"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Il tirocinio va di…moda, l’assunzione meno

di Marzia Caserio

Tra la teoria e la pratica c’è di mezzo il mare. Anzi, lo stage. Oggi parlare di lavoro senza parlare di stage è quasi impossibile, soprattutto se si tratta di professioni mirate e altamente specializzate come quelle nel campo della moda. Secondo la ricerca condotta dall’Almalaurea di Rimini, l’83,3% dei neolaureati presso il corso di Cultura e Tecniche della Moda di Rimini, in tre anni riescono a trovare una collocazione professionale nel settore attinente. Sempre in base al report, Rimini si piazzerebbe al terzo posto, dopo Milano e Firenze, come polo formativo per le professioni legate al fashion.  Sarà davvero così? Qual è il rapporto neolaureati-occupazione nelle aziende di moda del nostro territorio?
Dall’Università la risposta è certa: “In questi ultimi anni siamo riusciti a creare una buona rete tra università e aziende del settore, partendo da un tirocinio formativo per poi offrire un reale sbocco professionale agli studenti”, spiega Lorenzo Succi, direttore di Unirimini.
A sostenere la tesi dello stage è Angela Col, responsabile risorse umane dell’azienda Mf Girbaud di San Giovanni in Marignano: “Arrivano da noi che non hanno cognizione di che cosa voglia dire lavorare in un’azienda grande. Noi siamo in grado di trasferire delle conoscenze e delle abilità”. Nonostante le buone intenzioni finora questa azienda non ha mai assunto però figure provenienti dal corso di laurea di Rimini. “Siamo una realtà molto giovane, abbiamo aperto nel 2007 – ricorda la dirigente – e poi finora abbiamo necessitato di figure più specializzate e capaci come quelle provenienti dallo Iet di Milano. Il punto è che qui a Rimini mancano dei poli didattici specializzati e quindi siamo costretti ad attingere altrove”, chiarisce Col. Le figure richieste in un’azienda di moda sono diverse: dal modellista, che dopo la scuola ha bisogno di cinque anni di formazione, ai sarti in via d’estinzione, ai profili tecnici di produzioni, quelli che in teoria dovrebbero essere ricoperti dai nostri freschi laureati.
“Abbiamo assunto diversi tirocinanti che poi sono entrati nell’ufficio prodotto, ovvero dove si sceglie e si verifica il materiale. Finora, nonostante la crisi, c’è stata una buona sinergia tra università e azienda”, racconta Angelo Della Biancia dalla nota Aeffe di San Giovanni in Marignano. Proprio qui, dove si producono e confezionano gli abiti Ferretti e di altre note marche, sono diverse le ragazze che hanno realizzato il loro sogno nel mondo della moda. “Ovviamente per tutti gli altri mestieri siamo a secco. Nel nostro territorio non c’è uno storico per modellisti, per non parlare dei sarti, siamo proprio a lume di candela, la sarta più giovane ha 45 anni”.
Nell’azienda Fuzzi non si respira invece un’aria d’intesa. “Finora non abbiamo mai assunto ragazzi provenienti dal corso di moda di Rimini. Ci basiamo sui curriculum che ci arrivano, ma soprattutto sull’esperienza e a volte scegliamo chi ha già svolto diversi anni il mestiere”, spiega Barbara Benetti dell’Ufficio Personale.
Insomma, se il tirocinio procede tra alti e bassi, il lavoro un poco meno. Come mai? “E’ bene ricordare – conclude Succi – che il livello di occupazione non va calcolato solo sulla nostra provincia, magari chi si è laureato a Rimini è andato a lavorare a Roma o a Milano o in un’altra città, o addirittura all’estero” Riminesi destinati a fare i bagagli?

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