"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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La lunga storia del debito pubblico italiano

Nel 2010, dopo Stati Uniti (10.040 miliardi di euro), Giappone (9.840 miliardi) e Germania (2.080 miliardi), l’Italia (1.843 miliardi) ha  il quarto maggior debito pubblico del mondo.  Francia, Gran Bretagna e Spagna sono dietro rispettivamente con 1.591, 1.251 e 639 miliardi di euro di debito. Oggi il debito pubblico viene additato come la causa di tutti i nostri mali: della crisi, della speculazione, dell’aumento di rendimento dei titoli pubblici, ecc. Tutto vero, almeno in parte. In rapporto al Pil, cioè considerando la ricchezza che l’Italia produce ogni anno, il debito pubblico italiano è passato dal 60 per cento dei primi anni ottanta, al 120 per cento di oggi. In percentuale, un raddoppio in un trentennio.  I governi guidati dallo scomparso Craxi (socialista) lo presero al 70 per cento del Pil e lo lasciarono quasi al 90 per cento.

L’attuale Governo a guida Berlusconi lo ha preso, nel 2001, a poco meno del 109 per cento, facendolo quindi lievitare di undici punti.  In valore assoluto è salito da 1.350 miliardi di euro a  1.911 miliardi di euro di fien lulgio  2011 (per intenderci quello di Grecia, Irlanda e Portogallo ammonta a 600 miliardi di euro), con un aumento netto del 40 per cento. Il problema è che nonostante le manovre economiche a ripetizione continua a crescere,  in rapporto al Pil e in valore assoluto. Solo di interessi il debito costa alle casse dello Stato, quindi a chi paga le tasse, 70 miliardi di euro l’anno.

In termini pro capite vuol dire che il debito pubblico di ciascun italiano, neonati compresi, è salito da 23 mila euro del 2001 a 31 mila euro nel 2010.  Un bel regalo per le generazioni future: senza lavoro e già indebitate.   Si può pagare un debito così grande ? Certamente. Come ?  Come fa un’azienda o una famiglia, tagliando le spese inutili, o non indispensabili, e improduttive, razionalizzando l’organizzazione e cercando nuove fonti di attività e di reddito. Cioè  facendo crescere l’economia. Perchè senza ripresa dello sviluppo il peso del debito e degli interessi diverrà ancora più insostenibile.

Il debito pubblico dell’Italia dal 1970 a luglio 2011

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