"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

Settembre: 2020
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Il riciclaggio: più pericoloso con la crisi

Evasione, elusione, erosione, nero, grigio e illegale, sono alcuni dei modi comunemente utilizzati per indicare segmenti di economia irregolare, quando non criminale. Che circola, entra nella tasche di imprese e residenti, ma non nelle statistiche. Eufemisticamente viene ufficialmente definita economia non osservata e rappresenta intorno all’11 per cento del pil nazionale. Termine, non osservata, che da più l’idea di una svista che di un fenomeno di sottrazione di risorse pubbliche, indispensabili per pagare tanti servizi (scuola, sanità, ecc.) utili a tutti.  E di cui tutti usufruiscono, pensiamo ai ricoveri ospedalieri di questi giorni,  anche quelli che non contribuiscono.

Ultimamente, il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato ha lanciato un allarme per evitare che qualcuno, con denaro sporco, si approfitti di aziende in difficoltà per comprarsele, riciclando denaro, a prezzi di realizzo.

L’ultima Relazione governativa 2018 sull’economia nazionale non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva  quantifica l’evasione tributaria e contributiva annuale media, nel triennio 2013-2015,  in complessivi 109 miliardi di euro, di cui 35 milioni di euro di IVA e 33 milioni di Irpef  a carico del lavoro autonomo e d’impresa.  Le imposte più evase sono: l’irpef nel lavoro autonomo e d’impresa (68%), il canone Rai (35%), l’IVA e l’ IMU, entrambi rispettivamente per il 27%.

Ecco, questo è il mare in cui nuotano i tanti protagonisti, persone e imprese, dell’economia eufemisticamente definita non osservata, in realtà sommersa e in nero.

Economia stimata, in Emilia Romagna, sopra il 12 per cento del valore aggiunto totale, che corrisponde, grosso modo, per dare una idea, al contributo al pil dell’intero settore turistico regionale.

Non potendo far circolare alla luce del sole denari ottenuti per vie traverse, diventa obbligatorio  trovare delle scappatoie, illegali o sul filo dell’illegalità.

Il riciclaggio, monitorato dalla Banca d’Italia, si occupa di questo. Il fenomeno, almeno le segnalazioni che banche e professionisti inviano alla Banca, è indubbiamente in crescita. Come mostrano i dati dell’ultimo decennio (2009-2018), periodo in cui le segnalazioni, ogni cento mila abitanti, sono salite da 35 a 162 in Italia e da 34 a 155 in Emilia Romagna.

In questa speciale classifica, non proprio positiva, la provincia di Rimini le supera però un po’ tutte,  ed in Regione è seconda solo a Parma. Infatti, nello stesso arco di tempo, le segnalazioni ogni cento mila residenti provenienti da Rimini sono balzate da 69 a 208,  inferiori solo a quelle di Parma che sono salite da 37 a 224. Tutte le altre province, a cominciare da Ravenna e Forlì-Cesena, restano abbondantemente sotto.

Rimini non è nuova a questi primati, e che da queste parti circolassero troppi biglietti da 500 euro (dal 1° gennaio 2019 non vengono più stampati), che rendevano relativamente agevole occultare e trasportare cifre di una certa consistenza,  lo aveva notato anche Nunzia Penelope nel volume Soldi rubati, dove scrive, citando un documento della Banca d’Italia, che “la massima concentrazione della mitica banconota è appannaggio di zone come Rimini, Forlì e Como. Vale a dire: a due passi dalla Svizzera e a due passi da San Marino” (pag.219).

Adesso tante cose sono cambiate. Dal 2014 la Repubblica di San Marino non è più nella lista nera dell’Ocse (Organizzazione dei paesi sviluppati) per riciclaggio, ma evidentemente il fiume carsico del denaro “non osservato” non smette di scorrere. E ogni tanto riappare. Soprattutto in tempi difficili.  

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