"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

aprile: 2018
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La corruzione non aiuta la competitività e nemmeno l’ambiente

Dove la corruzione diffusa è più difficile essere  lealmente competitivi. E soprattutto attrarre investimenti dall’estero, tanto meno in un momento di difficoltà come il  presente.  Se tutto questo è vero, la graduatoria di Trasparency International  che ordina i paesi in base alla percezione (che gli altri hanno) della corruzione,  non è molto lusinghiera per l’Italia,  che si trova relegata al 63mo posto (la recia al 71mo) su un totale di 180 paesi, dietro a molti nuovi entrati nell’Unione Europea,  come Polonia ed Estonia. La Germania è al 14mo posto e la Francia al 24mo.

Il World Economic Forum (WEF), in fatto di corruzione, fa scendere l’Italia all’84° posto, tra Burkina Faso e Ghana, e con lo stesso punteggio della Grecia.  Correggere questa percezione è urgente, per il bene di tutti, a cominciare dai più deboli.

Ma non sembra questa la strada intrapresa se è vero, secondo quanto scrive la Corte dei Conti,  che nel 2009 le denunce per corruzione sono state il 229% in più rispetto al 2008, con un costo per la collettività stimato in 50-60 miliardi di euro l’anno (quasi mille euro a testa).

La corruzione incide anche, scrive poi il  2010 ENVIRONMENTAL PERFORMANCE INDEX (Indice 2010 di sostenibilità ambientale), edito sempre dal World Economic Forum,  sull’ambiente: si è constatato infatti che dove esiste una alta percezione della corruzione i risultati  in campo ambientale sono peggiori.  In questa speciale graduatoria l’Italia occupa  la 18ma posizione (12ma in Europa), su 163 Paesi presi in considerazione.

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