"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Il trasporto pubblico è poco attraente, nonostante le auto

Anche quest’anno torna, dal 16 al 22 settembre, la Settimana europea della mobilità sostenibile (http://www.mobilityweek.eu/join-us/theme-2012/) e per TRE diventa l’occasione per fare il punto sullo stato della nostra mobilità e sugli eventuali cambiamenti che fossero intervenuti o necessari.

Cominciamo dalle fondamenta, cioè dalle infrastrutture di base (strade, porti, aeroporti, ecc.): la provincia di Rimini è ben fornita di quasi tutto, nel senso che le sue dotazioni superano il dato medio nazionale e qualche volta anche regionale, ad esclusione della rete stradale che risulta invece un po’ carente e sottodimensionata. Un ritardo che comunque si trascina da lungo tempo.

La mancanza di strade non ha però impedito ai residenti  di possedere 61 auto ogni cento abitanti, che è la stessa media nazionale,  mentre alcune grandi capitali europee (come Londra, Parigi e Berlino) si fermano a valori molto più bassi (32 auto/100 ab circa). In totale le autovetture circolanti in provincia di Rimini sono 201 mila (la popolazione è di 323 mila), di cui un terzo immatricolate prima del duemila quindi più inquinanti (in Italia i trasporti sono responsabili dell’emissione del 24 per cento dei gas serra) e otto su cento di cilindrata superiore a 2000 cc., mentre  sommando tutti gli altri veicoli si arriva a circa 300 mila mezzi in circolazione.

Se è possibile la situazione diventa ancora più pesante quando  il numero dei veicoli in circolazione (si calcolano i mezzi adibiti al trasporto di persone e merci) viene rapportato alla superficie dei comuni capoluoghi,  per ottenere un indicatore che prende il nome di “densità veicolare” e che misura, appunto, quanti mezzi  ci sono per ciascun km2 di territorio.

Si scopre così che la densità veicolare di Rimini, nel 2011,  è di 966 auto per km2, dopo Bologna vicina  a 2 mila, la seconda più alta della Regione.  In Romagna,  Forlì ha una densità veicolare di 435 e Ravenna di appena 214 veicoli/km2, risultando la più bassa.

Una rete stradale limitata  (che non vuol dire che sia un male) e tante auto, cui d’estate si aggiungono quelle dei turisti perché il 70 per cento degli oltre 3 milioni di visitatori annuali della Riviera arriva con mezzi propri (indagine Provincia ottobre 2011, ma in Italia è il 77 per cento), infatti ad agosto si registra anche il picco degli incidenti stradali, dovrebbero spostare l’ago della bilancia verso forme di mobilità alternative alle auto, a cominciare da un uso maggiore dei trasporti pubblici.

Però così non è, perché nonostante le linee del trasporto pubblico locale (TPL) in rapporto all’estensione territoriale siano rimaste, negli ultimi dieci anni, le stesse, dopo un lieve calo a metà del duemila e il numero degli autobus ogni 10 mila abitanti pure (ci sono 10 bus/10 mila ab., tra i valori  più alti in Regione), potendo inoltre contare con un’alta densità delle fermate, i passeggeri del trasporto pubblico non fanno che scendere: erano 99 l’anno per ogni residente nel 1999, sono diventati 85 nel 2011, senza aver mai mostrato una inversione di tendenza.  La media nazionale 2011 è di 228 passeggeri per abitante l’anno, in aumento rispetto ai primi anni del duemila, a Bologna 244.

Segnale evidente (ma basta osservare i bus semivuoti, con qualche eccezione, per rendersene conto) che qualcosa non va, nonostantela Regione EmiliaRomagnaabbia speso, nel 2010, per viabilità e trasporti ben 53 euro per abitante,  in assoluto la voce d’investimento pro-capite regionale più elevata (Banca d’Italia sull’economia regionale 2011, pag.80),  e abbia contribuito ai servizi del trasporto della provincia di Rimini con oltre 14 milioni di euro, segnando una crescita costante sugli anni precedenti ( RER, Rapporto mobilità, maggio 2012).

Ultimo, la spesa per il contratto di servizio del TPL costa a Rimini 1.064 euro ogni  cento abitanti, meno dei 2.501 euro di Parma, ma più del doppio di Reggio Emilia e Bologna (Indagine Sole 24 Ore del 23/7/2012).

Urge quindi trovare soluzioni che  spingano per una diversa mobilità, privilegiando forme meno invasive e ingombranti delle auto (un’auto occupa in media 10 m2) e più rispondenti alle richieste dei residenti, dei visitatori  e dell’Europa.

A Nantes, città francese eletta capitale verde d’Europa 2013, dove il 95 per cento dei residenti vive a meno di300 metridalla fermata del trasporto pubblico, il piano per la mobilità sostenibile prevede il sostegno al carsharing (si prende secondo le necessità senza possederla), al carpooling (condivisione dell’auto, per esempio per andare al lavoro), l’affitto di biciclette e tanta informazione intelligente (ingrediente necessario per costruire città pure loro intelligenti).

A Toronto (Canada), per ridurre gli spostamenti coi mezzi privati, si punta invece sulla mobilità pubblica elettrica.

 

 

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