"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Il valore aggiunto non è nel reddito (dichiarato)

La storia viene da lontano e non accenna a ridimensionarsi: stiamo parlando della discrepanza persistente tra la capacità di produrre ricchezza (valore aggiunto) delle province dell’Emilia Romagna, Rimini compreso,  e  gli importi che compaiono nelle dichiarazioni dei redditi.

Materia in cui la Romagna pare presentare una propensione particolare: infatti è nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini dove la distanza tra valore aggiunto e dichiarazione dei redditi  si fa più evidente.

I dati che si riferiscono al 2014 sono illuminanti: la provincia di Rimini, con un valore aggiunto pro capite di poco superiore a 25 mila euro è 38ma nella graduatoria nazionale delle 110 province, ma scivola al 67mo posto per reddito medio dichiarato al fisco. Cioè 29 posizioni più sotto.

La provincia di Ravenna è 17ma per produzione di ricchezza, ma 41ma per dichiarazione dei redditi. Forlì-Cesena  è 25ma per valore aggiunto e 56ma per gli importi dichiarati.

Non avviene lo stesso per le province dell’Emilia, dove lo scostamento tra le posizioni in graduatoria dei due indicatori  è minimo,  quando, com’è il caso di Piacenza e Bologna, addirittura coincide (Bologna è terza in entrambi e Piacenza 19ma).

Come spiegare questo diverso comportamento ?   Probabilmente per la diversa struttura dell’economia.  L’Emilia è più manifatturiera,  con imprese più grandi e strutturate, mentre in  Romagna  è maggiore la presenza dei servizi, a cominciare dal turismo,  con aziende piccole, spesso individuali e meno formalizzate.  Questa volta la crisi non c’entra, perché era così anche dieci anni fa, quando l’economia girava.

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