"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

agosto: 2017
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Il FORUM DI “TRE”: turismo e innovazione

di Alessandra Leardini

Turismo e innovazione: la “strana” coppia. Nella nuova era dell’Area Vasta, in cui anche il turismo, dopo la sanità, il trasporto pubblico e l’industria, cerca di abbattere i campanili con la nuova “Destinazione Romagna” (neopresidente, proprio il sindaco e presidente della provincia di Rimini, Andrea Gnassi) per il settore si impone come non mai la necessità di una svolta in termini di innovazione e competitività. Perché? Perché mete concorrenti alla Riviera, soprattutto la Spagna (vedi box) continuano a registrare aumenti di arrivi e presenze superiori al territorio riminese e romagnolo. Nel 2016, arrivi e pernottamenti in provincia di Rimini sono aumentati, rispetto all’anno precedente, rispettivamente del 3,0 e del 1,6%, salendo i primi a quota 3.450.431 e i secondi a 15,6 milioni. Una buona notizia, come lo è l’incremento dei vacanzieri provenienti da oltre confine rispetto agli italiani: +6% di arrivi e +3,8% di pernottamenti. Fin qui tutto bene. Eppure quei 15 milioni e mezzo di presenze registrati nel 2016, sono gli stessi di dieci anni fa. Il motivo? Nell’ultimo lustro, si sono persi per strada circa 20mila turisti stranieri, passati da 733mila a 710mila. E sono caduti in picchiata i pernottamenti dall’estero, 400mila in meno dal 2012 ad oggi. Più in generale, negli ultimi cinque anni, si è avuto un calo di permanenza media dei turisti da 5 a 4,5 giorni.
Questi i dati al centro del Forum sul Turismo con cui TRE, il 24 marzo 2017 nella sede di Innovation Square, ha aperto la sua rassegna di incontri pubblici di approfondimento. Se non è la domanda di turismo a mancare, cosa sta ostacolando, a Rimini e in Romagna, l’arrivo di un maggiore numero di visitatori, nazionali ma soprattutto stranieri?

“Il turismo è una delle filiere più corte tra investimento e ritorno – afferma Gianfranco Sanchi, consulente finanza agevolata di Fin Project, introducendo il tema dei bandi e finanziamenti a disposizione degli operatori ed è un settore che ha mostrato anche in questi anni di crisi di saper modellarsi in tempi difficili. Per gli operatori ci sono vari strumenti di emissione di contributi. Sia chiaro, la Commissione Europea non darà mai denaro direttamente ad una impresa privata, ma eroga fondi all’Italia che vengono poi spartiti attraverso le Regioni o lo Stato tramite bando.

FESR, in particolare, è il portafoglio più importante che le Regioni hanno. Quanto alle strategie che si possono mettere in atto, importante, secondo Sanchi, è puntare sulle diverse nicchie di turismo. “Nicchie che però attirano centinaia di migliaia di persone”. Come altrettanto fondamentali sono l’innovazione, il fare rete con altri imprenditori, la pianificazione finanziaria, “perché oggi l’ente erogante vuol sapere come le spese del progetto verranno coperte, prima ancora dell’aspetto tecnico”.

Sanchi ha anche ricordato i dati positivi dell’ultimo bando della Regione Emilia Romagna per la riqualificazione delle strutture ricettive: 531 i progetti presentati da tutta la regione di cui 126 dal Riminese. Con oltre 68 milioni di euro di investimenti previsti solo in provincia di Rimini.

“I viaggiatori sopra i 65 anni sono in continua crescita, più 3 milioni dal 2002 al 2016” sottolinea Nicola Montanari dell’Agenzia Montanari Tour, tra le prime in tutta Italia a specializzarsi nel turismo della terza età. Un mercato prevalentemente da bassa stagione. La Montanari Tour movimenta circa 400 gruppi da giugno a settembre per una permanenza media di 12 notti. Un segmento anche molto legato agli eventi, per questo “servono più appuntamenti dedicati ai turisti della terza età.

Particolarmente critico il punto di vista di Giancarlo Barocci, presidente di ADAC Cesenatico / Federalberghi, che punta il dito contro una Regione miope nelle sue politiche di marketing territoriale. Barocci lamenta la solitudine in cui sono lasciati gli operatori privati: “Basta andare alle fiere all’estero alle quali partecipa la Regione: nei cartelloni promozionali c’è il Delta del Po ma non il mare romagnolo!”. E ancora: “Si parla tanto di destagionalizzazione: cominciamo a vendere bene il periodo giugno-settembre e a pensare di riempire le camere in questi mesi”. Per allargare, certo, ci vuole qualcosa, a cominciare dalle infrastrutture. Barocci fa riferimento al nuovo Palacongressi di Rimini, ostacolato dalle difficoltà di raggiungere Rimini. “Non è possibile arrivare da voi con facilità” dice Barocci ai riminesi.

