"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Il territorio: una risorsa che può dare di più

Al di la delle rassicurazioni di facciata, oramai sono in tanti (Camera di Commercio, Banca d’Italia, Istat, Fondo Monetario Internazionale, Ocse, ecc.)  a ricordarci che la nostra economia, nazionale e locale, se non proprio ferma ha una ripresa debole e stenta a tornare ad un ritmo di crescita accettabile. Accettabile vuol dire innanzitutto capace di creare un discreto numero di nuove opportunità di lavoro, per tutti, ma in modo particolare per i giovani. Non è una condanna inevitabile, la Germania, dove i salari sono il doppio dell’Italia e i giovani sono aiutati ad uscire di casa, sta correndo a  ritmi quasi asiatici  (intorno al 5 per cento), dimostrando che si può crescere. Ma per farlo, anche in tempo di crisi, ha continuato ad investire sui giovani, nell’istruzione, nella cultura, nella ricerca, nell’alta tecnologia, nelle nuove energie (chiudendo col nucleare), nelle infrastrutture digitali, nella qualità di prodotti e servizi.  Esattamente quello, con le dovute eccezioni, che non si è fatto, o almeno non a sufficienza, in Italia e in questa provincia.

 Da qualche settimana è  iniziata, sulla Costa riminese,  una nuova stagione turistica. Il turismo, sarebbe meglio i turismi, è una nostra risorsa importante che potrebbe però dare ancora di più.  Stabilizzati, da qualche anno, intorno ai 15 milioni di presenze, di cui un quinto stranieri, quando erano quasi il doppio nel 1980, sta crescendo la componete fieristica e congressuale, che è anche la più ricca in termini di spesa per visitatore, ma sono ancora al di sotto delle loro potenzialità il turismo della salute e del benessere (per mancanza del tanto promesso Polo del benessere) e quello legato all’entroterra, ora impreziosito dall’arrivo di nuovi splenditi paesaggi come sono l’Alta Valmarecchia. Se ne parla da tempo ma i risultati, per una carente definizione del prodotto (che non può essere ridotto a puro escursionismo) e di marketing,  sono ancora deludenti.  Ci vorrebbe una strategia chiara e almeno un piano pluriannuale,  che stenta però a venire alla luce.  

Ritardi che frustano tante energie e si traducono in perdite economiche se è vero, come riporta l’ultimo (del mese di maggio) Eurobarometro dell’Unione Europea dedicato all’atteggiamento degli europei verso il turismo, che più di un terzo dei vacanzieri del vecchio continente va in vacanza per “riposo e svago” e solo uno su cinque preferisce “il mare e il sole” (i giovani più degli anziani).  A rinforzare la prima scelta interviene anche  il fatto che uno su tre  utilizza parametri di attrattività ambientale come fattori chiave per la scelta della destinazione. E per la prima volta dopo tanti anni calano, a vantaggio dei voli a basso costo, gli europei che scelgono l’auto per recarsi in vacanza.

Nel 2011 quattro europei su dieci dichiarano di preferire le vacanze nel proprio paese, ma un numero altrettanto ampio si muoverà in Europa e fuori. Italia, Spagna e Francia, nell’ordine, rimangono  le destinazione preferite per le vacanze 2011.

La fonte di informazione per la scelta della destinazione vede al primo posto le raccomandazione di amici e colleghi, ma subito dopo le notizie raccolte su Internet.  E questo rimanda al tema dell’innovazione, nella presentazione, nella  ricettività, nella comunicazione turistica.  Una pluralità di strumenti (internet, collegamenti senza fili, prenotazioni on line, ecc.),  sempre più indispensabili per rimanere sul mercato e per riconquistare le quote di turisti stranieri, che per il turismo equivale ad una esportazione di servizi.

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