"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Investimenti esteri a Rimini e in regione. Un confronto

 

di Mauro Bianchi

L’Emilia-Romagna, secondo l’ultimo rapporto “European Cities & Regions of the Future 2014/15“, pubblicato dalla sezione del Financial Time specializzata in investimenti esteri, è una regione particolarmente aperta. Le imprese cosiddette IDE (acronimo di Investimento Diretto all’Estero, in entrata o in uscita) trovano in questa regione opportunità per crescere e innovare nell’ambito di un sistema produttivo altamente specializzato, con facile accesso ai mercati internazionali, un ampio sistema di fornitori/clienti e la disponibilità di risorse umane. Parliamo quindi di una regione con un modello di sviluppo in grado di combinare la competitività economica con l’alto livello di coesione sociale e qualità della vita. Posizione strategica, economia solida, infrastrutture di trasporto, università e formazione adeguate sono alcuni dei “15 buoni motivi per investire” elencati dalla Regione Emilia Romagna nel programma  “Invest in ER”, in collaborazione con Ervet.

Al di là dei buoni propositi, quanti sono, ad oggi, gli investimenti esteri in regione? E come si posiziona, in questo quadro, la provincia di Rimini?

Nella primavera 2016 l’Istituto di Ricerche Nomisma presenta una ricerca su questi argomenti, dal titolo “L’Emilia Romagna e l’internazionalizzazione produttiva”. In essa viene analizzata l’evoluzione dei flussi di investimenti diretti esteri nel sistema economico regionale, identificandone i fattori di attrazione, gli ostacoli nonché i benefici per l’intero tessuto produttivo attraverso una indagine campionaria realizzata su oltre 100 imprese “top” regionali.
Nomisma anzitutto sottolinea che, nel panorama europeo, in generale l’Italia si contraddistingue per un basso livello di attrattività degli investimenti diretti esteri: in valore assoluto, meno di 400 miliardi di dollari contro gli oltre 700 di Francia, Spagna e Germania o i 1.700 miliardi che invece hanno interessato il Regno Unito nel 2014. Anche rispetto al PIL, gli IDE in entrata pesano per poco più del 17%, contro una media Ue vicina al 33%.

In questo contesto, l’Emilia Romagna figura tra le prime 10 regioni del Sud Europa in termini di attrattività economica, grazie soprattutto ad alcuni fattori come: “La qualità della vita, il know how tecnologico ed anche la disponibilità di forza lavoro qualificata”, sottolinea Andrea Goldstein, Managing Director di Nomisma. “Nello stesso tempo, burocrazia e pressione fiscale vengono ritenuti come i principali ostacoli. In termini più generali, le imprese ritengono che le sinergie tra il mondo produttivo e quello della formazione, la capacità di attrarre capitale umano e professionale nonché, l’innovazione e i rapporti con la pubblica amministrazione rappresentino le condizioni strategiche per favorire gli investimenti stranieri nel nostro territorio”.

Un quadro rappresentativo dell’internazionalizzazione del sistema produttivo locale, pur se datato al 2011, ci viene fornito dal 9° Censimento ISTAT dell’Industria e dei Servizi. Le aziende emiliano-romagnole del solo settore industriale guidate da un socio di maggioranza straniero erano circa 2.800, e rappresentavano il 2,9% del totale. In Italia l’incidenza era pari al 2,6%. L’nternazionalizzazione più intensa si registra in provincia di Bologna, a seguire a Modena e Reggio Emilia. In Romagna più spinta è Forlì-Cesena (0,33%), poi a seguire Rimini (0,26%) e Ravenna (0,20%).

 Nazionalità del socio principale nelle imprese con più di 3 addetti, Regione e province

Tipo dato Numero imprese attive con 3 e più addetti
Classe di addetti 3 e più
Anno

2011

Nazionalità del socio principale

italiano-a

straniero-a

totale

Territorio % sul totale      
Italia

2,66

1.019.191 27.844

1.047.035

    Emilia-Romagna

2,95

91.537 2.779

94.316

      Piacenza

0,15

5.709 142

5.851

      Parma

0,15

9.405 144

9.549

      Reggio nell’Emilia

0,39

10.805 364

11.169

      Modena

0,51

15.485 477

15.962

      Bologna

0,79

19.551 749

20.300

      Ferrara

0,18

5.800 166

5.966

      Ravenna

0,20

7.230 185

7.415

      Forlì-Cesena

0,33

8.842 308

9.150

      Rimini

0,26

8.710 244

8.954

Diffusione dell’internazionalizzazione

Le aziende IDE, prevalentemente distribuite nelle province emiliane, nel 2011 raggiungevano poco più di 2000 unità. Nelle tre province romagnole erano circa 750. Il “peso”  dell’internazionalizzazione emiliana sul totale delle imprese, è pari al 2,17% contro lo 0,78% della Romagna.

Tipo dato numero imprese attive con 3 e più addetti
Anno

2011

Nazionalità del socio principale italiano-a straniero-a % sul totale provincia % sul totale regione totale
      Piacenza

5.709

142 2,43 0,15

5.851

      Parma

9.405

144 1,51 0,15

9.549

      Reggio nell’Emilia

10.805

364 3,26 0,39

11.169

      Modena

15.485

477 2,99 0,51

15.962

      Bologna

19.551

749 3,69 0,79

20.300

      Ferrara

5.800

166 2,78 0,18

5.966

totale Emilia

66.755

2.042 2,97 2,17

68.797

      Ravenna

7.230

185 2,49 0,20

7.415

      Forlì-Cesena

8.842

308 3,37 0,33

9.150

      Rimini

8.710

244 2,73 0,26

8.954

Totale ROMAGNA

24.782

737 2,89 0,78

25.519

    Emilia-Romagna

91.537

2.779 2,95 2,95

94.316

 

Il Report 2015 di Zephyr-Bureau van Dijk [1] (multinazionale di business information) indica in  10 miliardi di euro da investitori internazionali l’entità dello “shopping” in Emilia. Attenzione: in Emilia e non in Romagna.

