"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
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Il turismo riminese tra passato e futuro

di Alessandra Leardini

Turismo – Giovedì 11 gennaio, a Innovation Square, si è riaperta una bella tradizione riminese persa da decenni, forse: quella di parlare di turismo a stagione ferma. Lo hanno sottolineato molti dei relatori e partecipanti all’evento organizzato da TRE per lanciare il suo nuovo libro-inchiesta, il secondo dopo Rimini, 10 anni di economia uscito tre anni fa in occasione del decennale della rivista. L’autore e direttore di TRE Primo Silvestri ha tracciato un confronto tra il territorio riminese e chi oggi è al primo posto nel mondo per competitività nel turismo: la Spagna.

Insieme a lui, tra i relatori, Paolo Audino, International Development Director di Italian Exhibition Group, Francesco Maria Barbini, Centro studi avanzati sul turismo, docente Università di Rimini, Bonfiglio Mariotti, Amministratore Delegato Bluenext, Giovannino Montanari, Presidente Montanari Tour, Franco Raffi, coordinatore sede Rimini Confindustria Romagna, e Mauro Santinato, Presidente Teamwork.

Santinato, in particolare, ha tracciato un quadro piuttosto critico riallacciandosi ai punti critici del sistema emersi dalla pubblicazione di TRE. “Operiamo in un settore economico – ha detto – che non conosce crisi nonostante tutto ciò che dall’attentato alle Torri gemelle di New York, nel 2001, è successo a livello mondiale. Il turismo ha continuato a crescere a livello internazionale ma questa crescita – ha aggiunto – non si è vista a Rimini in termini di redditività”.
Santinato parla, in riferimento al capoluogo, di una città bipolare che tanto ha fatto negli ultimi anni, e sta ancora facendo, per il suo centro storico e la sua veste culturale e artistica (dalla riapertura del Galli al nuovo Fulgor) ma che, dall’altra parte, è rimasta immobile al di là della ferrovia, nella sua parte a mare. E snocciola dati. “In trent’anni hanno chiuso 800 alberghi, solo due sono stati costruiti dal nulla (Savoia e I Suite), tutti gli altri sono stati ristrutturati in parte. Dal picco del 1987 quando registravamo 1.724 hotel, oggi siamo scesi a meno di 900. Ci sono più di 100 hotel in vendita ma non li vuole nessuno. E il 70% delle aziende in affitto sono andate a non romagnoli”. Il problema per Santinato è che con un hotel a Rimini non si guadagna: il fatturato medio di 1000 camere vendute a giugno, a Rimini, è di 78mila euro contro i 130mila di Jesolo e i 191mila di Forte dei Marmi, solo per fare qualche confronto con alcune delle più agguerrite concorrenti italiane.

Critico anche Bonfiglio Mariotti che tempo fa con la sua azienda Bluenext aveva cercato, invano, di creare una divisione specializzata nella digitalizzazione delle imprese turistiche. “Allora solo il 40% degli hotel a Rimini aveva un sito internet e tra questi, nel 90% dei casi si trattava di siti statici, enza un servizio di prenotazione on line”. Questo tre anni fa, ma, aggiunge Mariotti, “la situazione oggi non deve essere migliorata granché”.

“Delle prospettive di miglioramento ci sono sicuramente” ha sottolineato Paolo Audino di IEG evidenziando il prezioso apporto dei privati al sistema turistico. “IEG e la Fiera di Rimini stanno lavorando per aumentare le presenze sul territorio, in particolare dall’estero”. Il segreto? “Capire cosa vuole il turista: negli anni ’60-’70 i privati hanno investito e creato un prodotto turistico che allora andava bene così. Sono stati bravi e fortunati. Oggi non è più sufficiente questo. Non c’è più nulla di scontato. Il mercato cambia a velocità ormai trimestrale”.

Franco Raffi di Confindustria ha ribadito più volte la necessità di fare sistema per centrare l’obiettivo principale: far arrivare a Rimini e in Romagna più turisti esteri. Un importante nodo da sciogliere è l’accessibilità. “Quello di Rimini è oggi l’unico aeroporto attivo in Romagna, una risorsa per Bologna e non una terra di conquista” ha affermato in riferimento alla decennale guerra degli aeroporti in regione.

Ottimista l’analisi del docente universitario del Campus di Rimini Francesco Maria Barbini. “In questo territorio c’è un know-how, ereditato dal passato, che tutti ci invidiano e che non ha solo il laureato che esce dal corso di Economia del Turismo. Non distruggiamo le tradizioni del passato, l’ospitalità tipica romagnola è un valore”.

Giovannino Montanari di Montanari Tour, tra i primi tour operator ad aver portato a Rimini il turismo della terza età (oggi “turismo sociale”) ha chiesto più attenzione da parte delle istituzioni pubbliche e dei privati a questo segmento, oggi in crescita, in linea con l’incidenza sempre più alta degli over 65 sulla popolazione e sul mercato turistico.

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