"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

novembre: 2018
L M M G V S D
« Ott    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

Romagna a minor valore. Intervista ad Andrea Gnassi, Sindaco di Rimini

L’Emilia Romagna è tra le regioni a maggiore sviluppo in Italia, ma la Romagna, stando ai numeri sulla creazione di valore dell’Istat, con conseguenze su salari, reddito familiare e pensioni, resta un po’ indietro. Come commenta questi esiti e quali sono la possibili cause ?

Diciamo che le cause possono essere molteplici, partendo però da un dato statistico consolidato: storicamente, dal boom economico in poi, il dato della Romagna è sempre stato più basso di quello dell’Emilia. E’ chiaro che incide la diversa natura del tessuto economico, più orientato verso la produzione in Emilia e più verso i servizi nell’area costiera della regione. Credo, ad esempio, che non sia un mistero come il tasso di evasione e elusione fiscale nelle aree ad alta concentrazione turistica sia più elevato di quelle caratterizzate da comparti industriali più elevati. Studi dimostrano come nella nostra provincia, per 100 euro dichiarati al fisco 43 sono evasi: su questo fronte il territorio riminese ha forse tra i ‘sommersi’ più elevati del Paese. La controprova è confrontare i dati delle dichiarazioni dei redditi con quelli dei consumi e dei beni e della ricchezza detenuta pro capite: la forbice è molto più larga che in gran parte delle altre province. Una forbice comunque ridotta rispetto a metà degli anni Ottanta, quando sulla riviera dichiarazioni dei redditi ‘da fame’ non collimavano molto con il posto al vertice nella graduatoria delle immatricolazioni di Ferrari o nel consumo di champagne….

Per riequilibrare questa situazione, creare più valore, che vuol  dire migliorare  la produttività dell’economia, avere più  giornate lavorative da offrire ai propri residenti in modo che possano disporre di maggiori redditi,  ci vorrebbero politiche economiche locali, magari col supporto della Regione,  orientate in questa direzione.  Per il territorio di sua competenza  che  idee, progetti o investimenti si potrebbero mettere in campo ?

La situazione va riequilibrata non partendo da dati statistici che devono essere letti in un’ottica più ampia: la decontestualizzazione rispetto al tema dell’evasione fiscale è del tutto fuorviante. Un assetto più equo va ricercato nell’immissione di qualità riguardo il prodotto offerto. Come Comune di Rimini abbiamo messo sul piatto circa 350 milioni di euro per rinnovare e rigenerare l’hardware in ordine a sistema fognario (PSBO), mobilità (TRC), recupero e valorizzazione dei contenitori in centro storico (Teatro Galli, Museo Fellini, Ponte di Tiberio). Tutto ciò nell’ottica di incrementare il tasso qualitativo dell’offerta in modo da essere attrattivi per più giorni all’anno verso quel pubblico internazionale più predisposto alla spesa. Che sia questa la strada giusta lo dimostra l’esempio di RiminiFiera, ora IEG: da quando è sorto il nuovo quartiere fieristico (2001), gli alberghi annuali sono passati da un numero inferiore a 100 a più di 500. La qualità mette in moto un circolo virtuoso che rende più attrattivi, accresce la redditività, allunga i giorni di lavoro e dunque l’occupazione, permette di assorbire le sacche di ‘grigio’ e di ‘nero’ che zavorrano il sistema socioeconomico locale da oltre 60 anni.

Cosa bisognerà fare perché la Romagna parli e si proponga con una voce sola  ?     

Beh..mai come negli ultimi 10 anni il processo di solidarietà e unità tra i diversi campanili della Romagna ha fatto così tanti passi avanti. Penso alla sanità, al servizio idrico, allo stesso turismo con la nascita nel 2017 di destinazione Romagna. Sono processi complessi che incidono nella quotidianità molto più di quello che appare nella lettura degli stessi organi d’informazione. La mia impressione è che a volte per abitudine o stanchezza, gli stessi addetti ai lavori non colgano la solidità di un nuovo percorso che è già avanzato, ancorché non concluso e abbisognante di risposte, ad esempio, su aeroporti, fiere, mobilità. Ma da questo punto di vista la sperimentazione del modello ‘area vasta’ per i servizi primari che si sta portando avanti in Romagna è in un fase molto più avanzata che in Emilia.

Considerando che taluni processi richiedono tempo, il 2030 potrebbe essere un tempo sufficiente per mettersi in pari col resto dell’Emilia Romagna, in specifico con l’Emilia ?    

Viste le considerazioni qui sopra, credo poco utile, se non addirittura sterile, adottare la lettura di ‘chi sta avanti e chi invece insegue’. Ogni territorio ha delle caratteristiche tali, che le stesse statistiche risultano chiavi di lettura insufficienti. Io esprimo un pensiero sia per la Romagna che per l’Emilia: solo la qualità e le politiche di ‘area vasta’ possono allontanare il declino e confermarci con un nuovo chassis, regione leader dell’industria e dei servizi per i prossimi 20 anni. Ma per fare questo occorre spingere sui processi di innovazione. La conservazione ci porta sì e no a girare l’angolo, non il mondo.

Forum chiuso.