare Rimini, ho l’impressione che, a forza di dire cosa potrebbe diventare, alla fine non diventa. Bisognerebbe iniziare a fare le cose. I riminesi la dovrebbero smettere di dire che quello che si fa non va mai bene o non è mai abbastanza”.

A proposito di cose da fare, cosa ha fatto per gli studenti della LUISS? Che risultati ha ottenuto e a che costo per l’Università?

“Abbiamo attivato dall’anno scorso un laboratorio di idee che ha fatto nascere varie imprese. Continuerà anche quest’anno e inizierà la prossima settimana. Noi lavoriamo moltissimo sulle idee. Diciamo sempre ai ragazzi: chi ha delle idee le dica, chi ha gli strumenti li usi, chi ha delle passioni le esprima. Noi siamo nelle condizioni di poter mettere a frutto queste cose. I ragazzi sono bravi, se li lasci fare e gli dai spazio, sono più bravi di noi. I costi di start up sono veramente irrisori. L’importante è avere delle idee, poi, se le idee sono buone i fondi si trovano”.

Questa idea è replicabile a Rimini? A quali condizioni?

“È replicabile dappertutto! Perché sono cose che richiedono solo un po’ di coraggio, un po’ di assistenza da parte di chi ha avuto più esperienza e aiuti chi deve partire, ci vuole tempo dedicato e passione, poi le cose vengono da sole”.

Da dopo l’incarico di presidente della fondazione Fellini si è mai chiesto: chi me lo ha fatto fare?

“Tante volte. Veramente tante. E se non si arriva ad una definizione più chiara di quello che deve essere la Fondazione, credo che mi darò la risposta da solo.

Adesso c’è il passaggio cruciale: chiusura della liquidazione dalla vecchia struttura e apertura della nuova con tutti che vorranno metterci le mani. Io sono molto contento se gli altri ci mettono le mani, purché ci mettano anche la faccia, e non chiedano a me di mettere la faccia dove mettono le mani gli altri”.

BOX

Chi è Pier Luigi Celli

Nato a Verucchio l’8 luglio del 1942, è un imprenditore, dirigente d’azienda saggista e narratore. Attualmente è direttore generale dell’università Luiss Guido Carli di Roma e membro dei consigli d’amministrazione di Illy, Unipol, Bat e Demoskopea. È presidente della Fondazione Federico Fellini di Rimini dal 28 dicembre del 2010. Laureato in Sociologia all’Università di Trento, è stato responsabile della gestione, organizzazione e formazione delle risorse umane in grandi gruppi quali Eni, Rai, Omnitel, Olivetti ed Enel. Nel 1998 è stato direttore generale in Rai. Dal 2002 al 2005 in Unicredito Italiano, come responsabile della direzione Corporate Identity. Celli ha al suo attivo numerose pubblicazioni, tra le quali: L’impresa, Il manager avveduto, L’illusione manageriale, Passioni fuori corso, Breviario di cinismo ben temperato, Nascita e morte di un’impresa in 42 lettere, Impresa e classi dirigenti, Un anno nella vita, Virtù Deboli, Altri esercizi di pentimento, Comandare è fottere e Coraggio, Don Abbondio. Fece scalpore, il 30 novembre 2009, la lettera indirizzata al figlio Mattia, pubblicata sul quotidiano La Repubblica, in cui suggeriva al figlio, appena laureato, di lasciare l’Italia perché un paese corrotto che porta avanti solo i “mediocri che contano”.

1 comment to La ricetta per Rimini? Idee, coraggio e passione

  • Daniele

    Caustico ma efficace. Vero, a Rimini, come dice un mio amico, hanno i piedi nella sabbia. Sabbie mobili.