Chi punta il dito contro la Regione è anche il vicesindaco di Novafeltria Elena Vannoni, in rappresentanza del turismo del Montefeltro: “Il nostro turista è diverso da quello della costa, continuiamo ad essere visti e promossi come un valore aggiunto della riviera, ma i vacanzieri che scelgono il nostro entroterra vogliono e cercano qualcosa di diverso rispetto alla costa. Abbiamo paesaggi stupendi, reperti, rocche, castelli, il Montefeltro è ricco di cultura. La Miniera di Perticara è la più grande in Europa e pochissimi lo sanno, ma è stato un gran motivo di sviluppo per la vallata. Ma il Montefeltro è anche enogastronomia e turismo religioso”. Vannoni potrebbe ancora elencare tante qualità della sua vallata, ma una cosa per l’assessore è certa: “La Regione deve investire di più sull’entroterra: su un brand più centrato ma anche su strade e infrastrutture”.

In totale disaccordo, il presidente degli albergatori di Rimini, Patrizia Rinaldis. “Oggi parliamo di Destinazione Romagna – afferma in riferimento alla nuova legge regionale del settore – non ha più senso né valore ogni pezzo preso singolarmente. E poi basta con il solito pessimismo: cominciamo a rivalutare quel che abbiamo, incominciamo a lavorare insieme, noi operatori, senza aspettare sempre l’Amministrazione pubblica. E sul prodotto collina, “Non è fine a se stesso, va contestualizzato come brand”. Rinaldis guarda al bicchiere mezzo pieno, all’aeroporto che a fatica sembra aver ripreso quota con la nuova società e che  “deve diventare lo scalo di tutta la Romagna”. E al Parco del Mare: “Siamo una delle poche realtà ad essere state inserite con questo progetto nel Piano Nazionale Strategico sul Turismo”.

A questo Piano fa riferimento anche Isabella Pavolucci, segretaria generale Filcams Cgil. “Il primo Piano nazionale frutto del coinvolgimento di tutte le parti sociali, e questo ci fa ben sperare” commenta. “Rimini ha una punta di diamante nel balneare ma anche nell’entroterra per questo bisogna puntare ad una promozione integrata”. Pavolucci non dimentica i temi della buona occupazione, insiste su una necessità quale il superamento del precariato, ma soprattutto dell’irregolarità e del nero. “Occorre trovare insieme un modo per far emergere i casi: lo dobbiamo ai lavoratori, ma anche agli imprenditori che operano regolarmente”. C’è poi il problema della ricchezza prodotta dal lavoro stagionale, che si è persa negli anni. “Una volta le strutture ricettive andavano avanti con stagionali fisse che tra contratto e disoccupazione potevano costruirsi una pensione dignitosa. Oggi non siamo più in questa condizione. Se togliamo i diritti al lavoro stagionale, perdiamo in ricchezza”.

 

BOX

La fuga degli stranieri… verso la Spagna

I visitatori stranieri che nel 1980 coprivano il 38% di tutti i pernottamenti riminesi, nel 2016 si fermano al 23. In Romagna al 22. Discesa relativa ma anche assoluta, con un calo netto di pernottamenti, che in termini economici si traduce in deficit di spesa sul territorio di parecchi milioni di euro. A Rimini e in Romagna, dell’aumento del turismo che si è registrato nel mondo c’è poca traccia. Per un confronto si consideri che in Spagna, nel 2016, i visitatori stranieri sono aumentati del 10% e la cifra spesa in quel Paese poco meno.
E sempre a proposito di Spagna, il nuovo Rapporto 2017 sulla competitività del turismo (Travel&Tourism Competitiveness Index 2017) in 136 paesi, realizzato dal Forum Mondiale dell’Economia, conferma ancora una volta il primo posto del Paese del Mediterraneo, relegando l’Italia all’ottavo posto, lo stesso del 2015, dopo Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e Australia.
L’Indice di competitività turistica è la sintesi di un gruppo di indicatori collegati al settore, in questo caso i viaggi e il turismo. L’Italia è particolarmente indietro nei seguenti: clima propizio per l’avvio d’ impresa (121°), sicurezza (70°),  mercato del lavoro e risorse umane (67°), priorità della politiche per il turismo (75°), competitività del prezzo (124°). Va meglio per: risorse naturali (12° posto), infrastrutture per il turismo (11°), salute e igiene (30°), risorse culturali e viaggi d’affari (5°).

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