"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Il privilegio di essere ultimi

Di recente è stato presentato dalla Camera di Commercio il Rapporto sull’economia  della provincia di Rimini 2014/2015 e questo territorio non ha molti motivi per essere particolarmente soddisfatto.  E’ vero c’è la crisi, ma non è una esclusività locale e pur in un contesto difficile tutti gli atri hanno fatto meglio.

Una sintesi dei principali risultati 2014 può aiutare a capire di cosa stiamo parlando: l’anno scorso hanno chiuso i battenti  mille aziende, la  produzione  e il fatturato dell’industria è sceso più del doppio del dato regionale e perfino nazionale, poco meno di un terzo delle imprese manifatturiere presenti nel 2008 sono scomparse, la compravendita delle abitazioni continua la sua discesa a ritmi più accelerati del resto (ma i prezzi non diminuiscono), per il secondo anno consecutivo le presenze turistiche (cioè le notti passate in hotel), di italiani e stranieri,  sono calate, nonostante le notti colorate  e gli eventi lunghi, quando nel mondo i viaggiatori crescono al ritmo del quattro/cinque per cento l’anno.

La banche continuano a non concedere credito e quando gli capita di avere qualche azienda in difficoltà avanzano richieste di tassi esorbitanti (del dieci per cento e oltre).  Però non hanno ricevuto lo stesso trattamento dalla Banca Centrale Europea, che gli ha prestato i soldi quasi a tasso zero, quando erano loro in difficoltà (in nome del “sono troppo grandi per farle fallire”, regola che non vige per le piccole e medie imprese).

Sui risultati aziendali le imprese riminesi cedono al fisco quattro euro su dieci, quando nel Baden-Wuerttemberg, la prima regione manifatturiera d’Europa, non arriva a due euro.

Le esportazioni, le uniche con segno positivo dopo due anni di fermo, in rapporto al valore complessivo della produzione sono la metà del valore medio regionale.

In leggera ripresa anche l’occupazione, grazie soprattutto alle donne, ciononostante il tasso di occupazione della provincia di Rimini si conferma il più basso dell’Emilia Romagna, soprattutto quello femminile, mentre siamo in testa per la disoccupazione, in particolare giovanile.

Questo è il conto d’inizio anno.  Se siamo scesi a questo livello, cioè se la crisi ci ha colpito più degli altri, e in più settori,  è evidente che troppo cose non hanno funzionato.

L’ultima in ordine di tempo riguarda la presenza di questa provincia all’Expo di Milano: tanti proclami e firma di protocolli per essere ridotti, alla fine, ad una presenza marginale. Tanto che alla presentazione del progetto “Via Emilia, Experience the Italian Lifestyle” (via Emilia, esperienze di uno stile di vita italiano)  c’era il direttore dei Musei Ferrari e uno chef (cuoco) di Parma, ma la Riviera di Rimini che rappresenta, nei numeri, il turismo dell’Emilia Romagna non era nemmeno presente.  Quindi non c’è da sorprendersi se il sito web del comune Capoluogo continua ad ignorare l’evento, che invece occupa la prima pagina a Reggio Emilia, Modena e Piacenza. Loro fanno squadra e ci tengono a far conoscere al mondo le loro eccellenze, mentre Rimini ha altro cui pensare.  I risultati si vedono.

 

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