La cultura riminese in epoca di Covid

di Martina Bacchetta

Cultura. Una semplice parola, sette lettere. Se si cercasse il suo significato in un vocabolario, si troverebbe scritto: “quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società”. Appare quindi come qualcosa di importante, di utile, di estremamente giovevole. E lo è davvero. Senza una cultura, senza il sapere, il conoscere, la curiosità, quali radici avremmo? Come dice Roberto Vecchioni saremmo “campati in aria”, sarebbe come “stare al sesto piano di un palazzo senza altri piani sotto, incapaci di capire ciò che succede”. Ed è giusto, per cui, piantare i piedi ben saldi a terra, alzare il mento con fare fiero e riempirsi le tasche di cultura. Qualsiasi forma di cultura. Artistica, letteraria, teatrale, musicale, storica, cinematografica, chi più ne ha, più ne metta. È necessario dare un volto al passato per comprendere il presente e auspicare un buon futuro. Non si tratta di un capriccio, di qualcosa di superfluo, accessorio. E l’Italia, con la sua storia di secoli e secoli, la sua arte e infinita bellezza, lo sa e lo ha sempre saputo. Concerti, mostre d’arte, musei, spettacoli, teatro, sempre presenti come costrutti e piedritti della nostra identità italiana. Cos’è poi accaduto? Una pandemia globale che ha preceduto una profonda crisi sanitaria, umanitaria, economica e non solo, ha messo uno stop, ha momentaneamente tirato il sipario sulla cultura, sul mondo dello spettacolo. Questo cosa ha comportato? Diamo un’occhiata ai dati dell’analisi della domanda e dell’offerta di spettacolo, nello specifico quelli relativi all’Emilia-Romagna e alla città di Rimini. Lo studio si basa su rilevazioni effettuate dalla SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori. Tentando di compiere una comparazione, esaminiamo i dati del 2019, 2020 e 2021 per quanto possibile.

Nel 2019, anno che precede la crisi pandemica, si rileva un generalizzato aumento degli spettacoli dal vivo rappresentati (+10.5%) rispetto agli spettatori (+9.2%) e alla spesa al botteghino (+8.1%). Per quanto riguarda il teatro si registra un aumento di spettatori del 2.2% rispetto al 2018, in particolare in generi come teatro di prosa (+2.3%), rivista e commedia musicale (+13.5%) e Burattini e marionette (+4.0%). E il cinema? Un aumento degli spettacoli (+1.6%), degli spettatori (+8.5%) e della spesa al botteghino (+11.1%). “I numeri dimostrano che la cultura è uno dei motori trainanti dell’economia italiana, uno dei fattori che più esaltano la qualità e la competitività del ‘made in Italy’ – questo il commento di Alberto Zambianchi, presidente della Camera di Commercio della Romagna – Cultura è un asset dello sviluppo capace di generare importanti ricadute economiche ed è anche ‘motore di cambiamento e di innovazione’, perché imprime una spinta propulsiva allo sviluppo sociale, culturale e identitario

Dati, tutti, che vanno in discesa durante il 2020, anno in cui l’evoluzione della pandemia da Covid-19 ha decretato restrizioni, chiusure e sospensioni dei servizi di apertura al pubblico degli istituti e luoghi della cultura, nonché di spettacoli di qualsiasi natura, inclusi quelli teatrali e cinematografici. A differenza degli altri anni, grazie all’acquisto del Database SIAE relativo alla regione Emilia-Romagna, è stato possibile mettere a disposizione ulteriori elaborazioni con dettaglio delle varie province, quindi aggiungeremo analisi più dettagliate anche per Rimini. Nel 2020 in Emilia-Romagna si registra un calo del 58.8% delle rappresentazioni concertistiche rispetto all’anno precedente; gli spettatori dei concerti sono diminuiti dell’80.5%; la  spesa al botteghino un calo dell’89.7%.

Rimini ha contato 663 rappresentazioni di spettacoli dal vivo, con 78.400 spettatori e un valore di 1.154.541 euro di spesa al botteghino. Le province col maggior numero di spettacoli sono state Bologna, Forlì-Cesena e Ravenna, e per quanto riguarda gli spettatori le province con più presenze sono Bologna, Ravenna e Rimini.

Nel settore teatrale, in Emilia-Romagna, sul versante dell’offerta si registra una flessione rispetto al 2019 del 59.9%. Rimini con un totale di 512 rappresentazioni, 37.325 spettatori e una spesa al botteghino di 323.134 euro, si piazza all’ultimo posto tra le province.

