"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Il Museo di Verucchio a TourismA

di Elena Rodriguez

 “Bellissimo museo, peccato sia poco pubblicizzato”. Questo è il commento più ricorrente che si legge sulle pagine del Libro d’oro dei visitatori del Museo Civico Archeologico di Verucchio. Un problema cruciale, quello della promozione, complicato in questi ultimi anni anche dal venir meno di uno strumento come il Sistema dei Musei della Provincia di Rimini, che – con il coordinamento dell’istituzione oggi cancellata – metteva in rete tutte le realtà del territorio proprio con il principale obiettivo di lanciarne attività ed iniziative di valorizzazione.

Da qualche anno l’Amministrazione di Verucchio, facendo tesoro del consiglio di chi visita il Museo, ha scelto di investire risorse in promozione, in primo luogo con la partecipazione a TourismA – Salone Internazionale dell’Archeologia, organizzato dal 2015 dalla rivista Archeologia Viva al Palazzo dei Congressi di Firenze.

La manifestazione propone tre giorni di incontri, convegni, workshop, laboratori che scavano nei contenuti storico-archeologici per mettere in luce tematiche del tutto attuali nel settore dei beni culturali nazionali ed internazionali.  Le conferenze sono tenute da rappresentanti delle istituzioni, docenti universitari, ricercatori e divulgatori del settore, spesso di chiara fama, tra cui – per citare solo i noti ai più – Andrea Carandini, Alberto Angela, Valerio Massimo Manfredi, Franco Cardini, Luciano Canfora.

Il salone rappresenta anche un’ottima “vetrina” per musei, istituzioni culturali, associazioni e professionisti che operano per la valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale italiano. Si tratta di piccole e grandi realtà che trovano in questo contesto uno spazio ideale per “raccontarsi” a chi fa dell’archeologia il proprio mestiere, ma soprattutto al grande pubblico: tra le 10mila persone calcolate dagli organizzatori al Salone nel 2015, in sicuro aumento nell’edizione che si è conclusa da poco (19-21 febbraio 2016), ci sono insegnanti, giovani, famiglie, guide turistiche, responsabili di associazioni culturali, archeoclub, ma soprattutto tanti fra coloro che “da piccolo sognavo di fare l’archeologo”.

In tanti hanno preso parte anche agli incontri sulla civiltà villanoviana di Verucchio, dedicati nei due anni alla presentazione dell’ultimo volume del Museo, all’ambra e all’abbigliamento antico, in parte realizzati in collaborazione con il Museo “Isidoro Falchi” di Vetulonia (GR), gemellato con Verucchio.

Quest’anno lo stand di Verucchio a TourismA è diventato anche un atelier interattivo di tessitura – uno dei temi cruciali dell’archeologia verucchiese – allestito in collaborazione con un esperto, Ettore Pizzuti, che volontariamente mette a disposizione la propria abilità al telaio per ricostruire le tecniche documentate da reperti tessili e utensili delle tombe di Verucchio. In questo modo l’archeologia, quando si leva di dosso la presunta “polvere” e si può toccare con mano, è in grado di parlare davvero a tutti.

Fanno ben sperare queste file di persone che si accalcano ad ascoltare le scoperte archeologiche affidate ad un piccolo comune, ma di importanza non solo locale; tanto più in un momento in cui si fatica a scegliere se destinare le energie a disposizione – umane ed economiche – ad iniziative di facile “consumo” e immediato riscontro o se scommettere in prospettive a più lunga scadenza.

A complicare il tutto sta anche la considerazione che le riflessioni, che sono all’ordine del giorno, sul patrimonio storico-archeologico italiano quale “petrolio” e vera risorsa per il rilancio turistico del paese, vanno a braccetto con cambiamenti radicali, che sembrano compromettere le azioni di tutela di questi stessi beni.

Per un museo civico, che ha l’obiettivo di essere democratico, di parlare a tutti e di conservare ciò che espone per le generazioni a venire, i primi e veri punti di forza per una efficace valorizzazione stanno nei suoi stessi presupposti: prima di tutto il patrimonio che valorizza, segno dell’identità di un territorio; poi la partecipazione dei suoi cittadini, i primi e veri “padroni di casa”, che nei casi più fortunati – come a Verucchio – si allarga a comprendere professionisti collaboratori, come i ricercatori che con passione svolgono il loro mestiere di archeologi non solo come membri del gruppo di ricerca del museo, ma dedicando il loro tempo anche alla promozione; altra fondamentale risorsa sono le collaborazioni con istituti analoghi del territorio – come l’esperienza della rete ReMus nata già nel 2010 e appena rinnovata tra alcuni musei della valle del Marecchia e non solo – caldamente promossi a livello regionale e nazionale come strumento di scambio di buone pratiche, di cooperazione e promozione della salvaguardia dei territorio.

Queste sono le risorse – non quantificabili economicamente – che fortunatamente compensano altre grandi lacune. Certo, non possono sostituire i progetti di più ampio respiro, che sono linfa vitale per ogni museo, ma sono una base fondamentale di sostentamento.

L’esperienza di TourismA può essere un segnale positivo in questo senso: la folla che fa la fila per il laboratorio o il convegno ed il conseguente aumento negli ingressi del museo (+ 1000 persone a Verucchio nel 2015 rispetto al 2014), rappresentano lo specchio dell’interesse reale per il bene culturale ed il segno che, guardando indietro, in effetti, si possono trovare strade per andare avanti.

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