"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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L’Alta Valmarecchia punta, dopo la crisi, sul turismo

Il Montefeltro è Romagna. Non è una costatazione ovvia e un po’ tardiva dopo l’ingresso, avvenuto nell’agosto del 2009,  dei sette Comuni dell’Alta Valmarecchia  (Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello) nella Provincia di Rimini, ma il titolo di un convegno che si è tenuto il 14 dicembre 1959 presso il Teatro comunale di Novafeltria, come informa un documento ciclostilato ritrovato da un privato e pubblicato, nel numero di febbraio, dal mensile in Valmarecchia (consultabile anche on line sul sito: www.lavalmarecchia.it e che nel numero precedente di gennaio fa risalire i primi moti pro-Romagna dei santagatesi addirittura al 1859). Convegno promosso, recita il frontespizio,  dal Sottocomitato intercomunale del Montefeltro, del Comitato Promotore per “Rimini Provincia”.  Convegno durante il quale fu presentata  la proposta di legge per la istituzione della provincia di Rimini, avvenuta nell’ottobre delle stesso anno, che vedeva, tra gli altri firmatari, di tutti gli schieramenti politici escluso la destra, il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini.   

Un processo, il ritorno amministrativo (perché quello storico, economico e sociale c’è sempre stato) dell’Alta Valmarecchia in terra di Romagna, che ha avuto quindi bisogno di oltre mezzo secolo di gestazione.

 Comunque adesso ci siamo e vediamo come stanno procedendo le cose, anche perché a maggio si vota per il rinnovo delle amministrazioni di Pennabilli e Novafeltria. 

Per fare il punto sulla transizione incontriamo, nel vecchio Palazzo comunale sistemato nel centro del paese,  il Sindaco uscente di Novafeltria, Vincenzo Sebastiani, nonché Presidente della locale Comunità Montana,  il quale subito ci rassicura  che l’iter è quasi completato, grazie soprattutto all’impegno profuso dalla Regione Emilia Romagna e dalla Provincia di Rimini, perché da parte del Governo non è arrivato nessun sostegno, tantomeno economico. “Dei 2 milioni promessi, ci dice, dal deputato della Lega Gianluca Pini, non si è visto e non si è saputo più niente. A metterci invece i denari, circa 25 milioni di euro per il periodo 2010-2013, sono stati Regione e Provincia: 11 milioni di euro per le infrastrutture e la viabilità, 10 milioni di euro per l’Ospedale di Novafeltria, 900 mila euro per il completamento di alcuni lavori dell’Istituto superiore “Einaudi”,   frequentato da 850 studenti provenienti da tutti gli altri comuni, ma anche da Pesaro e San Marino, infine 3 milioni di euro, tra fondi europei e regionali, per il recupero e la riqualificazione dei centri storici.  Del complesso dei finanziamenti, più di 4 milioni di euro, di cui un paio per l’ospedale,  sono già stati stanziati. Cosa rimane da fare ?   Definire il passaggio a Rimini dei Vigili del Fuoco e  sotto le circoscrizioni della Corte d’Appello di Bologna e del tribunale di Rimini degli affari giudiziari dei sette Comuni”.  In merito a quest’ultimo trasferimento c’è già un disegno di legge, firmato dal senatore Berselli e altri, depositato nell’aprile del 2010.  Sono entrambi questioni che ricadono nelle competenze del Ministero dell’Interno.

 I sette Comuni, che insieme formano parte anche della Comunità Montana Alta Valmarecchia,  hanno in totale 18 mila residenti (l’intera provincia di Rimini complessivamente 329 mila), in calo di un centinaio di unità rispetto ad un anno prima, di cui più di 7 mila abitano a Novafeltria.  Il Comune più piccolo è invece Casteldelci con appena 454 residenti.  La popolazione straniera immigrata residente si attesta sulle mille e cinquecento unità, che sono il 4,1 % del totale, molto al di sotto della media provinciale (10 % della popolazione).  

 In questo territorio che si estende per 328 km2 (prima dell’ingresso dell’Alta Valmarecchia la provincia di Rimini aveva una superficie di soli 535 km2), che rappresenta il 38% del totale provinciale (ma la popolazione solo il 5,4%) operano, a fine 2009,  2.181 unità locali di imprese (sulle oltre 41 mila provinciali), di cui 790 a Novafeltria, 427 a San Leo e 385 a Pennabilli, prevalentemente in agricoltura (534), nel commercio (438), nelle costruzioni (316) e nelle attività manifatturiere (292), dove spicca la fabbricazione di prodotti in metallo, l’industria del legno (escluso i mobili) e quella alimentare.

Purtroppo la transizione amministrativa è avvenuta in piena crisi economica, che  non ha risparmiato l’Alta Valmarecchia, come ci conferma Sabrina Fabbri, Responsabile della locale CNA di Novafeltria, un paio di centinaia di associati, che ci segnala numerosi casi di negozi e piccole medie imprese costretti a chiudere o in gravi difficoltà.

I riflessi sul lavoro sono altrettanto pesanti, sia per chi ha una occupazione sul posto, sia per quelli che si recano a lavorare nell’area di Villa Verucchio, soprattutto all’SCM,  oppure nella Repubblica di San Marino, dove nel 2010 hanno chiuso 417 aziende lasciando senza lavoro un migliaio di persone.

