"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Imprese, il coraggio di innovare

di Mirco Paganelli

Sempre più imprese della provincia di Rimini fanno innovazione. Dopotutto per far fronte a un mercato sempre più veloce e competitivo, crisi e rinnovamento devono essere in rapporto proporzionale: quando i consumi calano e la domanda cambia, chi offre prodotti aggiornati resta a galla. Ad inizio anno vi abbiamo raccontato come secondo uno studio della Camera di Commercio di Rimini, seppure vi siano sempre più imprese intente a fare investimenti per cambiare pelle, a Rimini ciò venga fatto in maniera più timida rispetto alle altre provincie dell’Emilia-Romagna. In Riviera permane uno zoccolo duro di imprese che non innovano in alcun modo: il 47% del totale (la media regionale è del 39%).
Ricorrere a nuovi software, rendere più efficiente il processo produttivo, consumare meno materie prime… Le risorse messe in campo dalle istituzioni pubbliche per svecchiare chi produce beni e servizi sono importanti; sia per favorire la crescita che per esprimere la propria vicinanza agli imprenditori, generatori di posti di lavoro. TRE ha fatto il giro tra alcune imprese della provincia di Rimini che hanno partecipato al bando della Regione Por-Fesr per lo “Sviluppo innovativo delle imprese – Asse 2” a favore di progetti per l’ICT nelle piccole e medie imprese. Tra chi sarebbe riuscito a fare innovazione in ogni caso e chi ha dovuto abbandonare il progetto per la scarsità dei contributi accordati, le impressioni sono diverse.

 “SIAMO IN CONTINUA EVOLUZIONE”

Aggiornare la tecnologia per chi opera in un settore come quello delle infrastrutture è fondamentale. Nuovi materiali e tecniche costruttive per la riduzione dei costi e degli inquinanti richiedono importanti investimenti. L’azienda Pesaresi Giuseppe spa di Rimini realizza opere edili e stradali, e può contare su un laboratorio di ricerca interno che sperimenta in modalità continua nuove soluzioni tecniche. Quattro i ricercatori impiegati. “È un’evoluzione continua. Per questo il nostro laboratorio è all’avanguardia”, afferma il presidente Alessandro Pesaresi. “Oltre a testare tutti i nostri prodotti, mettiamo alla prova nuovi materiali come il bitume colorato che si sta diffondendo sempre di più”. Parte dell’efficientamento del processo produttivo è volto al recupero di materiale di scarto (il fresato) che permette di consumare così meno energia e perciò di inquinare di meno. “La nuova tecnologia applicata agli impianti consente di recuperare l’asfalto esistente dismesso. Lo strato superficiale delle strade che viene estratto – spiega Pesaresi – è ancora costituito da un materiale nobile che può essere riutilizzato, per questo, una volta lavorato, viene reimmesso nel ciclo produttivo. Così, per produrre nuovo bitume, abbiamo bisogno di meno prodotto vergine”.
Ma gli impianti necessitano di costanti aggiornamenti. Ecco perché la ditta Pesaresi è ricorsa al bando regionale per lo sviluppo delle pmi, ottenendo un contributo importante. Ma assicura il presidente: “Sono investimenti che avremmo fatto in ogni caso. Certo è che potendo contare sul sostegno del Pubblico, si possono fare progetti ancora più ambiziosi. Grazie al finanziamento possiamo realizzare le migliorie previste in maniera completa”. Per la fase finale della candidatura si sono avvalsi del supporto della Unindustria di Rimini dopo aver completato autonomamente, senza ricorrere a consulenti esterni, la compilazione della domanda. Con la pesante crisi del settore edile degli ultimi anni, “Abbiamo deciso di non piangerci addosso”, prosegue il presidente. Come? “Iniziando a guardare ad altri mercati e ad altre tipologie di lavoro. Siamo riusciti a cambiare pelle e ad approfondire il nostro know-how, in particolare grazie alle commesse nel settore delle autostrade. Specializzarsi in quella fetta di mercato è stato importante”.

