"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Italia paese di “zucconi”?

di Genny Bronzetti

Il rapporto OCSE-PISA boccia gli studenti italiani. Secondo l´ultima indagine PISA (Programme for international student assessment), infatti, gli alunni della scuola italiana sono lontani dagli obiettivi di Lisbona e sotto la media OCSE. I quindicenni posti sotto esame hanno portato a casa, sulla scala di competenza di lettura complessiva, un punteggio medio di 486 a fronte di una media Ocse di 493. E non brillano nemmeno in matematica, con un punteggio di 483 (496 la media Ocse), né in scienze con un punteggio medio di 489 (media Ocse 501). Insomma, secondo il dossier, gli studenti italiani sono degli “zucconi”.  Ma cosa pensano i diretti interessati? Gli studenti ritengono che la descrizione che emerge dal dossier sia veritiero? Secondo gli alunni, quali sono le ragioni di questa mancanza? Lo abbiamo chiesto agli studenti di una quarta e una quinta di due scuole superiori del territorio: l’Istituto Tecnico Industriale “Leonardo da Vinci” e il Liceo delle Scienze Sociali “Valgimigli”.

Programmatori con le idee chiare

Classe IVB informatica dell’Istituto Tecnico “Leonardo da Vinci”: venti ragazzi con le idee chiare. Quasi tutti sono concordi nel ritenere che, purtroppo, il Rapporto PISA rispecchia la realtà. “Vedendo come vanno le cose in TV e sui giornali, credo che il rapporto rispecchi a pieno la posizione arretrata dell´Italia” dice Andrea Santoni, che i giornali li legge. A scuola, insieme ai suoi compagni, per informarsi sui fatti quotidiani. “Ormai è risaputo che il sistema d´istruzione italiano non è uno dei migliori, e in pochi hanno la volontà di fare qualcosa a riguardo” dice Marco Zamagna. Nicola Gianchecchi è d´accordo, ma sottolinea anche il suo stupore nel notare che anche altre grandi potenze europee, come l´Austria e il Lussemburgo, hanno punteggi bassi nella classifica. Francesco Ghiselli invece puntualizza che “L´Italia si trova in una situazione nella quale i giovani non desiderano migliorare se stessi e la società in cui vivono, ma pensano solo al proprio svago personale, alle cose materiali e superficiali”. Tra le voci fuori dal coro, c´è quella di Stefano Belli, a cui il Rapporto PISA sembra inattendibile: “Dubito che un paese come la Cina, che ha una larghissima parte di contadini e cittadini senza istruzione, possa primeggiare in classifica”.

Ancor più arguti sono i ragazzi nell´esporre quelle che per loro sono le cause della “sconfitta” degli studenti italiani nei confronti dei colleghi degli altri paesi, a cominciare da quelli coreani. Secondo Andrea Santoni, per esempio, la ragione per cui molti paesi orientali sono più competitivi dell´Italia per quanto riguarda la preparazione scolastica, è dovuta al fatto che “le storie di ogni paese si rispecchiano sulla popolazione che lo abita: mentre noi ci troviamo in una situazione sicura e quindi ci rilassiamo, altri paesi vedono lo studio come unica via d´uscita da una situazione più critica della nostra”. Sono molti, in IVB, a pensarla così. Federico Sberlati, per esempio, sottoscrive il concetto con toni ancora più eloquenti: “Il pensiero italiano è quello del: tutto ci è dovuto. I giovani, qui da noi, a parte questo periodo di crisi, non faticano a trovare lavoro, e se non lo trovano, vivono sulle spalle della famiglia, mentre in Cina l´impegno è d´obbligo”. Matteo Innocenti ha un´idea diversa. Per lui “l´Italia forse guarda più ad altre materie, come l´informatica o la tecnologia rispetto alla comprensione del testo o alla matematica, dove gli orientali sono più forti”. Ancora più intransigente è Marco Zamagna, che pensa che non ci sia più interesse nelle materie letterarie e matematiche perché “non servono nella vita di tutti i giorni”. Matteo Frisoni offre un´altra chiave di lettura, che individua la ragione dei migliori risultati scolastici nella rigidità degli stati orientali, che si rispecchierebbe in rigore e fermezza anche nello studio. Stefano Belli non si sa spiegare il motivo per cui siamo così indietro rispetto ai paesi orientali, però osserva, con una certa lungimiranza, che “Sebbene siamo dietro di loro in classifica, qua in Italia sono presenti molte altre cose di valore, come il rispetto dei diritti umani”.

