"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Il lavoro sempre più “intermittente”

A giudicare dagli avviamenti (si calcola come avviamento ogni assunzione, anche della stessa persona, indipendentemente dalla durata) al lavoro registrati nei primi sei mesi del 2011, rispetto allo stesso semestre del 2010 e resi noti dal Centro per l’impiego (CPI), sembrerebbe che l’occupazione in provincia di Rimini abbia ripreso a girare: 68.740 gli avviamenti nella prima parte di quest’anno, a fronte dei 63.294 dello stesso periodo dell’anno precedente, con una differenza in positivo  di quasi il nove per cento.

Stesso bilancio per gli avviati (in questo caso si tratta di singole persone, anche se hanno svolto più lavori), che dai 46.459 del periodo gennaio-giugno del 2010 sono saliti  a 49.793 nel 2011, con un più sette per cento. Di questi avviati più di  16 mila, quasi un terzo e in crescita del 13 per cento sul 2010,  sono cittadini stranieri,  di cui oltre tre quarti residenti in provincia di Rimini. I lavoratori stranieri svolgono prevalentemente le mansioni di lavapiatti, donne tuttofare e cameriere ai piani.

Il risveglio della domanda di lavoro, anche se con numeri diversi, coinvolge tutti i settori di attività, con in testa agricoltura e industria.I numeri, degli avviamenti e degli avviati, sono perfino superiori a quelli registrati nel primo semestre 2008, nel periodo cioè antecedente lo scoppio della crisi, che è arrivata a settembre.

Va però tenuto presente che l’economia riminese era già entrata in una fase di rallentamento, come testimonia il calo della crescita del Pil iniziato nel 2007, ben prima quindi che scoppiasse la crisi finanziaria.  Non è un caso infatti  se il 2007 coincide con l’anno in cui si raggiunge il maggior numero di avviamenti e di avviati (e ancora non c’erano i sette comuni dell’Alta Valmarecchia entrati in provincia di Rimini nell’agosto del 2009).

Ricordando che siamo una realtà turistica e che il grosso delle attività stagionali funziona da maggio a settembre, bisogna aggiungere che 77 persone su cento (i lavoratori del settore ricettivo-ristorativo sono calcolati in 25 mila), in maggioranza donne,  sono avviate al lavoro nel secondo trimestre (aprile-giugno) 2011, una percentuale simile a quella dell’anno scorso.  Questo a significare che la concentrazione pre-estiva degli avviati e degli avviamenti nel turismo  è una caratteristica strutturale, indipendentemente dalle annate.

Non cambiano, invece, se non in peggio, le forme contrattuali: solo ad otto avviamenti su cento è stato offerto un contratto a tempo indeterminato, mentre tutto il resto è a tempo determinato, atipico e in sostanza precario. Anzi, gli unici ad aumentare, dal 15 al 20 per cento del totale degli avviamenti, sono i lavori a intermittenza o a chiamata (quando il lavoratore si mette a disposizione del datore di lavoro in determinati periodi della settimana o dell’anno e attende la chiamata). Nel turismo i contratti di lavoro intermittenti superano un quarto del totale.

Che tutto questo non crei nessuna stabilità va da se, ma la cosa più grave, non solo per Rimini, è che in assenza di qualsiasi politica di supporto al reddito quando si resta, non per colpa propria, senza lavoro, cresce solo la precarietà e l’impossibilità di costruire qualsiasi progetto di vita.

Il miglioramento delle opportunità occupazionali, seppure per periodi brevi, non ha comunque  fatto diminuire il numero delle persone disoccupate e disponibili ad un lavoro immediato: 5.452 nel primo semestre 2010;  5.555 nello stesso periodo del 2011, in prevalenza donne.

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