"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

La corsa all’oro blu (dossier acqua)

di Cinzia Sartini

Ci si approfitterà della `sete´ degli utenti per affogarli nel mare sempre più agitato delle bollette? L´acqua non è un bene voluttuario di cui si può fare a meno. L´acqua è un bene primario, di cui tutto il pianeta necessita per vivere. Un bene che dove scarseggia porta a carestie, epidemie, guerre. E´ questo che da potenza assoluta al `petrolio trasparente´. E´ questo che la rende così preziosa e accende le discussioni su come gestirla, a chi farla gestire, per quanto tempo e con quali regole. E per questo c´è `maretta´ attorno all´argomento privatizzazione. In gioco potere e tanti soldi, per chi detiene il monopolio. E una possibilità di dettare le regole, sempre maggiore, per chi riuscirà ad accaparrarsi la fetta di gestione più grossa.

Di esempi eclatanti c´è già quello di Firenze: una situazione al limite del paradosso. Nel 2005 la società, completamente pubblica, investe massicciamente in una campagna di risparmio idrico. I cittadini collaborano. I consumi calano in due anni di undici milioni di metri cubi. Un successo europeo, che ottiene riconoscimenti. Arrivano i privati, entrano col 40 per cento della quota e stravolgono tutto. Agli utenti arriva una lettera, il messaggio fra le righe è questo: siete stati bravi, complimenti, ma noi abbiamo incassato meno, quindi dobbiamo aumentarvi le tariffe.

È quello che accade troppo spesso ormai. Puniti per un comportamento virtuoso e senza sprechi. Intanto gli utenti alla finestra stanno a guardare, subendo leggi (dl Ronchi ndr.) che obbligano a privatizzare i servizi pubblici, anche se funzionanti e remunerativi per le amministrazioni locali e quindi per i cittadini.

Non tutti però se ne stanno seduti a veder l´acqua scorrere sotto i ponti, vista la massiccia raccolta di firme che è stata consegnata il 19 agosto scorso in Parlamento contro la privatizzazione dell´acqua potabile. 1.401.492 quelle raccolte complessivamente, 100mila in Emilia Romagna.

“Adesso – spiegano i movimenti – chiediamo al governo di emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum. Chiediamo inoltre alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal Decreto Ronchi. Un milione e quattrocentomila firme rappresentano una delegittimazione di qualunque scelta tesa ad applicare il decreto, a maggior ragione per quelle amministrazioni che vogliono addirittura anticiparne le scadenze”.

Quasi 5 mila firme nel riminese

Federconsumatori ha promosso e sostenuto il Comitato Promotore dei Referendum per l’acqua pubblica che il 19 luglio ha depositato le firme alla Corte di Cassazione, 4.955 nella sola provincia di Rimini. “Nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme”. A sottolinearlo è Andrea Bascucci, Presidente Federconsumatori della Provincia di Rimini. “La prossima primavera si voterà contro la privatizzazione (parziale o totale) dei servizi idrici, avvenuta tramite il Decreto Ronchi – prosegue Bascucci – approvato lo scorso novembre dal Governo, sulla cui effettiva applicazione la nostra associazione chiede una moratoria, almeno fino all´esito referendario, e alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dalla norma”.

Privatizzare per i cittadini “comporterebbe non solo un mancato controllo sulla gestione del servizio, già oggi pesantemente deficitario, vista l´abolizione dei comitati consultivi provinciali degli utenti degli Ato (Autority del Servizio), di cui Federconsumatori Rimini faceva parte, ma soprattutto si registrerebbe un notevole aumento dei costi. Il Servizio oggi è gestito da società miste pubbliche/private, (nel nostro territorio Hera Spa). Purtroppo i cittadini sono costretti al pagamento di tariffe ogni anno più onerose, certamente per mantenere efficienza e per garantire gli investimenti per migliorare la rete idrica, ma anche per l´anomalia di un mercato che prevede quale gestore una società per azioni  in regime di monopolio”.

Secondo i dati Istat il costo dell´acqua potabile da gennaio 2000 a luglio 2009 è aumentato del 47%. A Rimini come va? Gli ultimi dati tariffari raccolti da Federconsumatori indicano che per una famiglia riminese che consuma in un anno  200 metri cubi di acqua,  la spesa media è di 328,95 euro.