Secondo il rapporto OCSE, i giovani italiani faticano nella comprensione del testo. Certamente, i giovani della IVB non hanno problemi a leggere e comprendere la realtà che li circonda. Nell´analizzare le responsabilità della magra figura degli studenti italiani, Lorenzo Tosi dice che “La colpa di questa incompetenza degli studenti in Italia risiede nel fatto che lo Stato non conta sui giovani. L´Italia è un paese sostanzialmente di vecchi e si preoccupa più che altro a come fornire le pensioni e le paghe, debilitando così il tessuto scolastico e di conseguenza quello sociale”. Francesco Ghiselli ci fornisce un´interpretazione diversa: “La responsabilità di questa situazione è delle generazioni precedenti alla nostra, perché non sono state capaci di mantenere quei principi e quel rigore necessari a serbare la cultura, l´economia e la politica del nostro paese”. Andrea Mantani incolpa esclusivamente gli studenti “Sempre meno interessati alla scuola” mentre Marco Inglese pensa che la colpa sia “certamente degli studenti, ma anche nell´ambiente culturale che ci circonda e con cui siamo costantemente a contatto”. Davide Boncompagni infine individua un altro responsabile: “Sarebbe necessario strutturare un sistema basato sulla meritocrazia per la valutazione delle competenze dei professori che formano gli studenti”.

I ragazzi dell´ITIS non sembrano proprio gli studenti in difficoltà descritti dal Rapporto PISA. Hanno tante opinioni anche sul loro futuro, sulle possibilità che può dar loro la città di Rimini e sull´importanza di avere una buona formazione. “Credo che una conoscenza minima della storia e della cultura italiana sia necessaria. Ma una volta apprese le conoscenze minime, ci si deve concentrare sulla materia che poi diventerà il proprio lavoro” dice ancora Francesco. “Io credo che dopo la scuola andrò a lavorare, e se ne avrò l´opportunità, mi pagherò gli studi universitari. Se non troverò occupazione nel settore informatico, che è quello che sto studiando, qualsiasi tipo di lavoro andrà benissimo. Se andrò all´università, farò scienze informatiche”. Stefano, che vuole diventare un programmatore software, dopo la maturità pensa di continuare a studiare, e “anche se la maggior parte dei miei coetanei vedono negativamente le loro prospettive lavorative, io penso che con la continua ricerca e lo studio si possa trovare un lavoro”. Anche Andrea Mantani continuerà a studiare, con la consapevolezza che lui, come i suoi compagni, prima seguirà le sue passioni, ma poi “dovremo adeguarci alle situazioni che troveremo”. Lorenzo fa un´analisi più dettagliata: “Rimini non è una città industrializzata, e noi stiamo studiando informatica, che è un´applicazione più che altro industriale, quindi, a meno che non ci accontentiamo di sistemare il computer a quelli che non lo sanno usare, non faremo mai un lavoro che frutti. Io continuerò a studiare, perché voglio essere sicuro di diventare bravo e ricercato”. La stessa idea è espressa da Filippo Pagani:“Secondo me le opportunità lavorative ci sono, dipende dalle proprie conoscenze e dai titoli di studio che uno ha. Se sei bravo, ti prendono. Io penso di studiare scienze informatiche all´università per diventare un programmatore di un certo livello”.

Liceo Valgimigli: tutti contro la tv

Dopo i pensieri dei ragazzi dell´ITIS, abbiamo ascoltato la voce degli studenti di VB del Liceo delle Scienze Sociali “Valgimigli”. Lo sguardo degli studenti che frequentano l´ultima classe è giovane come le loro età, ma già disincantato. Colpisce il pensiero di una studentessa, secondo cui i paesi che si sono classificati nelle posizioni migliori del Rapporto PISA “sono luoghi in cui lo studio è considerato come concreta possibilità di emancipazione, fondamentale per costruirsi un buon futuro. In Italia spesso non è così. Infatti, tanti sono i giovani, anche qualificati, che fanno la gavetta, ma poi non riescono ad avere successo professionalmente, mentre altri, soltanto perché hanno le conoscenze giuste, non fanno alcuna fatica. Di conseguenza, avere buoni risultati a scuola perde di importanza”. La maggior parte della VB, comunque, analizzando la questione “socialmente”, ritiene che le ragioni di questa carenza siano da ricercare nel fatto che “le nuove generazioni si affidano troppo a quello che è trasmesso loro dalla TV, prendendo tutto ciò che vedono per vero, senza informarsi più approfonditamente, e la televisione trasmette un modello di vita in cui la cultura e lo studio non rivestono alcuna importanza”. Una ragazza osserva che in Italia, secondo le statistiche, si legge pochissimo, quindi nulla di strano se sulla scala di lettura complessiva OCSE siamo sotto la media. “Gran parte degli italiani, oggi, puntano al guadagno immediato, svolgendo lavori che non richiedono una particolare formazione e interrompendo presto gli studi” decreta un´altra studentessa. La colpa di questo “analfabetismo di ritorno“, come qualcuno tra gli studenti lo definisce, per i liceali della VB Liceo, è “collettiva”: la televisione propone modelli inadeguati, i giovani sono svogliati e accettano passivamente i modelli proposti dai media e la scuola, spesso, non assume un personale in grado di favorire l´apertura mentale degli alunni. Alcune studentesse, però, fanno sentire la loro voce, sostenendo che la colpa, invece, è esclusivamente dei ragazzi. “Anche se viviamo in una società che non offre modelli per migliorare, noi ci adagiamo in essa, invece di batterci contro di essa. Possiamo informarci, interessarci, intervenire: i mezzi ci sono, ma quasi nessuno li utilizza”.

