"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Il motore della cultura in Europa

Un campione di 12 medie e grandi città italiane ed europee (Berlino, Barcellona, Edimburgo, Lione, Londra, Torino, Milano, Forlì, Roma, Bilbao, Mantova e Parigi) sono state analizzate dal Rapporto “Citymorphosis: politiche culturali per città che cambiano”  per capire qual è il ruolo che la Cultura svolge all’interno dei processi di costruzione e implementazione di politiche integrate per lo sviluppo delle città.

La ricerca ha tentato un’analisi del panorama urbano europeo, individuando casi di città che rappresentano un benchmark difficilmente raggiungibile da quelle italiane, anche per aspetto dimensionale. Tra i nostri centri urbani, Milano sembra emergere come la città più “creativa” ed è anche quella che più sta puntando alla Cultura come settore trainante di un nuovo modello imprenditoriale. All’estero, oltre alle già “consolidate” Londra e Parigi, il competitor più innovativo sembra essere Berlino che si sta imponendo come  nuovo polo dell’industria culturale europea.

Un dato interessante è che, accanto ai soliti nomi “noti”, tra le città che manifestano maggiori vivacità e stimoli in direzione creativa,  ci sono anche quelli di Salerno, Mantova, Forlì e la piccola città di Sarzana, “quinta” ideale del Festival della Mente.

Nel complesso, le città analizzate mostrano tutte una generale tendenza alla trasformazione che, in piena società della conoscenza, non può avvenire senza il rispetto e la valorizzazione dell’identità.

Malgrado però il vantaggio competitivo “ereditato” dalle nostre città d’arte e la straordinaria creatività diffusa, l’Italia risulta agli ultimi posti, quando non del tutto assente, nelle principali graduatorie relative alle città che, più di altre, hanno puntato sulla Cultura e sulle industrie creative per sostenere i loro processi di sviluppo.

Nel decennio appena trascorso le presenze turistiche sono aumentate del 65 per cento  a Berlino, del 58 a Weimar,  del 48 a Manchester, del 26 a Siviglia, del 24 per cento a Barcellona e Madrid.

La “strategica” Lione

In tema di buoni piani strategici – in grado di creare sinergie ed elementi di complementarità indispensabili per il successo del modello di sviluppo urbano – non si può non menzionare quello della città di Lione che, più precisamente,  ne ha redatti tre in successione nei primi anni ’90, e ora sta lavorando al quarto, con una progressiva evoluzione negli obiettivi da perseguire. La scelta di posizionamento strategico di Lione per il nuovo Millennio è stata esito di un complesso processo di analisi e valutazione condotto attraverso la costituzione di un nutrito team interdisciplinare di esperti (economisti, urbanisti, sociologi, giuristi e geografi) chiamato ad approfondire cinque  assi ritenuti strategici per la città: ecologia urbana e qualità della vita; migliore organizzazione dello sviluppo urbano; territori e governance; coesione sociale; rapporti con la nuova economia globale.  Il tutto attraverso un modello di pianificazione aperto e non gerarchico in continua interazione con la società locale. In tale contesto la Cultura ha giocato un ruolo rilevante e le politiche pubbliche del settore hanno prodotto importanti iniziative, in particolare per quanto concerne la valorizzazione del patrimonio fisico. Un’inedita comunione fra partecipazione popolare e Cultura è rappresentato da la Cité Tony Garnier, uno dei più rappresentativi casi europei di progettazione culturale “dal basso”, realizzata al fine di operare un ampio processo di rigenerazione urbana. Si tratta di un agglomerato omogeneo di edifici progettato tra il 1920 e il 1933 dall’architetto lionese di cui il quartiere porta il nome, la fine di dotare la città di nuovi spazi industriali e residenziali al servizio della popolazione impiegata presso le strutture produttive siderurgiche e tessili. Il risultato è stato la nascita di un museo all’aperto riconosciuto dall’Unesco e orgogliosamente custodito e valorizzato dalla comunità del quartiere grazie ad un’identità di luogo condivisa.

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