Il riciclaggio è in ottima salute

Qualcuno avrà saputo o letto della truffa costruita intorno ai vari bonus edilizi, scoperta dalla Guardia di Finanza di Rimini, ma con ramificazioni in mezza Italia, che avrebbe fruttato agli autori, per crediti d’imposta non dovuti, la bella somma di 440 milioni di euro.

Così tanti che un prestanome, intercettato, diceva: «Non hai idea di quanti soldi hanno fatto. Non sanno più dove andare ad aprire i conti corrente in giro per il mondo per mettere i soldi». 

Ecco. Il riciclaggio parte da qui. Se hai guadagnato illecitamente tanti denari, di cui non riesci a giustificare la provenienza, non li puoi tenere in un normale conto corrente, devi farli sparire da qualche parte. Un tempo la Repubblica di San Marino era un ottimo porto, oggi non più. Ma il mondo è grande e i paradisi crimino-fiscali, accolti in civilissimi paesi come gli USA, Regno Unito, Olanda e tanti altri, non mancano.

Purtroppo, la truffa scoperta è solo una piccola parte di quella economia illegale cui è stato dato il nome, un po’ innocente e quasi si trattasse di una distrazione statistica, di “economia non osservata” (acronimo inglese NOE), a cui il Ministero delle Finanze dedica ogni anno una specifica relazione (www.finanze.gov.it/export/sites/finanze/.galleries/Documenti/Varie/Relazione-evasione-fiscale-e-contributiva).

Nella definizione rientra tanto l’economia sommersa, quanto quella illegale, che vengono celate alle autorità fiscali, previdenziali e statistiche (sottodichiarazioni, lavoro irregolare, ecc.).

Stando all’ultima relazione 2021, il valore di questa economia nascosta  ammonta a 189 miliardi di euro (dato riferito al 2018), pari all’11 per cento del pil (prodotto interno lordo) nazionale e regionale.

Il sommerso economico è presente soprattutto in talune attività come: altre attività dei servizi 36 per cento; commercio, trasporti, alloggio e ristorazione 23 per cento; costruzioni sempre 23 per cento; agricoltura 17 per cento; attività professionali, scientifiche e tecniche 14 per cento; attività manifatturiera 6 per cento.

Ma questo è solo l’inizio. Siccome non si nasconde per piacere ma per un personalissimo interesse, a questa economia sommersa corrisponde una evasione fiscale, di tasse che si sarebbero dovute pagare ma non lo si è fatto (sicuramente ce ne sarà qualcuno tra i tanti ricoveri ospedalieri di questo periodo, pagati quindi da altri), stimata in ben 103 miliardi di euro. In calo sugli anni precedenti, ma sempre tanto. Irpef da lavoro autonomo e impresa ed Iva, le imposte più evase.

Questo (economia sommersa ed evasione fiscale) è il bacino da cui attingono i riciclatori di tutte le specie. I quali, pur potendo contare con diversi canali per fare sparire i soldi, a volte qualche traccia la lasciano. Istituti bancari, finanziari, assicurativi e professionisti (a segnalare la truffa di Rimini è stato un benemerito commercialista) sono tenuti a segnalare alla Banca d’Italia le operazioni sospette, che negli ultimi dieci anni sono aumentate da 37 mila a 113 mila a livello nazionale, e da 538 a 804 in provincia di Rimini.

Una provincia, Rimini, nel 2020 ai vertici regionali per segnalazioni di operazioni sospette ogni 100 mila abitanti: 236 a fronte di una media regionale di 175. Il collegamento con quei settori di economia a più alto rischio di economia sommersa è più di un sospetto.