Tale costo è la somma delle voci che solitamente compongono la nostra bolletta: quota tariffa acqua (€ 177,53), quote fisse (€ 6,51), quota tariffa fognatura (€ 31,40) e depurazione (83,60) ed infine l´ Iva (€ 29,90).

“Rispetto al 2001 quando la stessa famiglia spendeva 226,60 euro – rimarca Bascucci – i costi per l’utenza sono aumentati del 61,70% e in particolare solo del 6,6% tra il 2008 e il 2009, rincari esorbitanti rispetto all’inflazione”.

Dalla fonte al rubinetto

Siamo abituati ad avere l´acqua sempre a nostra disposizione, basta girare il rubinetto. Ma per arrivare a casa nostra a volte non sappiamo neppure tutta la strada che fa. Dalla raccolta per essere continuamente disponibile, al trattamento per poter essere consumata, distribuita tramite una rete, lavorata per poter ritornare all´ambiente senza provocare danni, ci sono decine di passaggi e chilometri di tubi.

È un processo che inizia con il prelievo da diverse fonti. Una parte dell´acqua della nostra Provincia proviene dall´Acquedotto della Romagna, dal lago artificiale formato dalla diga di Ridracoli, viene portata a Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini dove si prosegue con i trattamenti per renderla potabile e poterla immettere nelle reti di adduzione e distribuzione, costituite da serbatoi, sollevamenti e impianti che ne guidano il percorso. Da lì si diramano gli allacciamenti fino alle nostre case. Gran parte viene dal Fiume Marecchia. Questo sistema complesso ci permette di avere acqua tutto l´anno, anche in estate col pienone dei turisti.

Ma una volta usata che fine fa? Inizia un viaggio nuovo: attraverso la rete fognaria, gli scarichi vengono dirottati ai depuratori, che rimuovono, o trasformano, le sostanze dannose immesse dall´uomo per restituire all´ambiente un´acqua compatibile con la vita. A volte si danno per scontati tutti questi passaggi, che hanno un costo, sempre maggiore.  In ogni realtà acquedottistica sono presenti piccole fessurazioni o rotture delle tubazioni interrate che provocano perdite d’acqua per quantitativi pari a circa il 20% del volume totale, in acquedotti in ottimo stato di manutenzione e funzionanti a pressione normale, e del 50% o oltre negli acquedotti vetusti o funzionanti a pressione elevata, (Rimini nel 2007 ha avuto una dispersione del  17%).

Normalmente la fuoriuscita d’acqua attraverso le piccole fessure, esercita un’azione igienicamente protettiva, la forte pressione e velocità che la caratterizza inibisce ogni immissione all’interno delle tubazioni di liquidi, insetti o altre sostanze inquinanti sempre presenti nei terreni attraversati. Azione protettiva che però viene totalmente a mancare quando il flusso d’acqua in condotta viene interrotto.

Nel nostro territorio servito da Hera sono presenti 27 impianti principali di sola potabilizzazione, 30.849 km di rete di distribuzione, 13.500 km di rete fognaria che risponde al 92% del fabbisogno (il dato nazionale si ferma all´85%), 859 impianti di depurazione che coprono il 90% degli agglomerati, il 20% in più della media nazionale. Una scelta che significa attenzione costante all´equilibrio ambientale per le generazioni future, alle quali occorre garantire un mondo migliore in cui vivere. Il servizio di manutenzione delle reti, la realizzazione e la gestione degli impianti hanno bisogno di forti investimenti che comportano alti costi.

Investimenti, paga l’utente

L´ATO n.9 di Rimini è organismo di regolazione dei servizi pubblici locali di acquedotto, fognatura, depurazione e raccolta dei rifiuti solidi urbani. L´Autorità di ambito, istituita con la Legge regionale n.25 del 6 settembre 1999, negli ultimi tre anni ha un tasso di realizzazione di investimento del 70%. Questa Agenzia cui partecipano tutti i sindaci più il Presidente della Provincia che presiede  l´assemblea, ha il compito di pianificare gli investimenti in questo ambito e verificare che vengano eseguiti secondo i programmi. Negli ultimi mesi si è lavorato molto per portare a compimento alcuni progetti come il rifacimento e il potenziamento degli impianti per essere in regola con le nuove normative.

