"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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La cultura e la “brandina”

di Laura Carboni Prelati

“La bellezza salverà il mondo”. La famosa profezia del principe Miskin, nell’Idiota di Dostoevskij, non è mai stata così attuale come ora. Oggi, di fronte ad una recessione economica così gravosa, è più che mai necessario valorizzare, conservare e acquisire “la bellezza”. E quale luogo è migliore di un museo? Nelle sue stanze, tutti possiamo contemplare la bellezza nelle forme di una statua, coglierla nella perfetta armonia cromatica di un dipinto o nella preziosa fattura dei monili, leggiadri ornamenti delle nobildonne del passato. Il museo è un tracciato, un percorso, un lungo e indefinibile viaggio nel passato dove sosta la bellezza, resa eterna dalla creatività degli artisti che parlano un linguaggio universale.

In realtà dobbiamo considerare anche la dimensione immateriale di questo patrimonio; il complesso di conoscenze sviluppate dal museo attraverso l’attività espositiva, raggiunge il suo scopo quando diventa soggetto attivo nella creazione e diffusione della conoscenza e della cultura.

Intervista al Professor  Guido Candela

Per capire il ruolo e l’ importanza dei Musei di Rimini, attorno al quale ruotano gli interessi culturali del territorio, poniamo alcune domande al Professor Guido Candela, Docente della Facoltà di Economia – Polo di Rimini –

– Per Lei che è un esperto del settore, quali potrebbero essere gli strumenti adatti per richiamare un pubblico più numeroso nei 4 Musei più significativi del nostro territorio? (Museo della Città e Domus del Chirurgo – Museo degli Sguardi- Musas di S.Arcangelo e Museo Civico Archeologico di Verucchio)-

“Occorre vedere e valutare quali sono le specificità e analizzare bene i punti di forza e di debolezza che hanno questi musei. E’ evidente che non sono musei di alto livello, possono essere attraenti, ma hanno valenza locale. Passiamo ai musei ubicati nell’entroterra; il Museo di Verucchio è uno scrigno archeologico che vanta una splendida location, il Musas di S. Arcangelo è interessante; possiede una bellissima collezione di oltre 100 Caveje in ferro battuto, ma entrambi non possono usufruire di importanti flussi turistici essendo difficili da raggiungere. Per S.Arcangelo c’è un discreto movimento nel periodo dei Teatri, ma quando i riflettori si spengono i Musei rimangono attrattive marginali.

Il fatto è che in questo territorio si è creata, con l’andar nel tempo, una situazione molto complicata; i turisti che sostano a Rimini non si muovono per andare a visitare un museo in collina, preferiscono andare nell’entroterra per assaggiare una piada dal sapore diverso, perchè questo è il nostro target turistico. Inoltre quante e quali sono le attrattive per trattenere il turista in spiaggia? C’è di tutto, dalle oasi benessere alle palestre, dall’animazione sulla riva, alla musica disco da ballare sui lettini. Non deve e non può esistere nulla che distolga il turista da quelle 12 ore giornaliere di ubriacatura di sole e di mare, io la chiamo “la maledizione della brandina”; il problema, che pare insormontabile, non è ancora stato risolto e a molti sta bene così.

Esaminiamo ora il Museo della Città;“Il Giornale dell’Arte”, rivista di settore, analizza e formula un giudizio complessivo dichiarandolo un museo “vuoto”. All’interno del Museo della Città non c’è nulla di eclatante, qualche deposito della Carim, la sala del Trecento e del Quattrocento riminese che sono molto belle, ma sono solo due. Non è un Museo che per la parte quadreria fa spostare gruppi di persone perchè non c’è una ragione per venire qui a visitare le due sale appena menzionate; un vero e proprio polo di interesse museale a Rimini non c’è. Per fortuna c’èla Domusdel Chirurgo che ha valorizzato totalmente la sezione archeologica, arricchendo la collezione di pezzi rarissimi. I quarzi di vetro sono unici a livello mondiale ela Casadel Chirurgo è l’essenza, la genesi di tutto; una buona occasione essere nelle immediate vicinanze del Museo e si può visitare tutto con un solo biglietto.

