"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Imprenditorialità giovanile in discesa

Per delineare meglio il contesto di riferimento facciamo un breve ripasso della condizione dei giovani in provincia di Rimini: nel 2010, più di un giovane con meno di 24 anni su cinque era senza lavoro, purtroppo in linea con il dato regionale e nazionale. Per le donne la situazione va ancora peggio, perché in questo caso è senza lavoro una giovane su tre.  Per avere una idea del deterioramento della condizione giovanile provinciale è sufficiente ricordare che nel 2005 i giovani disoccupati erano meno di uno su dieci.  Siamo in attesa di conoscere cosa sia  successo nel 2011 (in Europa risulta senza lavoro un giovane su cinque, in tutto 5 milioni), ma tutto lascia presagire che la situazione si sia ulteriormente deteriorata.

Al punto che dal 2008 è iniziata una vera e propria emigrazione di giovani dalla provincia di Rimini. Infatti, nel periodo 2005-2010, sono stati in 650 ad aver chiesto la cancellazione  dall’anagrafe del comune di residenza, soprattutto dopo lo scoppio della crisi nel 2008, per trasferirsi  in un Paese estero. Circa la metà sono donne. Numero che si riduce a  400 se si escludono quanti/e hanno scelto, come Paese di destinazione,la vicina Repubblicadi San Marino. Ma pur sempre un fenomeno senza precedenti  negli ultimi decenni.

Perché succede ?  Principalmente per mancanza di opportunità.  Soprattutto sul terreno dell’offerta di lavoro ad alto contenuto di conoscenza (e il turismo, da questo punto di vista, ne offre relativamente poco). Non è un caso se Rimini, ben prima della crisi, sia costantemente  la provincia con le minori opportunità d’impiego per i giovani laureati locali: sugli oltre 1.300 laureati l’anno le imprese del territorio al massimo ne chiedono, negli anni buoni, 400. Cioè meno di un terzo. Per il resto non c’è niente e a parte qualche iniziativa, meritoria ma sporadica, il tema non è mai entrato tra le priorità nell’agenda dei decisori locali, pubblici e privati.

Così è altamente probabile che ad andarsene siano i giovani con maggiori capacità, compresa quella di sapersi orientare meglio, perché conoscono le lingue, nel mercato globale del lavoro e delle occasioni di fare impresa, vivendo in un Paese che già prima di creare qualsiasi cosa oltre ad una asfissiante e recalcitrante burocrazia, spesso inutile, comincia subito a chiederti di pagare una bella lista di parcelle (del notaio per fare una impresa, ecc.)  e imposte.  Il nuovo Governo Monti sembra orientato a ridurre qualche svantaggio sul fronte dell’avvio di nuove imprese da parte dei giovani, ma staremo a vedere.

Intanto si può dire, almeno per la provincia di Rimini, che dopo il tetto massimo toccato nel 2006,  la presenza di giovani imprenditori  al di sotto dei trent’anni è in diminuzione: nel 2006 avevano superato il 6 per cento del totale (3.552 su 58.135), per scendere nel 2010 al  4 e mezzo per cento (2.694 su 59.262).  Dove non conta tanto il calo percentuale, pur significativo, ma quello assoluto (meno 858).   Perché questo vuol dire che senza un adeguato ricambio generazionale si sta andando nella direzione di un invecchiamento del tessuto imprenditoriale locale, ponendo molte incognite sul futuro dello sviluppo di questo territorio.  Invecchiamento che nemmeno l’incremento dell’imprenditoria degli immigrati, in crescita e notoriamente formata da persone giovani, riesce più a riequilibrare.  Tesi confermata dai numeri: infatti l’imprenditoria con più di cinquant’anni che nel 2005 rappresentava il 41 per cento del totale, nel 2010 è  salita al 46 per cento. E quella degli ultrasettantenni addirittura ha fatto un balzo del 48 per cento (da3.292 a4.881).  In sintesi: la provincia di Rimini sta camminando verso un tessuto imprenditoriale costituito sempre più da senior che da junior. Ma così viene meno il ricambio e l’energia dei giovani. Una situazione che meriterebbe qualche attenzione e qualche risposta in più.

Perché la situazione, nonostante un certo calo delle imprese formate da giovani si registri anche a livello nazionale,  non è buona nemmeno quando viene messa a confronto col resto d’Italia, dove questa provincia, stando all’Osservatorio sull’imprenditoria giovanile di Unioncamere, con 9,1  imprese con titolare under 35 ogni cento, si posiziona al 91mo posto nella graduatoria delle province italiane e al di sotto della media nazionale.

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