"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

luglio: 2019
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Il lavoro che verrà

Certo, suona ben strano che l’Italia, compreso  Rimini, abbia dei tassi di disoccupazione piuttosto elevati e poi leggere di aziende che non trovano personale (secondo Confindustria, in Emilia Romagna mancherebbero 90 mila tecnici da qui al 2022), dal turismo all’industria, anche se per motivi non sempre coincidenti.

Più allarmante, anche perché stona con le carenze di cui sopra, è la fuga all’estero dei nostri cervelli. Secondo il consorzio universitario AlmaLaurea, che ha il monitoraggio della fine che fanno i laureati dopo il conseguimento del titolo, quelli delle materie scientifiche (matematica, informatica, fisica, ecc.) che hanno preso la via dell’emigrazione sono saliti, negli ultimi cinque anni, dal 14  al 17 per cento.  Tra le motivazione: le aziende italiane assumono pochi laureati, quando lo fanno li pagano la metà (2.300 netti mensili all’estero, 1.400 in Italia).

Al netto di queste considerazioni, quali sono i lavori del prossimo futuro ?  Per cercare di dipanare la matassa,  una mano ce la da l’ultimo report 2018 del Forum Mondiale dell’Economia dal titolo “Il futuro del lavoro”.  Una premessa: se nel 2018 il 71 per cento del monte ore nei 12 maggiori settori industriali  ricade ancora sulle persone e solo in resto dalle macchine, nel 2022  il lavoro umano scenderà al 42 per cento  e quello dalle macchine assorbirà la fetta più grossa.

Nel nuovo mondo della produzione le figure più richieste saranno: analisti dati, sviluppatori di software e applicazioni, specialisti in commercio elettronico e informazione digitale, servizi al cliente, addetti al marketing e alle vendite, formatori, manager dell’innovazione, esperti di automazione e costruzione di reti, ingegneri della robotica, analisti e specialisti della sicurezza

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