"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Il lavoro: a Rimini una emergenza doppia

Le conseguenze dell’ultima crisi sanitaria sull’occupazione sono pesanti, ma in qualche situazione potrebbe esserlo ancora di più. Per il pregresso e per la struttura della sua economia.

E’ questo il caso di Rimini che, unica provincia di Emilia Romagna, nel 2019, cioè prima che si facessero sentire gli effetti della pandemia, ha perso, stando agli aggiornamenti Istat, 3 mila occupati, scendendo dai 152 mila del 2018 a 149 mila dell’ultimo anno.

Calo di occupati che penalizza soprattutto le donne, che in un solo anno sono scese da 71 a 66 mila. Perdendo, cioè, 5 mila posti, contro i poco più di mille conquistati dagli uomini. Senza, quindi, riuscire a compensare la perdita femminile.

Da tenere presente che l’ultimo calo occupazionale le donne l’avevano subito nel 2013. Poi la situazione era andata costantemente migliorando, tanto che nel 2018 avevano trovato lavoro, magari breve, 7 mila donne in più dell’anno prima. Riuscendo, per qualche anno, ad attutire le perdite maschili.

Va da se che con gli ultimi dati il divario tra tasso di occupazione maschile e femminile (persone che lavorano per ogni cento), in provincia di Rimini, è tornato ad aumentare, risalendo da 13 a 16 punti percentuali di differenza. Tasso di occupazione femminile riminese che riscende così al  59 per cento, confermandosi ultimo in Emilia Romagna e cinque punti sotto la media regionale.

A Rimini gli occupati sono calati nell’agricoltura (mille), nelle costruzioni (mille), non nella manifattura in senso stretto, e soprattutto nel commercio, alberghi e ristorazione (-4 mila).

Non era, l’andamento negativo del lavoro a Rimini, un esito inevitabile. Tanto che non è accaduto lo stesso nelle altre province della Romagna, dove gli occupati, sempre nel 2019 rispetto l’anno prima, sono cresciuti di 6 mila unità a Forlì-Cesena e 4 mila a Ravenna.  

In questa situazione già critica si inserisce la pandemia, che colpisce tutte le attività, ma in special modo il turismo, praticamente bloccato. Se le cose andranno nel verso giusto forse qualcosa della stagione estiva si riuscirà a salvare, ma è indubbio che i riflessi, anche sul fronte occupazionale, saranno pesanti.

Perché solo nel settore turismo (alloggio e ristorazione) della Riviera di Rimini in un anno normale trovano lavoro, anche se prevalentemente stagionale, più di 30 mila persone, in maggioranza donne.

Ora, se nel 2020 questa opportunità di lavoro verrà meno, se non per intero, sicuramente per una grossa fetta di occupabili, non ci vuole molto a concludere che i redditi di tante persone e famiglie ne risentiranno pesantemente. Mettendo ancora più in difficoltà le tante donne che nel turismo lavorano, meglio, avrebbero potuto lavorare.

Per compensare le perdite estive, ma anche per lanciare una nuova stagione di destagionalizzazione del turismo, bloccato  sullo stesso numero di pernottamenti  da almeno un ventennio, spalmandolo il più possibile su tutto l’arco di un anno, è arrivato il momento di lanciare seriamente nuovi prodotti, da aggiungere al balneare. Altri turismi (sociale, benessere, culturale, ambientale, sportivo, ecc.) di cui si è sempre parlato, ma non troppo convintamente, come conferma il mancato decollo dell’entroterra, Valconca e Valmarecchia, che oggi fa meno pernottamenti di qualche anno fa. Eppure non sono mancati buoni propositi, programmi e investimenti, ma come si vede con scarsi risultati.

BOX

Reddito e pensione di cittadinanza

Un altro segnale dello stato di difficoltà di tante persone e nuclei familiari riguarda il numero delle domande pervenute all’Inps per il reddito e la pensione di cittadinanza. Quelle accolte, nel periodo aprile 2019-marzo 2020, sono state 3.174 a Forlì-Cesena, 3.885 a Ravenna e 3.660 a Rimini. Che oggi, al netto delle domande decadute e cancellate, sono diventate 2.559 a Forlì-Cesena, 3.158 a Ravenna e 2.598 a Rimini. In totale oltre 8 mila domande accolte e tuttora attive per l’intera Romagna. Però sono il doppio le persone coinvolte, che coprono poco meno di un quarto del totale dell’Emilia Romagna, con importi medi che si aggirano intorno ai 400 euro. Considerando che ogni nucleo familiare è composto da due persone, sono 200 euro al mese per componente: appena sufficiente per non morire di fame. La cittadinanza richiederebbe altro.

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