Il sindaco Sebastiani ci parla della chiusura della BS di Secchiano, azienda che costruisce macchine per la lavorazione del legno, con sede principale a Pesaro dove ha riportato tutte le lavorazioni,  e che ha messo in difficoltà, tra operai e impiegati, una settantina di persone. 

Poi c’è stata la crisi della Berloni di Sant’Agata Feltria,  dove si fabbricano impianti di refrigerazione per barche, alberghi e altro, infine l’edilizia che è praticamente ferma.  In conclusione, prosegue  Sebastiani “sommando tutte le situazioni di crisi, almeno 700 persone sono finite in cassa integrazione”. In una piccola vallata non sono poche.  

 Che la situazione occupazionale sia preoccupante ci viene confermato anche dal locale Centro per l’impiego (CPI): “la situazione è veramente difficile, conferma una operatrice, a volte mi sento male, nonostante uno si sforzi di fare un sorriso, perché spesso conosciamo le storie e le famiglie di chi cerca lavoro. Attualmente le offerte che vengono dalle aziende della vallata sono pari a zero. Per fortuna in questo mese qualcosa si sta muovendo, ma sono offerte di lavoro per lo più stagionali, anche se non solo, che arrivano soprattutto dalla costa. E qui bisogna dire che i nostri lavoratori e lavoratrici sono un po’ discriminati, perché appena sentono che devono venire da Novafeltria e dintorni li mettono per ultimi.  Le imprese sono preoccupate che, date le distanze, non si presentino puntuali al lavoro, o cerchino alternative più vicine casa appena possono”.        

Aggiungiamo che nel corso del 2010 le persone che si sono dichiarate immediatamente disponibili per un impiego,  presso il CPI di Novafeltria,  cui afferiscono le persone domiciliate nei 7 comuni dell’Alta Valmarecchia, sono state 666.

 In questa situazione non aiuta nemmeno un certo modo di intendere il patto di stabilità da parte del Governo, che obbliga i comuni a non superare determinati tetti di spesa, anche se con i conti in ordine. Vincenzo Sebastiani ci fa il caso del suo Comune, che se non avesse opere da realizzare già finanziate nel bilancio del 2010,  per quest’anno non potrebbe investire più di 15 mila euro. Questo si aggiunge alla regola, imposta sempre dal Governo, che impone alle Amministrazioni  locali di non assumere più di una persona per ogni cinque dipendenti che lasciano.   

 Viste le prospettive qualcuno decide di “buttarsi” e nascono anche nuove imprese, che spesso vedono come protagonisti i giovani.  Sabrina Fabbri ci fa il caso di una Officina meccanica,  messa su da due giovani fratelli che avevano perso il posto, e di una pizzeria al taglio, aperta di recente, nel centro di Novafeltria, da un giovane poco più che ventenne. 

 Però, certo, ci vorrebbe qualcosa di più. E le potenzialità del turismo, diverso e alternativo al mare, parrebbe essere la carta che l’Alta Valmarecchia intende giocare.  Ne sono convinti in tanti. Va in questa direzione anche l’istituzione, presso l’Istituto “Einaudi”, del corso di formazione in  “Enogastronomia e ospitalità alberghiera”.  

 Un prodotto turistico autonomo, che valorizzi il patrimonio ambientale, storico e culturale dell’intera vallata e che non figuri solo come meta per escursioni, che lasciano poco sul territorio,  dei turisti balneari. Nel febbraio scorso gli albergatori della Riviera sono stati invitati a partecipare ad un corso informativo sulla realtà dell’entroterra dal titolo suggestivo “Raccontiamo il territorio”. Il nuovo prodotto turistico si dovrebbe chiamare “Malatesta&Montefeltro”.  Un nome che suona bene per un tour culturale, ma che in verità non richiama molto dell’ambiente fisico-naturale e del paesaggio dell’entroterra, una ricchezza che ha valore in se.  E se è possibile ci permettiamo anche di esprimere più di un dubbio sulla validità della presentazione, sotto lo stesso marchio, di due realtà così diverse, come la Valconca e la Valmarecchia,  che invece andrebbero valorizzate proprio nella loro specificità. Probabilmente non è un caso se un campeggio, gestito da olandesi e quasi totalmente frequentato da stranieri, sia sorto a Perticara e non da un’altra parte. 

 Con questa linea di sviluppo economico, quali sono le altre priorità per i prossimi anni ?  Risponde Vincenzo Sebastiani: “I comuni devono associarsi per condividere più servizi possibili, perchè è l’unico modo per  abbattere i costi senza tagliarli.  Su questo la Regione Emilia Romagna è disposta ad investire risorse. Come di fatto sta avvenendo con l’elaborazione, comune per le sette Amministrazioni, di un unico Piano Strutturale Comunale (PSC), finanziato dalla Regione con 400 mila euro. Poi l’altra priorità è costituita dalla mobilità, verso Rimini,  con la Marecchiese sempre più trafficata, e verso la E45 dove sarebbe necessario un collegamento diretto che potrebbe passare per Perticara, con un costo stimato di circa 10 milioni di euro. Questo avvicinerebbe molto l’Alta Valmarecchia  al resto delle regioni vicine”.

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