Al cinema gli spettacoli calano, in Regione, del 69.5%, gli spettatori del 69.7% e la spesa al botteghino del 71.8%. Rimini con 7.557 rappresentazioni ha fatto 244.430 spettatori, con una spesa al botteghino di 1.491.98 euro, non abbandonando però mai l’ultima posizione rispetto alle altre province. Infatti, quelle con maggior numero di proiezioni cinematografiche sono Bologna, Forlì-Cesena e Modena; mentre quelle con più spettatori e presenze: Bologna, Modena e Reggio Emilia.

 “In Italia, nel 2020, i due terzi delle imprese hanno subito una consistente riduzione dei propri fatturati” commenta Zambianchi “Neppure i nostri Territori sono stati risparmiati e la pandemia ha avuto pesanti effetti negativi sulle imprese, sull’occupazione e sulla produzione di valore aggiunto”.

Ad oggi, dopo un anno e mezzo dall’inizio della pandemia, e in piena fase di ricostruzione e ripartenza, la cultura e la bellezza dovrebbero tornare ad avere un ruolo importante, se non quasi essenziale, nella ripresa economica e sociale italiana.

Secondo ‘Io Sono Cultura 2021’ – un Rapporto annuale che racconta il valore economico e sociale delle imprese che operano nel settore culturale e creativo – rispetto agli anni 2018-2019, la crisi pandemica del 2020 ha causato una diminuzione dell’8.1% del valore aggiunto e un calo del 3.5% per quanto riguarda l’occupazione del Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC).

Come conseguenza, il difficile anno appena trascorso ha decretato una crescita del digitale e dell’ibridazione tra settori. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) l’Italia ha scelto di integrare il settore culturale nella Missione 1 (Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo). Il PNRR vuole sostenere la ripresa delle attività culturali incoraggiando innovazione e tecnologia digitale lungo tutta la catena del valore; promuovere l’approccio verde lungo tutta la filiera culturale e creativa e dedicare investimenti specifici per lo sviluppo dell’industria cinematografica.

Intervista

Ha resistito a quasi due anni tra chiusure e limitazioni anche il Cinema Fulgor, la sala frequentata da bambino da Federico Fellini. Sono stati mesi difficili, quasi tragici, ci spiega Elena Zanni, la direttrice. “Il nostro è un settore molto particolare, oltre ad esser stati chiusi per due anni, siamo stati bloccati anche con la produzione. Anche con le aperture estive abbiamo sofferto molto, non parlo di rimessa, ma davvero di una situazione quasi tragica. Ora ricominciamo a vedere un po’ di movimento, anche se molto molto lento. In più bisogna tener conto anche di alcune problematiche. Ci sono persone che – con l’obbligo della mascherina in sala e la richiesta del green pass – preferiscono non avvicinarsi neanche, perché non sono più abituati a stare in mezzo alla gente. Altre che invece sono molto attente e che protestano affinché vengano ripetutamente effettuati i dovuti controlli anche durante la proiezione. Quindi, anche psicologicamente la ripresa è abbastanza difficoltosa”. Fiduciosa, però per altri aspetti, la Zanni continua: “Rispetto al multiplex però abbiamo un briciolo di fortuna in più, magari. Loro vivono molto maggiormente il timore dell’uso delle piattaforme digitali, è come una spada di Damocle. A noi, questo fattore, tocca molto meno. Noi aspettiamo il film interessante e partiamo. Certo, non parliamo dei numeri da capogiro del pre-pandemia, però abbiamo iniziato a intravedere una luce in fondo al tunnel: la gente piano piano e in punta di piedi ricomincia a presentarsi”. Per quanto riguarda i giovani, spezza una lancia in loro favore: “I ragazzi ci sono, e devo anche dire che sono quelli più diligenti delle nuove regolamentazioni del cinema. Forse perché sono quelli con più voglia di vivere, di riappropriarsi delle cose ‘normali’ del ‘prima’”. Un auspicio per questa nuova ripresa: “Vorremmo invertire quella tendenza – ormai diventata forse abitudine – di preferire spendere 7 euro per un aperitivo in centro, piuttosto che per un buon film o un libro. Vorremmo riempire davvero la capienza del 100%, per riprendere a scorrere e vivere dopo tanti mesi di stop e limitazioni”.