“Realizzata l´area nord, Santa Giustina – spiega Carlo Casadei, direttore dell´ATO Rimini – ma ci sarà presto il raddoppio per coprire anche tutta l´area sud non gestita. In provincia sono stati collettati tutti i centri abitati. Si continua inoltre con il rifacimento delle reti acquedottistiche, vecchie di 40 anni. Fino al 2001 i grossi investimenti provenivano dallo Stato o dalle Regioni. Oggi sono messi in carico agli utenti nelle tariffe che vengono pagate. Quindi ora il volume degli investimenti è legato alla capacità della tariffa locale. Questo è figlio della riforma dei sistemi.”

In situazioni di siccità, invece, come ce la caviamo?

“Mentre negli altri territori nel 2007 c´è stata emergenza idrica – prosegue Casadei – grazie al bacino sotterraneo del Marecchia, da noi, anche in piena estate, con i turisti che triplicano il consumo quotidiano, non c´è stata la chiusura dei rubinetti di casa, come avvenuto in altre province romagnole. Un sistema che ha tenuto, costruito e tarato anche sulle situazioni di stress, nella programmazione del piano quinquennale. Nel 2011 si chiuderanno una serie di scelte e si prepareranno le documentazioni, a marzo del 2012 scadranno le convenzioni con Hera, attuale gestore, entreranno nuovi gestori europei in gara e si vedrà chi sarà il nuovo soggetto”.

La proprietà pubblica dell´acqua è sancita dalle leggi, come bene pubblico non può essere venduta al privato, ma la gestione e distribuzione è un´altra cosa. Se devono essere aziende di mercato a gestire, è chiaro che si aspettano un utile, l´alternativa sembrerebbe quella di tornare alle municipalizzate, che tendono a lavorare al ribasso senza fare utile… 

“Allora la scelta fu imposta dal fatto di ridurre il debito pubblico del Paese. – spiega ancora Casadei – I privati sono stati scelti dallo Stato per mancanza di fondi. Oggi per tornare al pubblico bisogna tenere presente che gli investimenti incideranno comunque sulle tariffe. Da allora produzione e distribuzione sono diventati elementi di monopolio. Monopolio che è più di periodo, dato dal fatto che sono sistemi complessi da gestire e quindi occorrono delle garanzie e del tempo per rientrare dei fondi anticipati per la realizzazione delle opere e infrastrutture. Realizzazione di beni da quelli che ne fruiscono”.

Ma quanto sono disposti a pagare, gli utenti, per avere servizi migliori?

L´acqua non costa quasi nulla confronto al cellulare: un anno di fornitura di acqua potabile, è pari a circa 2 mesi di ricariche. Ma in fondo non è più facile mandare un input via etere, che far viaggiare l´acqua nei tubi? Forse la telefonia è di moda, il problema è globale e viene affrontato dalle Autority nazionali, sono più distanti le sedi decisionali? Anche l´aumento del costo del gas vede meno discussioni, anche se in ordine di grandezza supera l´acqua anche di 10 volte (1500 euro l´anno la media).

Sull´acqua si ha un contatore per controllare i metri cubi, le perdite, e il consumo si può contestare quando ti arrivano le bollette. Mentre sulla telefonia no, deleghiamo totalmente sui sistemi di verifica, per sapere se quello che abbiamo pagato è corretto. E le offerte sono sempre chiare e non ingannevoli per l´utente?

 L´acqua è proprio il caso di dirlo, è certamente più trasparente.

“Se potessimo investire dei proventi di 100 euro mese, ci potrebbero essere in questo settore miglioramenti notevoli nelle infrastrutture. Ma contemporaneamente si chiede che le tariffe siano ferme. – incalza ancora il direttore di ATO Rimini – Il tema allora è: se il territorio vuole un sistema di alta qualità, fino a che punto ciascuno di noi è disponibile a pagare di tasca propria per ottenerla?”

