"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Immigrati imprenditori

In provincia di Rimini, con l’arrivo dei sette comuni dell’Alta Valmarecchia, i residenti sono circa 330 mila. Di questi, poco più di 33 mila, giusto il 10 per cento (media europea 9,4 per cento, Emilia Romagna 11), sono cittadini residenti originari di altri Paesi. La metà stanno nel comune di Rimini. Molti di loro svolgono un lavoro dipendente (è straniero un avviato al lavoro su tre dei  primi nove mesi di quest’anno), ma un discreto numero, in crescita, ha anche messo in piedi attività imprenditoriali. Così gli imprenditori stranieri che rappresentavano il 6 per cento del totale dell’imprenditorialità provinciale nel 2005,  si sono avvicinati al 9 per cento a fine 2011.  Attualmente, in valore assoluto, su poco meno di 60 mila imprenditori attivi in provincia di Rimini, gli stranieri hanno superato quota 5 mila, di cui 4 mila provenienti da paesi non dell’Unione Europea.  E la loro crescita non si è interrotta nemmeno con la crisi, anzi, nel 2009, hanno contribuito a ridurre le perdite.  Le imprese rette da stranieri sono 3.621, il 10 per cento del totale,  il grosso nelle costruzioni,  seguite dal commercio. Prevalentemente sono ditte individuali.

Nel gruppo dell’imprenditoria straniera di  Rimini poco meno di un quarto sono originari di un Paese dell’Unione Europea, principalmente la Romania, mentre tutti gli altri hanno altre provenienze, con in testa l’Albania (724),la Repubblica di San Marino(431), la Svizzera (379), la Cina (304), il Senegal (234),  il Bangladesh (208), il Marocco (145) e  a seguire tutti gli altri.

 

Le donne, tra gli imprenditori immigrati,  coprono meno di un terzo del totale.

Tra i settori privilegiati dall’imprenditorialità immigrata ci sono le costruzioni (1.534 imprenditori), il commercio (1.500) e  più lontano alberghi e ristoranti (581), attività manifatturiere (318) e immobiliari (221).

Per classi di età è interessante rilevare che due terzi degli imprenditori immigrati ha un’età compresa tra 30 e 49 anni, mentre sono meno del 10 per cento quelli che hanno meno di trent’anni.    Nessuno è sotto i 18 anni, e questo è comprensibile perché prima di avviare una qualsiasi attività è necessario un periodo di conoscenza della nuova realtà in cui si è deciso di inserirsi.

Sono invece più “anziani” gli imprenditori nazionali riminesi, dove solo il 50 per cento ha  meno di 49 anni (contro i tre quarti degli immigrati), mentre tutti gli altri li superano. Così dagli immigrati viene anche una spinta al ringiovanimento della categoria imprenditoriale. Almeno dove sono più presenti.  Ultimo, ma non meno importante, e forse spiega in parte il loro dinamismo, una buona metà degli immigrati in Italia (un terzo in Europa)  sono sovra qualificati rispetto al lavoro che svolgono.

BOX

Le rimesse degli immigrati

Come avveniva per gli italiani emigrati all’estero, anche i nuovi migranti sentono come un imperativo categorico inviare alle proprie famiglie, rimaste nel paese d’origine, quello che possono.  E’ un modo, molto più efficace di qualsiasi cooperazione, per aiutare le loro famiglie a stare meglio, e a volte anche ad intraprendere attività economiche.

Secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat, l’agenzia statistica dell’Unione Europea, nel 2010 i lavoratori stranieri presenti nei 27 Paesi dell’Unione hanno inviato a casa 31,2 miliardi di euro, di cui 22,3 miliardi fuori dai confini d’Europa. Sono un po’ meno del 2008, perché la crisi si è fatta sentire anche per loro.

Dall’Italia, nel 2010, le rimesse degli immigrati sono state pari a 6,5 miliardi di euro, duecento milioni di euro in meno dell’anno prima e pari allo 0,41 per cento del Pil nazionale. In termini pro capite sono 1.500 euro l’anno circa per immigrato regolarmente presente in Italia.

Dall’Emilia Romagna, sempre nel 2010, le rimesse sono state 462 milioni di euro, il 12 per cento in più del 2009.  Per lo stesso anno, dalla provincia di Rimini sono state inviate nei luoghi d’origine 29 milioni di euro, in aumento del 5 per cento sull’anno prima ed equivalente a 963 euro per immigrato residente.  Dopo Ferrara (1.820 euro) e Bologna (1.547 euro) il terzo importo pro capite in regione

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