"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

novembre: 2017
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La crisi ha un “New Horizon”

Quando scriviamo d’impresa il pensiero corre quasi sempre ad una attività da organizzare e ad un fine che quasi sempre richiama il  guadagno (profitto). Profitto che in se non è negativo se sottintende che tutti i fattori che intervengono nella produzione sono stati adeguatamente remunerati, i costi coperti, e alla fine resta pure qualcosa, da impiegare in consumi o nuovi investimenti produttivi.

Però ci sono anche imprese, sociali ma pur sempre imprese, che non hanno come meta principe il profitto, dovendo comunque far tornare i conti, ma la produzione di lavoro, in questo caso per le persone svantaggiate da qualche disabilità  e che difficilmente troverebbero una opportunità nel  normale mercato dell’occupazione (tanto meno in un momento di crisi  come quello che stiamo vivendo). A Rimini le cooperative sociali sono 90, di cui 29 di tipo B, cioè finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

 La Cooperativa New Horizon di Rimini è una di queste (coop di tipo “B”). Per saperne un po’ visitiamo la sede dove  incontriamo Carlo Urbinati, che ricopre l’incarico di Presidente sin dalla nascita, avvenuta nel “lontano” 1995. Il nome New Horizon è stato preso a prestito dal  progetto europeo omonimo, promosso dal Centro Zavatta, da cui sono partiti.  In realtà il progetto prevedeva l’attivazione, che c’è stata, di tre corsi di formazione: stampa su tela, cucina e ristorazione, burotica e informatica. Da quest’ultimo, ed è stato l’unico, frequentato da una decina di ragazzi,  è poi nata la Cooperativa,  originariamente promossa da 17 soci, diventati attualmente 27.   

Come è facile immaginare la partenza non è stata facile e c’è voluto una grande forza di volontà per trovare la strada giusta. “All’inizio, ci dice Urbinati, nessuno aveva ben chiaro cosa potessimo fare, che servizi offrire e a chi, ed abbiamo fatto tante riunioni per cercare di chiarirci le idee.  Poi grandi simulazioni di lavori che avremmo potuto fare, ma che ancora non avevamo. Per fortuna l’Enaip ci ha prestato la sede senza farci pagare niente.  Il primo lavoro è consistito nell’imbustare  e spacciare lettere. Poi si è presentata una opportunità inattesa: un bando, del Comune di Rimini, per la trascrizione dei nastri registrati delle sedute del Consiglio comunale. Ci siamo presentati con un forte ribasso e abbiamo vinto. Sono seguite le trascrizioni per i Comuni di Bellaria, Riccione, Poggio Berni e la Provincia di Rimini.  Un filone di lavoro lo avevamo trovato, ma non era sufficiente.  Da tenere presente, continua Urbinati, che i primi stipendi, si fa per dire, sono arrivati dopo due anni.  Dovevamo assolutamente aumentare il fatturato. Allora ci siamo interessati per la gestione del parcheggio dell’Ospedale, poi siamo passati a quelli stagionali della TRAM.  Nuovo lavoro ci è venuto da una pluralità di gestioni:  del magazzino di materiale promozionale, presso l’aeroporto, dell’Assessorato al Turismo della Provincia; del centralino e della portineria della Camera di Commercio;  della posta di Confindustria; dell’inserimento di dati, che facciamo on line, per conto di Hera, ma anche della Coldiretti di Pesaro; del confezionamento di bulloneria e kit per mobili da montaggio;  dalla gestione di circoli ricreativi, come le Acli di Lagomaggio. Ultimo arrivato, assorbendo una piccola azienda in liquidazione, la realizzazione di siti web”.

 La ricerca di occasioni di lavoro in tante direzioni ha consentito alla Cooperativa di portare il fatturato 2010  a circa 1 milione di euro (era la metà nel 2005), che è stabile sul 2009 ma, ci conferma Urbinati, “per noi i problemi iniziano adesso, perché cominciamo a risentire dei tagli degli Enti pubblici, che stanno togliendo budget e convenzioni. Ed anche sul fronte privato le cose non vanno meglio. Per esempio, a Natale, c’è stata meno richiesta di imbustare e spedire auguri. Molte aziende hanno rinunciato, o se lo sono fatto da soli. Questo ci preoccupata, anche perché abbiamo un mutuo da pagare, legato all’acquisto della sede. Poi ci sono i lavoratori.

New Horizon  ha in busta paga 36 lavoratori, 23 donne e 13 maschi, che in estate diventano 45, con l’assunzione di tutti disabili.  Tra gli occupati le persone svantaggiate sono 18, la metà, ma d’estate diventano i due terzi del totale.  25 sono part-time, richiesto soprattutto dalle donne e da molti disabili che non riescono a sostenere carichi di lavoro prolungati.

Per titolo di studio: 13 hanno la licenza di scuola media, 16 sono diplomati e 7 laureati. A questi sono da sommare altre 15 persone con disabilità medio-gravi in progetti di inserimento lavorativo promossi dall’Ausl di Rimini”. Senza ricevere nessun contributo, ci tiene a sottolineare il Presidente.

 Come tutte le imprese, probabilmente anche New Horizon dovrà cercare nuovi mercati ed opportunità.  Questo, crisi a parte, fa parte del ciclo normale di qualsiasi impresa che opera sul mercato.

Però vanno riconosciute due cose: che imprese sociali di questo tipo sono un risparmio per le casse pubbliche, perché danno uno stipendio, che vuol dire anche dignità per le persone,  a chi altrimenti avrebbe il diritto di godere di una pensione, seppure minima.

La seconda, non meno importante, è che hanno aperto un cammino che oggi viene preso in considerazione  anche dai servizi sociali di altri Paesi, alle prese, anche loro, con tagli di bilancio del settore pubblico.  Visitati da operatori di diversi paesi europei, anche grazie alla partecipazione ai progetti europei Leonardo,  molti si sono meravigliati di quanto riescono a fare senza finanziamenti pubblici. Non sempre dietro, dunque. Qualche volta riusciamo perfino ad essere primi ed anticipare i tempi.

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