Vogliamo ora confrontare la politica di Forlì contrapponendola a quella di Rimini? Negli ultimi anni Forlì è rifiorita negli accessi culturali; per andare ai Musei San Domenico si spostano ogni giorno migliaia di persone e questo perchè a Forlì sono state profuse intenzioni, risorse, attenzioni per organizzare eventi che abbiano risonanza. Wildt, ad esempio, è l’idea di valorizzare qualcuno che si era perso, oscurato dal ventennio fascista: questa è un’idea che chiama gente; una persona prova curiosità di vedere ciò che non si è mai visto, quindi va a vederlo volentieri. Occorre fare queste considerazioni; ci vuole un’idea culturale e un’attenzione particolare nel progettare l’arte e a Forlì c’è volontà nel catturare un turismo culturale.

Faccio un banalissimo esempio: chiunque va in centro a Rimini e cerca una cartolina col mare non la trova così come non trova al mare una cartolina con il Tempio Malatestiano. C’è una frattura importante e opponente fra centro e zona mare; a Rimini amano fare un discorso prettamente balneare”

-Fuori stagione i musei funzionano solo se diventano catalizzatori di attività culturali. Cosa vuol dire? –

“E’ esattamente ciò che sta succedendo nei dintorni di Nizza,vicino alla Costa Azzurra, a Saint Paul de Vence ciò che calamita l’interesse di migliaia di visitatori e artisti dai tempi di Chagall, Braque, Calder e Mirò. Dopo di loro, innumerevoli artisti hanno eletto Saint-Paul come luogo per creare e vivere la loro arte e per viverci. Potete incontrare i contemporanei, visitare le loro botteghe, ascoltarli parlare delle loro passioni. Inoltre c’è la celeberrima Fondazione Maeght, vero e proprio museo nella natura, con una collezione di dipinti e sculture unica in Europa. E se l’eccezionale collezione permanente non bastasse, un ricco calendario di mostre contemporanee internazionali, ritma la vita della Fondazione Maeght durante tutto l’anno. Serve quindi che artisti da tutto il mondo, validi, aprano i loro atelier qui così come hanno fatto in Costa Azzurra. Provi a pensare quali sono le gallerie d’arte o le esposizioni a Rimini dove, oltre che ammirare, si può anche acquistare un quadro o un’opera d’arte. A Saint Paul de Vence, che è un delizioso borgo medievale dell’entroterra, trovo 5 gallerie aperte anche in inverno, vado a Cortina e trovo le stesse gallerie che ci sono a Milano a Roma o a Firenze. Qui a Rimini non c’è nulla di tutto questo!”

-Ma Cortina richiama un turismo d’elite, noi siamo una spiaggia popolare…-“Non è necessario che ci siano oggetti d’arte di grande valore. Vogliamo dare vitalità al centro urbano? Bene, dobbiamo farlo puntando non soltanto sull’arte antica, ma anche sulla quella contemporanea. Ci sono locali che si potrebbero programmare come spazio culturale-espositivo nel cuore della città, da dedicare unicamente all’apertura di gallerie o di atelier di artisti. Sarebbe un sogno far nascere un quartiere dell’arte, soprattutto di arte contemporanea!La Fondazionedi Cesena ha investito tutto sul moderno contemporaneo e qui è diverso l’interesse del pubblico, occorre il contemporaneo vivo.

Passiamo a Forlì: è partitala Fiera del contemporaneo e si sta mettendo in Fiera il design, ma perché sta facendo questo? Perché si sta cercando di avere, vicino ai Musei San Domenico, un ambiente per cui valga la pena di spostarsi.

Se noi vogliamo valorizzare le risorse che abbiamo per creare una situazione urbana di questo genere, extra balneare e quindi di crescita, dobbiamo costituire un luogo, uno spazio che assomigli ad un quartiere dell’arte a Rimini”

– Ma come si potrebbe sovvenzionare una prima sala con opere di contemporaneì?-

“Finchè Rimini spenderà 800.000mila euro solo nei fuochi artificiali di fine anno invece di acquistare opere di grandi talenti artistici contemporanei (e con quella somma si possono comprare almeno 3/4 dipinti di grandi maestri) non ci possiamo aspettare che poi la gente vada a visitare i musei”

-Cosa ne pensa dell’apertura notturna, dei Musei nel periodo estivo?-

“Aprire le porte di musei e aree archologiche in orario serale e notturno, permettendo una emozionante ed insolita fruizione, è senza dubbio una buona idea, per tutti coloro che non riescono a farlo nei consueti orari di visita, ma è anche un’occasione unica per coinvolgere un pubblico che è normalmente distante dal mondo della cultura. Inoltre si potrebbe arricchire la proposta organizzando eventi paralleli quali concerti, mostre tematiche e suggestivi percorsi guidati”.

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