"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

agosto: 2017
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Il turismo guardando al 2030

Per scrivere del nostro turismo, bisogna prima prendere visione del contesto in cui si inserisce, perché solo così si riuscirà a comprendere se stiamo andando più o meno bene.  A fine 2016 i viaggiatori del mondo che avranno passato almeno una notte in albergo sono prossimi a 1,2 miliardi, di cui poco più della metà in Europa. Nel 2030 ne sono previsti 1,8 miliardi, con una crescita annuale media tra il 4-5 per cento. In questo scenario le destinazioni emergenti (sud est asiatico soprattutto)  cresceranno il doppio rispetto le economia avanzate.

La ricchezza globale creata, ogni anno, da questo enorme movimento di persone ascende a 1.136 miliardi di euro (per intenderci, qualcosa come i due terzi del pil italiano) e rappresenta il sette per cento di tutte le esportazioni mondiali.

La Riviera di Rimini e della Romagna è allineata con questo trend ?  Non si direbbe.  Perché se è vero che, nel primo caso, gli arrivi sono in costante crescita (3,5 milioni),  i pernottamenti di fine 2016  sono all’incirca gli stessi di dieci anni addietro (15,5 milioni), ma anche un paio di milioni in meno degli anni ottanta del secolo scorso. Quindi, più che avanti, la provincia di Rimini, restando comunque  una meta molto frequentata, è tornata indietro.

Non hanno fatto grandi progressi nemmeno le tre province della Romagna (Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini), che insieme fanno oggi un milione di pernottamenti in meno dell’anno duemila (27,8 milioni nel 2000;   26,8 milioni nel 2016).

I visitatori stranieri che nel 1980 coprivano il 38 per cento di tutti i pernottamenti riminesi, nel 2016 si fermano al 23 per cento. In Romagna al 22 per cento. Discesa relativa ma anche assoluta, con un calo netto di pernottamenti che in termini economici si traduce in deficit di spesa sul territorio di parecchi milioni di euro.

Insomma, a Rimini e in Romagna, dell’aumento del turismo che si è registrato nel mondo c’è poca traccia.  Per un confronto si consideri che in Spagna, nel 2016, i visitatori stranieri sono aumentati del dieci per cento e la cifra spesa in quel Paese poco meno. Non a caso la Spagna si è confermata, anche per il 2017, al vertice della competitività turistica.

Preso coscienza, negli anni sessanta del secolo scorso, che il turismo balneare lasciava vuoti gli alberghi per troppi mesi l’anno, si optò, saggiamente, per una politica di destagionalizzazione. Da qui la costruzione della prima Fiera e l’organizzazione di congressi. Poi è venuta una nuova fiera e un nuovo palazzo dei congressi. Impegni necessari per restare competitivi. Ciononostante  i pernottamenti fuori stagione (da ottobre ad aprile dell’anno successivo),  dopo aver toccato il massimo nel 2007 (14 per cento del totale), sembrano aver raggiunto un tetto che, causa anche la crisi, non verrà più superato (almeno finora).

Due, quindi, le prime criticità cui guardare, in una prospettiva di rilancio del turismo a Rimini e in Romagna: minore competitività all’estero; necessità di attivare nuovi segmenti  turistici (oltre al fieristico e congressuale) per riempire i vuoti del fuori stagione.

Tra i fattori della minore competitività sicuramente sono da annoverare: i collegamenti (l’80 per cento dei turisti stranieri in Spagna viaggia in aereo, quando sono meno di un quinto a Rimini, ed è di inizio maggio 2017 l’annuncio della cancellazione dei collegamenti aerei con la Germania), l’innovazione nei servizi (in Giappone sono stati inaugurati i primi hotel gestiti quasi interamente da robot), la poca attrattività  verso gli investimenti esteri (easyHotel e Thomas Cook, due grossi operatori turistici inglesi, di recente hanno annunciato importanti investimenti in Spagna, pensando, ovviamente, ai tanti connazionali che la visitano).

Ultimo, non meno importante, c’è il tema di Airbnb, questa nuova forma di ricettività che, secondo uno studio di Morgan Stanley Research,  nel 2016 è stata utilizzata dal 16 per cento dei viaggiatori, che diventeranno il 25 per cento nel 2017.  Una modalità, presente anche il loco, che sicuramente andrà regolata, ma anche valorizzata (se non si vogliono perdere altri importanti segmenti turistici).

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