"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

settembre: 2017
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Il lavoro è una emergenza anche per Rimini

“La perdurante carenza di nuove opportunità di impiego ha comportato un’ulteriore sostenuta crescita della disoccupazione di lunga durata. Dal 2008 al 2013 il numero di quanti cercano lavoro da almeno dodici mesi è più che raddoppiato e la loro incidenza sul totale dei disoccupati arriva al cinquantasei per cento….La situazione peggiora per chi è alla ricerca della prima occupazione: in questo caso l’incidenza di chi cerca lavoro da un anno e più arriva al settantadue per cento. Nel complesso, nell’ultimo anno chi è in cerca di occupazione lo è in  media da ben ventidue mesi…Il numero di disoccupati in Italia è raddoppiato dall’inizio della crisi e nel marzo 2014 ha raggiunto quota 3,2 milioni. L’incremento della disoccupazione è in quasi sette casi su dieci dovuto a quanti hanno perso il lavoro… Per ogni disoccupato, c’è almeno un’altra persona che vorrebbe lavorare”(dal Rapporto annuale 2014 dell’Istat).

Leggendo questi dati poco rassicuranti qualcuno potrebbe pensare che questo avviene a livello nazionale, ma per Rimini la situazione è diversa. Invece fotografa esattamente quello che accade in sede locale, dove i disoccupati ufficiali sono raddoppiati in cinque anni e gli inattivi (scoraggiati da inutili ricerche di lavoro) hanno raggiunto una cifra record, la più alta dell’Emilia Romagna.  Applicando anche per Rimini il criterio che per ogni disoccupato c’è una persona che vorrebbe lavorare ma ha smesso di presentarsi sul mercato del lavoro (quindi non figura nelle statistiche), le persone potenzialmente impiegabili, in questa provincia, superano abbondantemente le trentamila unità. Tanti da formare un città grande come Riccione.

Un numero enorme e purtroppo, stando alle previsioni, la situazione del lavoro non migliorerà nemmeno per l’anno in corso. Ma di questo, cioè di una realtà che coinvolge migliaia di persone e di famiglie, si discute e si scrive meno delle bizzarre previsioni metereologiche estive.

Comuni, istituzioni, enti, associazioni di categoria, insomma chi dovrebbe rappresentare le istanze della società ed avere antenne sensibili sulle necessità più sentite, e il lavoro è certamente una priorità, sembrano piuttosto assenti. Manca un momento aggregatore e una visione generale di medio-lungo termine dei problemi. Nel vuoto locale ci aveva provato, bisogna dire meritoriamente, il Prefetto di Rimini a riunire i soggetti locali, ma la sua azione ha avuto, al momento, scarsa incisività sul piano pratico.

Così si preferisce stare a guardare e attendere le misure del Governo, sperando in qualche benefica ricaduta sul territorio.  Un errore, che priva lo sviluppo locale di visione e di una politica di  sviluppo e per il lavoro a misura della realtà e delle specificità locali. Una visione che minimo deve essere provinciale, perché è difficile immaginare che ciascun comune possa farsi e gestire un proprio autonomo piano di sviluppo. Non fosse altro per ragioni di risorse disponibili.

Avere una visione strategica dello sviluppo futuro vuol dire selezionare le priorità, scegliere dove e come investire, cosa fa il pubblico e cosa il privato, chi mette il credito e a che condizioni, rendere competitive le vocazioni (esempio il turismo, ma anche alcuni settori manifatturieri), decidere il ruolo dell’Università e della ricerca locale, pensare a nuove opportunità di fare impresa nei settori più innovativi, capaci di attrarre talenti (anche internazionali) e di creare nuove occasioni di lavoro qualificato.  Tutto questo non viene da solo, qualcuno dovrebbe prendere l’iniziativa e farsi carico dell’interesse generale.

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