Questi ragazzi non sono quelli descritti dalla cultura del consumismo. Il loro pensiero è limpido, il parlare fluido, le idee molteplici, il confronto diretto e veloce. Si informano, e parlano della loro città con chiarezza: “Rimini, ormai, non offre lavoro soltanto attraverso il turismo estivo, ma sta puntando molto anche al turismo culturale, artistico e gastronomico, che può sfruttare 365 giorni l´anno. La città sta tentando di aprirsi a vari tipi di economia. Per troppo tempo però si è fossilizzata sulla stagione estiva creandosi la fama di divertimentificio che non sarà facile scrollarsi di dosso. Ci vorrà del tempo prima che la gente associ a Rimini anche il nome di città d´arte”. Della stessa opinione una compagna, che dice “Credo che Rimini possa offrire molte possibilità, basta sfruttarle. Oggigiorno la nostra città sta facendo molto anche nel campo del benessere e del fitness”. “L´importante – risponde un´amica – è che i giovani prendano consapevolezza delle esigenze del momento e che puntino sui settori in cui ci sono le maggiori possibilità di spendersi, come quello dell´assistenza alle imprese”.

Certo è che, al momento attuale, con il 28% dei giovani che non trova un lavoro, è difficile, per i ragazzi, guardare al domani con serenità. “Guardo al mio futuro con paura. Mi laureerò: e poi? Se le cose non cambieranno, non troverò lavoro, e sarò già fortunata se potrò andare a fare la barista o la commessa”. Una compagna risponde “Oggi i giovani non hanno grandi speranze di trovare il lavoro che vorrebbero fare, ma credo che andremo verso la ripresa, in questo senso”. Speriamo.

 BOX

Il rapporto Ocse-Pisa ai raggi x

Secondo il Rapporto PISA, tra i Paesi che ottengono i migliori risultati in materia di competenze di lettura, figurano Hong Kong (con un punteggio medio di 533), Singapore (526), Canada (524), Nuova Zelanda (521), Giappone (520) e Australia (515). Anche i risultati di Paesi Bassi (508), Belgio (506), Norvegia (503), Estonia (501), Svizzera (501), Polonia (500), Islanda (500) e Liechtenstein (499) si attestano al di sopra della media OCSE di 494 punti, mentre le performance di Stati Uniti, Svezia, Germania, Irlanda, Francia, Danimarca, Regno Unito, Ungheria, Portogallo e dell´economia partner Taiwan si attestano sulla media OCSE.

Il Paese OCSE che ottiene i risultati più bassi è il Messico, con un punteggio medio di 425. Tale punteggio evidenzia un divario di 114 punti tra il Paese OCSE che ottiene i risultati più alti e quello che registra i risultati più bassi, corrispondente all´equivalente di oltre due anni scolastici.

L´Italia è sotto la media OCSE, con un punteggio di 487, inferiore a quello del Portogallo (489) e dell´Ungheria (494).

Nelle discipline matematiche è la Corea, con una media nazionale di 546 punti, ha registrare la migliore performance. Shanghai e Singapore seguono nella classifica PISA al secondo e terzo posto. Nelle discipline matematiche, anche Finlandia (541), Svizzera (534), Giappone (529), Canada (527), Paesi Bassi (526), Nuova Zelanda (519), Belgio (515), Australia (514), Germania (513), Estonia (512), Islanda (507), Danimarca (503), Slovenia (501), nonché Taiwan, Liechtenstein (536) e Macao (525), ottengono risultati significativamente superiori alla media OCSE.

L´Italia totalizza 483 punti, restando sotto la media OCSE, che si attesta su 496 punti.

Per le competenze scientifiche, infine, la media OCSE si registra su 501 punti. Shanghai, Finlandia, Hong Kong e Singapore sono tra le quattro economie che registrano i migliori risultati. Anche Nuova Zelanda (532), Canada (529), Estonia (528), Australia (527), Paesi Bassi (522), Germania (520), Svizzera (517), Regno Unito (514), Slovenia, Polonia (512), Irlanda (508) e Belgio (507), nonché Taiwan, Liechtenstein (520) e Macao (511) riportano performance che si collocano notevolmente al di sopra della media OCSE.

L´Italia, con 489 punti, è ancora sotto la media.

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