"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Il difficile futuro della Carim

Un gruppo unico sulla dor­sale adriatica che metta insieme Cariferrara, Cas­sa di Risparmio di Rimini e Cassa Risparmio Cese­na e che venga rilevato da un soggetto industriale ‘forte’, con il supporto, in secondo piano, dello schema volontario del Fondo Interbancario. Anzi, no: niente fusione con Cesena e Ferrara, un piano di salvataggio in completa au­tonomia che si basi sulla cessione a terzi di una parte di crediti deteriorati (“non performing loans-npl” in gergo), ossia crediti che i debitori non riescono più a ripagare, regolarmente o del tutto.

Sono diverse le ipotesi rimbalzate negli ultimi sulla stampa locale e nazionale in merito al futuro della Carim. La prima, dif­fusa dall’Ansa, tira in ballo il Gruppo Ubi Banca, lo stesso che dovrebbe rilevare (anche se con modalità ancora poco chia­re) le quattro banche fallite quasi un anno fa (Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e, appunto, Cariferrara. Ma il Fondo Inter­bancario al momento sembra concentra­to soprattutto sul salvataggio della Cassa di Risparmio di Cesena, dove ha rilevato la maggioranza. Da Carim, a sua volta, sem­brerebbero vedere il Fondo Interbancario più come “ultima istanza”, nella speranza di trovare soluzione autonoma per tute­lare il proprio patrimonio. Si guarderebbe – ma siamo ancora nel campo delle ipo­tesi – ad un soggetto che possa trovare interesse a rilevare un gruppo con una simile dimensione e presenza territoriale. Uno dei possibili nomi è Cariparma. L’al­tra ipotesi, invece, ventilata dallo stesso direttore generale dell’Istituto riminese, Giampaolo Scardone, a Milano Finan­za, prevedrebbe la cessione di un primo pacchetto di crediti deteriorati attraverso l’utilizzo del Gacs (Garanzia sulla Cartola­rizzazione delle Sofferenze), autorizzato dall’accordo tra Italia e Unione Europea. Prevede la creazione di “bad bank” in cui far confluire i crediti deteriorati.

Ma facciamo un passo indietro. L’11 no­vembre 2016 si è chiusa l’ultima ispezione da parte di Banca d’Italia, la terza in sei anni.

Al 30 giugno 2016 la perdita è di 73 milioni­ di euro. Un risultato “sostanzialmente dovuto – afferma il Presidente Sido Bon­fatti – alla svalutazione degli attivi imma­teriali e agli interventi di maggiore coper­tura dei crediti deteriorati. E’ comunque una perdita notevole se si considera che il 2015 si era chiuso con un meno 37,9 milioni di euro. Gli accantonamenti a copertura dei crediti deteriorati (che non rientreranno più in cassa) sono pari a 86 milioni di euro, una cifra importante secondo alcune fonti esper­te interpellate, considerando che Banca d’Italia era passata di recente. Le soffe­renze ammontano a 654 milioni di euro, di cui il 61% coperto.

“La Banca conferma il proprio impegno nel­la ricerca di soluzioni aggregative e part­nership industriali per aumentare la com­petitività” aggiunge Bonfatti. Quanto alla richiesta di intervento allo schema volonta­rio del Fondo Interbancario di Tutela dei depositanti, a sostegno delle necessità di ricapitalizzazione, Carim lo conferma come “potenziale soluzione di ultima istanza”.

Il punto è: Carim riuscirà a trovare i 70-100 milioni che le servono per ricapitalizzarsi? Verrà ceduta e farà la fine della Cassa di Ri­sparmio di Cesena? E più in generale, con­siderando la pesante incidenza dei crediti deteriorati, quanto è sano il credito oggi? Le banche (non solo Carim) stanno sosti­tuendo queste partite deteriorate con cre­dito sano e produttivo?

Una cronologia degli avvenimenti

 3 febbraio 2010 – 24 giugno 2010

Accertamenti ispettivi della Banca d’Italia che fa partire il procedimento per il commis­sariamento.