Lotta alla privatizzazione: la parola al Forum italiano dei movimenti per l´acqua

Il Parlamento ha approvato la riforma dei servizi pubblici locali, legge di conversione del dl 112, ricorrendo al voto di fiducia e con la riscrittura complessiva attraverso un maxiemendamento che ha raccolto tutte le modifiche intervenute. Tra le tante norme contenute, ci soffermiamo su quanto previsto in materia di servizi pubblici locali a rilevanza economica (Legge 6 agosto 2008, n. 133, Art. 23 bis). Il testo è stato modificato più volte nel corso della discussione (al comma 1 si specifica che esso è costruito “al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale”) e che si sostanzia nel fatto che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a imprenditori o società mediante il ricorso a gara. In deroga a questa modalità di affidamento, ma con il vincolo di doverlo motivare, attraverso una relazione da trasmettere all´Antitrust (che può esprimersi su di essa entro 60 giorni), “per situazioni che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace ed utile ricorso al mercato”, l´affidamento può avvenire “nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria”. Ciò significa che, pur con una procedura restrittiva, rimane possibile l´affidamento diretto alle società a totale capitale pubblico che abbiano i requisiti dell´in house e viene estesa anche ad Enti di diritto pubblico, come le Aziende speciali e i Consorzi, visto che la giurisprudenza europea si è più volte pronunciata in questa direzione. Per il settore dell´acqua, viene introdotta una norma (art. 9 bis), in base alla quale “le concessioni relative al servizio idrico integrato rilasciate con procedure diverse dall´evidenza pubblica cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessità di apposita deliberazione dell´ente affidante. Sono escluse dalla cessazione, le concessioni affidate ai sensi del comma 3” (e cioè le SpA “in house” e gli Enti di diritto pubblico). Ora, al di là dell´intento “punitivo” per il servizio idrico che, è quello che ha più resistito ai processi di privatizzazione, tale formulazione significa che, al termine massimo del gennaio 2011 si dovrà necessariamente andare a nuove assegnazioni in tutti gli ATO nei quali : il servizio non è ancora stato affidato, esistono le gestioni salvaguardate, esistono le gestioni affidate a SpA miste. Inoltre il Governo, su proposta del Ministro per i rapporti con le Regioni, dovrà emanare, entro 6 mesi, uno o più regolamenti per normare diverse questioni, tra cui quella di “prevedere l´assoggettamento dei soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali al patto di stabilità interno e l´osservanza da parte delle società in house e delle società a partecipazione mista pubblica e privata di procedure ad evidenza pubblica per l´acquisto di beni e servizi e per l´assunzione di personale”. Si tratta, di un provvedimento profondamente negativo che rischia di aprire la strada a processi di privatizzazione ben più estesi di quelli che abbiamo conosciuto negli anni passati. Ancora più forte e determinata dovrà dunque essere, l´opporsi direttamente, per riaffermare il ruolo fondamentale dell´intervento pubblico e della partecipazione sociale in servizi che garantiscono fondamentali diritti di cittadinanza.

Cosa chiedono i Forum

“La ripubblicizzazione del servizio idrico a partire dai territori. Viene confermata la possibilità dell´affidamento a Enti di diritto pubblico, e acquisisce ancor più ragioni la nostra battaglia politica per il riconoscimento del servizio idrico come servizio privo di rilevanza economica, dunque non soggetto alla legislazione nazionale, questa compresa, bensì gestibile, sulla base della volontà degli Enti Locali, attraverso affidamento ad Enti di diritto pubblico. Perfino la scadenza del dicembre 2010 come termine per le concessioni rilasciate senza gara, può, essere vista come un´opportunità, se ovviamente, saremo in grado di intervenire adeguatamente, in coerenza con quanto da noi definito. Da questo punto di vista, lo stesso svolgimento del 2° Forum Nazionale dei Movimenti per l´acqua del prossimo autunno, deciso nell´ultima riunione del Coordinamento nazionale dei Movimenti per l´acqua, può costituire un passaggio importante per rilanciare le nostre politiche e un appuntamento nel quale il nostro contributo può essere fondamentale perché ciò possa realizzarsi”.

Forum chiuso.