"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

ottobre: 2017
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Il lavoro che è stato e quello che verrà

Leggere, dall’ultimo rapporto regionale sul mercato del lavoro di Rimini che nel 2008, ad inizio crisi, erano stati attivati  92 mila contratti di lavoro dipendenti,  quando  a fine 2016 il loro numero si ferma a 76 mila, cioè 16 mila in meno, non è proprio una  notizia esaltante, anche se al netto delle cessazioni il bilancio (saldo)  degli ultimi due anni è tornato  positivo.  In altri termini, dopo cinque anni consecutivi di saldo negativo, le assunzioni sono tornate, nel 2015 e nel 2016, ad essere più numerose  dei licenziamenti o fine contratto di qualche migliaia di unità.  Un segnale positivo che non va certo sminuito, anche se il cammino per tornare  ai livelli pre-crisi resta ancora lungo.

Un fenomeno simile si ripete anche a  Forlì-Cesena e Ravenna, e questo vuol dire che il lavoro si sta riprendendo un po’ ovunque,  anche se la speranza che le nuove assunzioni dovessero essere in  maggioranza a tempo indeterminato  trova poco riscontro nei numeri visto che, nel 2016, i fortunati sono stati intorno al dieci per cento del totale.

Ma ancora più impressionanti sono i saldi attivazione-cessazioni dei rapporti di  lavoro dipendenti a tempo indeterminato tra il 2015, quando era in pieno vigore la riforma del lavoro (jobs act) e il 2016:  la provincia di Rimini crolla da 5.463 a 739; Forlì-Cesena da  5.868 a meno 105; Ravenna da 5.115 a meno 326.  Insomma, finito l’effetto incentivi  contributivi, la situazione sta bruscamente tornando  quella di prima.  Non c’è stato, cioè, il cambio strutturale di lungo periodo tanto atteso.

Cambiamento di direzione che, secondo l’indagine Excelsior, non si vede nemmeno nelle previsioni occupazionali del  trimestre agosto-ottobre 2017, dove un contratto a tempo indeterminato   toccherà, in Romagna, a meno di assunto su cinque.  A Rimini, dove  il  turismo gioca un peso maggiore, anche meno.  Come continuano, sempre a Rimini, ad essere di meno anche i laureati richiesti. Una mancanza di domanda imputabile storicamente al settore alberghi e ristorazione, che ne richiede appena uno su cento assunti.

Ma su questo versante, molto importante per i nostri giovani laureati, a soffrire è l’intera Romagna, dove le richieste di laureati da parte delle imprese è circa tre punti sotto la media regionale, che  a sua volta è più bassa di un punto e mezzo sul dato  nazionale.

Ma se usciamo dalle medie, che a volte attutiscono le differenze,  ed entriamo in alcune realtà specifiche, come può essere la provincia di Bologna, si scopre che in questo caso la domanda di laureati supera  il 15 per cento, mentre quella di personale altamente qualificato va oltre  il 20 per cento.  Insomma, nel capoluogo regionale il lavoro è di un altro livello.  Sarà bene tenerne conto.

Domanda di lavoro della Romagna

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