Imprese di alta tecnologia cercasi

Alla domanda che abbiamo rivolto al Presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccioni (l’intervista è apparsa in TRE di febbraio) circa il sostegno che la Regione potrebbe dare per far crescere nel nostro territorio più occasioni di lavoro qualificato, constatane l’insufficienza come evidenziato da diversi indicatori, la risposta è stata grosso modo di questo tenore: voi non dovete illudere la gente, la manifattura tecnologica è l’Emilia. Rimini ha il suo turismo, ammirato in tutto il mondo, la Regione vi sostiene, a partire dalle infrastrutture, ma non dovete pensare ad altro.

Sarebbe un ragionamento accettabile se i numeri non fossero quelli che sono. Due esempi per richiamare la radicalità del problema: a. lo stipendio annuale medio di un dipendente riminese è di 16 mila euro, quando a Bologna e Modena sfiora 26 mila euro; b. dalla provincia di Rimini sono emigrati 26 mila persone, in prevalenza giovani e preparati, il dato regionale più elevato in rapporto alla popolazione.

Che tra le due cifre ci sia una relazione è altamente probabile. Anzi, quasi sicuro. Ma qual’è la causa di un così grande distanziamento tra province della stessa regione ?  Una struttura economia diversa. Il turismo produce tanto lavoro, soprattutto per giovani e donne, ma di qualità medio-bassa, oltre ad essere prevalentemente breve e stagionale (per otto lavoratori/trici su dieci).

Qualità e quantità del lavoro che si riverbera negli stipendi annuali medi locali:  26 mila euro nel manifatturiero, 8 mila euro nell’industria turistica (comprende alloggio e ristorazione). Il primo in linea con le migliori retribuzioni regionali, i secondi molto meno.

Certo la brevità del lavoro nel turismo tira giù tutte le medie. Questo è vero, ma non è sufficiente.

Perché se mettiamo a confronto gli stipendi dei contratti di lavoro a tempo indeterminato, togliendo tutto quello che è breve e stagionale, del manifatturiero e del turismo scopriamo che i primi salgono a 28 mila euro, mentre i secondi non arrivano a 15 mila euro. Quasi la metà.   

In sostanza, ci vogliono due stipendi di occupati stabili nel turismo per fare quello di un dipendente nella manifattura.    

Si, nel turismo c’è del nero più che nella manifattura, ma non basta a coprire la distanza. Soprattutto, il lavoro nero non è un lavoro che possa essere definito buono, senza considerare le ricadute che avrà, versando meno contributi, sulle future pensioni (che infatti sono, anche queste,  più basse).

Come, allora, ricucire le distanze che ci separano dai migliori risultati delle province emiliane ?

Agendo su due fronti: con l’iniezione di una forte dose di innovazione (digitale e non) in tutti i servizi turistici, se necessari abbattendo qualche centinaio di hotel fuori mercato, tale da consentire prezzi più remunerativi. Unito a nuovi obiettivi di destagionalizzazione, per allungare ulteriormente la stagione oltre il balneare; puntando su nuovi settori di attività, anche nella manifattura avanzata (l’opinione che a Rimini la manifattura sia una attività secondaria non ha nessun riscontro reale) capaci, nel medio periodo, di creare una nuova e qualificata offerta di lavoro.

L’idea, che spesso si sente ripetere, della presunta vocazione “naturale”, a parte la spiaggia che non può avere Modena, che impedirebbe di pensare in altre direzioni, è solo pigrizia culturale, che purtroppo hanno tanti riminesi, in una epoca in cui i vantaggi competitivi si possono influenzare con politiche adeguate. Ha scritto Enrico Moretti, italiano docente in USA ed autore di La geografia del lavoro:  “A San Francisco il turismo è l’industria principale, assieme all’high tech, quindi possono convivere”. Ecco, a noi manca l’alta tecnologia. Quella che paga meglio e concede spazio alle migliori competenze.