UNA NICCHIA DI ECCELLENZA

Nascosta tra le colline del fiume Foglia, a Mondaino sorge un’azienda di strumenti musicali che è riuscita negli anni a conquistarsi nel mondo la nicchia di mercato degli organi classici. Su 60 dipendenti, due terzi sono impegnati in Ricerca e Sviluppo, come ci fanno sapere dall’Ufficio Marketing della Viscount International spa. “La nostra innovazione è sul prodotto. Lo strumento musicale è uno degli oggetti più complessi sul mercato dell’elettronica di consumo perché richiede competenze meccaniche, elettroniche e informatiche. Sia sui software che sull’hardware l’innovazione deve essere molto spinta”. Grazie ad essa hanno potuto registrare un brevetto sulla generazione del suono frutto di una collaborazione con alcune università italiane. L’invenzione più importante sul curriculum è un pianoforte digitale in grado di generare il suono in tempo reale con l’uso di algoritmi matematici complessi a dispetto di tutti i modelli presenti sul mercato che si basano su campionamenti del suono precedenti. “Tutto questo è stato possibile grazie a sette anni di ricerca, un investimento tale che deve ancora essere ripagato”. Ma è sugli organi da chiesa che vanno forte all’estero. Oltre il 70% dei modelli viene esportato, dal Giappone all’Angola. Una linea di produzione a metà tra l’artigianato a l’industriale. Il processo produttivo è infatti di tipo, però le richieste di personalizzazione dei clienti sono tali da portarli a realizzare strumenti su misura.
La Viscount International ha però dovuto accantonare, almeno per il momento, il progetto di un’ulteriore informatizzazione dei sistemi mirata all’automazione del prodotto.
“La nostra domanda di finanziamento è stata accettata dalla Regione Emilia-Romagna, però in misura nettamente inferiore a quella proposta: solo il 25%. Se il contributo fosse stato almeno del 40% saremmo stati in grado di sostenere il resto della spesa, ma a queste condizioni abbiamo dovuto per ora rinunciare alla realizzazione del progetto”.

PRODOTTI SEMPRE PIÙ ON-DEMAND

Sul fronte della fotografia è cambiata l’esigenza delle persone di rivivere i momenti trascorsi. “È cambiato l’approccio alla memoria”, dice Andrea Mainetti, presidente dell’azienda di stampa fotografica personalizzata di Riccione Photosi. “Il numero delle foto scattate è cresciuto di 50 volte negli ultimi dieci anni. La fotografia è diventata un linguaggio diffuso attraverso il quale comunicare le proprie esperienze”. I social network invitano gli utenti ad aumentare il numero di foto scattate – prosegue -, gli amici possono mettere ‘mi piace’ su Facebook ai nostri post riguardo a un concerto che stiamo ancora seguendo. Che risposta può dunque venire dal mondo della stampa professionale? “Abbiamo deciso di andare oltre lo sharing, la condivisione in diretta, per offrire un servizio che trasformi in oggetto fisico i momenti chiave della propria vita. In questo marasma di foto crediamo ci sia bisogno di fissare nella memoria momenti vissuti precisi”. Il risultato è un processo produttivo che vede come output un prodotto diverso dalla stampa tradizionale analogica. Il tutto si fonda sulla customizzazione, la personalizzazione del prodotto. “Il cliente può arredare casa propria per immagini, dal fotolibro alle pareti con prodotti che può costruirsi su misura”. È un settore che si basa sull’innovazione, precisa Mainetti. Per questo bisogna investire. Attraverso i finanziamenti della Regione, Photosi punta a migliorare il design del prodotto attraverso l’introduzione di una tecnica produttiva – detta lean production – che consente di aumentare la flessibilità del processo. “Servono tecnologia e formazione. Avremmo innovato indipendentemente dai contributi pubblici perché pensiamo sia un bene per l’impresa”, spiega il titolare “però occasioni come questa infondono un po’ di fiducia fra gli imprenditori. Per fortuna nella nostra Regione si è incoraggiati a fare impresa”. L’azienda si è avvalsa di consulenti esterni per partecipare al bando. “Bisogna sapersi relazionare con la normativa. Costruire la documentazione necessaria richiede una professionalità specifica”.

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