"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Il lavoro continua a mancare, soprattutto per i laureati

Disattendendo un po’ le attese, nel terzo trimestre 2015, cioè tra luglio e settembre, stando agli ultimi dati diffusi dal Centro dell’Impiego (CPI) della provincia di Rimini, sono diminuiti, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente,  sia gli avviamenti al lavoro (- 871) che gli avviati, cioè le persone che hanno trovato un lavoro (- 175). A mancare all’appello, dove cioè i cali sono stati più significativi, sono stati alberghi, ristorazione e altri servizi.  Anche se in questo caso pare ci sia stato un copioso utilizzo, da parte degli albergatori, che non risulta dai dati, dei voucher, introdotti nel 2008 e riservati ai lavori occasionali: buoni di 10 euro lordi per ora di lavoro, di cui solo 7,50 euro finiscono nelle tasche del lavoratore.  Compenso, certo,  poco attraente per buone professionalità.

Al contrario, sta riprendendo ad assumere la manifattura, con un  più 15 per cento di avviamenti, anche se resta ancora lontana dai livelli pre-crisi.

Su base annuale, nei primi nove mesi di quest’anno, in provincia di Rimini, gli avviamenti sono calati di 1.390 unità, mentre gli avviati sono cresciuti di 629.  Vuol dire che una minore quantità di lavoro è stata divisa tra più persone.  Questo per sottolineare che il lavoro continua a mancare. Come testimoniato, per lo stesso periodo, e un po’ in controtendenza, anche dall’aumento delle ore autorizzate di cassa integrazione (+ 4,4 %), con l’esplosione di quella straordinaria, per crisi o ristrutturazione aziendale.

Ma i grandi numeri, già negativi, non dicono tutto sulla qualità del lavoro richiesto dalle imprese locali.  Per questo ci viene in soccorso l’indagine Excelsior sulle assunzioni previste nel settore privato:  nel 2015, per ogni cento assunti, tra stagionali e non, a meno di 4 viene richiesto un titolo di studio universitario, contro una media regionale e nazionale di 11. Non cambia molto negli anni precedenti.

La distanza si accorcia, ma non scompare, se prendiamo in considerazione solo le assunzioni non stagionali (a Rimini sono stagionali, legate prevalentemente al turismo, circa i due terzi delle assunzioni previste ogni anno): in questo universo più piccolo, la domanda di personale laureato sale, nel 2015, al 9 per cento, a fronte però del 14 per cento regionale e 15 per cento nazionale.   Una differenza, quella tra i laureati richiesti a Rimini e in altre parti dell’Emilia Romagna e dell’Italia, che anche in questo caso si ripropone tutti gli anni.   A testimoniare che la storia delle minori opportunità per chi investe in formazione nella provincia di Rimini viene da lontano e non può essere definita un fenomeno recente. Esisteva prima della crisi, iniziata nel 2008, e continua tuttora. La minore domanda di laureati che esprime il turismo, non solo a Rimini (16 % i laureati richiesti dall’industria meccanica ed elettronica, a fronte dello 0,6% di turismo e ristorazione  locale), avrebbe dovuto essere compensata da una consistente  domanda in altri settori, ma questo non è accaduto. Un limite del mercato che avrebbe richiesto, ai decisori locali, una politica economica con indirizzi ben precisi. Politica economica che purtroppo è sempre mancata.

Ma non finisce qui, perché alle minori occasioni di trovare un buon lavoro, che spinge tanti giovani a cercare fortuna altrove,  poi segue anche una domanda più limitata di profili professionali medio alti come: dirigenti, professioni intellettuali, scientifiche e tecniche, che a Rimini sono la metà che altrove. Anche in questo Rimini è ultima in regione.

 

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