"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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“Il peggio è passato” ma il debito aumenta

Quando il Governo Monti entrò in carica, nel novembre 2011, il debito pubblico italiano era a 1.897 miliardi di euro, pari al 120 per cento del Pil. Gli ultimi dati ci dicono che quel debito è salito, a fine ottobre 2012, alla cifra record di 2.014 miliardi di euro, aumentando quindi di 117 miliardi di euro. Questo nonostante l’impennata delle tasse e la crescita delle entrate. Non ci vuole molto per capite che qualcosa, anche con il Governo tecnico, e senza nulla togliere al prestigio di Monti, non sta funzionando. Perché è chiaro che in questo modo i sacrifici degli italiani che pagano le tasse (per chi evade non cambia niente) finiscono in nulla, visto che il debito non si arresta e solo di interessi costerà sempre di più.  Sarà pure vero che il peggio è passato, ma così proseguendo tra poco ce lo troveremo di nuovo dietro l’angolo.  Inefficacia dei tecnici o colpa della politica che non ha consentito il varo in Parlamento di misure più stringenti ?   Sicuramente alcune parti politiche, in particolare di centro destra, ci hanno messo del loro, ma non è sembrato che dai tecnici fossero arrivate proposte particolarmente innovative e creative.

Eppure, e questa è la stranezza del “mercato”, mentre l’Italia fa il record del debito pubblico i tassi dei titoli dello Stato  italiano scendono, per fortuna (rendimento dei Btp a tre anni del 13 dicembre 2012 2,50%, contro il 5,30% di giugno 2012).  Quindi c’è più fiducia con  un debito alto.  In realtà i mercati si sentono più tranquilli perché una serie di misure di riduzione delle spese, a cominciare dalle pensioni, sono diventate leggi e questo li garantisce un po’ di più sul futuro.  Ma lo schema più debito, più tasse, è arrivato al limite della sopportabilità sociale (anche perché pagano sempre gli stessi) e senza una riattivazione della crescita, come sta avvenendo in America (dove la crisi è partita), non si arriverà lontano.

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