"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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La moda di Rimini è quarta in Italia

Le statistiche ci dicono che il Distretto della Moda di Rimini, concentrato soprattutto nell’area industriale di San Giovanni-Cattolica, dove hanno sede le maggiori aziende come Aeffe, Gilmar e Fuzzi  (purtroppo ultimamente ha chiusola GIR A&F che aveva un centinaio di dipendenti), può contare su  268 aziende attive (2011), di cui più di cento nel comune di Rimini.

Rispetto al 2010, il Distretto della moda (che comprende imprese che producono articoli in pelle e pelliccia) è cresciuto di otto aziende, ma in termini occupazionali difficilmente compenseranno le chiusure.

In prevalenza si tratta di piccole aziende, infatti solo 49 sono società di capitale, mentre tutte le altre sono società di persone o individuali.

Un Distretto, quello della moda,  che assicura alla provincia di Rimini un export, nel  2011, di  682 milioni di euro, di cui 519 milioni solo per l’abbigliamento, pari al 37 per cento del totale,  sopravanzando da molti anni quello della macchine utensili per il legno che si ferma a 375 milioni di euro, un quinto di tutte le esportazioni.

Questo contributo all’export provinciale è importante, ma quello che probabilmente pochi invece sanno è che, secondo il Monitor dei Distretti di Intesa San Paolo,  l’export 2011 del Distretto dell’abbigliamento di Rimini, 519 milioni di euro con 233 aziende,  è, dopo quello di Schio-Thiene-Valdagno (Vicenza) che esporta per 958 milioni di euro, Empoli  849 milioni e Treviso 641 milioni, il quarto per importanza in Italia, superando perfino Carpi e Prato, che vendono all’estero rispettivamente per 509 e 445 milioni di euro.

Una posizione, questa della Moda provinciale, nel contesto nazionale che forse andrebbe valorizzata di più  ricercando i collegamenti,  anche nell’immaginario collettivo, con la felliniana “dolce vita”, ma associandola anche al bello espresso dall’arte di L.B.Alberti, come al relax e al benessere del turismo.  Un “made in Rimini” che fa della moda un prodotto con salde radici, anche culturali, nel territorio.

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