Certamente protagonista, l’Emilia-Romagna, verso la quale si sono diretti 10,4 miliardi di euro — addirittura il triplo rispetto ai 3,3 miliardi dell’anno precedente — suddivisi in 48 operazioni, in media da 216 milioni di euro. È la seconda fetta della torta italiana, e vale poco meno del 20%, superando anche il Lazio.

L’attrattività delle imprese emiliano-romagnole e dei suoi distretti produttivi è nota, ed è pure risaputo che non è a senso unico. Anche l’Emilia-Romagna fa shopping all’estero, spesso in Germania, com’è appena avvenuto con Cifin, la holding del gruppo Emmegi di Modena, per il controllo della tedesca Elumatec di Stoccarda, che farà nascere il primo gruppo al mondo delle macchine per la lavorazione di alluminio e pvc, con 1.200 dipendenti e 225 milioni di euro di fatturato.

Nell’insieme, la fotografia di Bureau van Dijk restituisce in modo abbastanza nitido la fisionomia della regione, in cui i capitali, in arrivo o in uscita, non sono al servizio di operazioni finanziarie ma industriali, e coinvolgono medie e piccole imprese ad altissima specializzazione, prevalenti più in Emilia che non in Romagna. Non a caso, nessuna impresa della regione appare, per valore, tra le prime 20 operazioni realizzate in Italia. Tra le prime 20 di private equity, invece, due riguardano investimenti in Emilia-Romagna: all’undicesimo posto per valore si trova la startup modenese dell’elettronica di consumo Eggtronic, che l’estate scorsa ha raccolto 2,5 milioni di euro. E al 17° posto un’altra modenese, Ladybird, che non opera sul versante tecnologico ma in quello dei prodotti professionali e degli accessori per le unghie. Ha raccolto alcune centinaia di migliaia di euro, per sostenere lo sviluppo dell’impresa senza rinunciare al controllo.

Niente fusioni&acquisizioni (M&A) per la Romagna?

Non del tutto: dollari decollano da Miami, fanno tappa a Lussemburgo, girano su Milano e sbarcano a Casalborsetti, a Ravenna. Servono per pagare l’acquisto di una bella fetta di Porto Reno dal fallimento dell’omonima società che costruì e gestiva il porticciolo turistico alla foce del canale di bonifica, sulla destra del Reno. Dietro c’è il fondo di investimento americano Hig Capital, operatore di private equity con sede in Florida e oltre 19 miliardi di dollari di capitale in gestione, alle spalle della lombarda Gbh Immobiliare 2 diventata proprietaria di 218 posti barca su 264, sei bungalow, undici posti auto, uno specchio d’acqua per ulteriori pontili, un terreno edificabile, un edificio con tredici unità da completare e destinare a attività commerciali o uffici. Prezzo totale, 5 milioni di euro. L’obiettivo per il fondo americano è quello di ridare splendore al porticciolo per aumentarne il valore; solo successivamente potrà rivendere a prezzi superiori rispetto gli attuali. Al passaggio di proprietà non corrisponde un cambio nella gestione del porto che resta nelle mani del Consorzio Porto Reno guidato da imprenditori locali.

In conclusione vi presentiamo una lista – forse non del tutto completa – delle principali operazioni di fusioni&acquisizioni in Emilia-Romagna negli ultimi anni. In provincia di Rimini, tra le pochissime operazioni figura l’acquisto del 100% dell’azienda Optima di San Clemente, leader del brand del gelato Mec3, da parte del fondo di private equità statunitense Riverside Company. Operazione da 145 milioni di euro. Ma per il resto, il territorio riminese, come la Romagna non ha grande “appeal” per gli investitori stranieri.

Data operazione Azienda/Brand Paese Localizzazione Valore operazione
3/2016 Philip Morris International USA Zola Predosa (BO) 500 ml €
12/2015 Amazon USA Castel San Giovanni (PC) 70 ml €
11/2015 Bunge USA Porto Corsini  (RA) 50 ml €
9/2015 Foton Lovol Ltd Cina Calderara di Reno (BO)
7/20105 Berluti (LVMH) Francia Gaibanella (FE)
6/2015 Lamborghini (Audi) Germania Sant’Agata Bolognese (BO) 700 ml €
6/2015 Turolla (Danfoss) Danimarca Castel San Pietro (BO)
7/2014 Topcon (Toshiba) Giappone Concordia sul Secchia (MO) 60 ml €
4/2014 Segula Technologies Francia Bologna (BO) – Modena (MO)
11/2011 Rustivalle (gruppo Heidemark ) Germania Forlì (FC)
4/2011 Sicam (Gruppo Bosch) Germania Correggio (RE) 20 ml €
9/2010 Gowan Italia (Gruppo Gowan) USA Faenza (RA)
3/2010 Cray Valley Italia Francia Boretto (RE)

[1] Vedi il link https://www.bvdinfo.com/getattachment/3ac3fdb3-1963-488a-9ade-c06b5b699a3f/Attivita-globale-M-A-2015.aspx

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