 29 settembre 2010

La Cassa di Risparmio di Rimini Spa viene commissariata per decreto del Ministero del Tesoro. Il Ministero dispone lo scioglimento del Consiglio di Amministrazione, e sotto­pone la banca ad amministrazione straordinaria “per gravi irregolarità nell’amministra­zione e violazioni normative, gravi perdite patrimoniali nonché per gravi inadempienze nell’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento del gruppo bancario, con parti­colare riferimento alla controllata Credito della Banca Sammarinese (CIS)”. Non è l’inizio della crisi, ma la sua certificazione ufficiale.

 1 gennaio 2010 – 30 settembre 2012

 Periodo di Amministrazione Straordinaria

Gli obiettivi dei commissari straordinari sono il rafforzamento delle attività di indirizzo e controllo e in un secondo momento la totale dismissione della partecipazione nella banca sammarinese. Poi passano all’esame del portafoglio crediti della banca: non possono che riclassificare in peggio le numerose posizioni di rischio. Emergono un eccessivo sbilanciamento sugli impieghi a medio e lungo termine, in particolare verso i settori immobiliare e alberghiero, e una elevata concentrazione su singoli nominativi o su gruppi di nominativi tra loro collegati. In­fine, i commissari intervengono sulla struttura organizzativa, pun­tando oltre alla riorganizzazione interna, al rafforzamento patri­moniale. La patrimonializzazione, in particolare, è la condizione essenziale senza la quale non è possibile, per legge, esercitare l’attività bancaria. Il patrimonio di vigilanza con le rettifiche sui crediti e con la svalutazione di importanti partecipazioni (il CIS in primis) si riduce a 175,1 milioni di euro contro un consolidato, al 31 dicembre 2009, ultimo bilancio approvato prima dell’amministra­zione straordinaria, pari a 396,6 milioni. E’ necessario rafforzare le fondamenta della banca. Riportare l’utile, tuttavia, è un traguardo ambizioso: il Cda della Carim, prima del suo scioglimento, approva la semestrale al 30 giugno 2010 (non sottoposta a revisione conta­bile da parte della società di revisione) che evidenzia una perdita di 30,81 milioni contro un dato certo e positivo relativo all’eserci­zio chiuso al 31 dicembre 2009 di un utile netto pari a 18,17 milioni.

 29 gennaio 2012

Va in porto l’operazione di aumento di capitale deliberata dall’Assemblea Straordinaria convocata dai Commissari Straordi­nari. Si concluderà il 24 aprile 2012 con la sottoscrizione di circa 14 milioni di nuove azioni, per un controvalore di 75 milioni di euro (€ 5,35 ad azione).

Queste operazioni, unitamente agli effetti della cessione alla sam­marinese Banca Partner SpA della controllata CIS – Credito Indu­striale Sammarinese SpA, perfezionata il 18 maggio 2012, sono valse a migliorare i coefficienti patrimoniali che passano, nel periodo giugno 2010 (prima del commissioramento) -settembre 2012: il Tier 1 da 7,34% a 8,13%;  il Total Capital Ratio da 9,90% a 10,32%.

Il Tier 1 capital è la componente primaria del capitale di una banca, composta dal capitale azionario e riserve di bilancio pro­venienti da utili non distribuiti, al netto delle imposte.

Il Total capital ratio (TCR) è dato dal rapporto tra il patrimonio di vigilanza della banca e i crediti che l’istituto ha concesso ai clienti, ponderati per il loro rischio. Questo dato serve per valutare se la banca ha un patrimonio sufficiente per restituire i soldi ai propri clienti, tenendo conto anche dei crediti che ha concesso in passa­to e che potrebbero non essere ripagati. È un dato presente nel bilancio di ogni banca, in percentuale, e dice chiaramente quanto è solida. In base ai principi di Basilea 3, quest’ultimo deve essere almeno l’8,5%, per poi passare dal 2019 al 10,5%. Per dare un’idea, vediamo gli indici patrimoniali di alcune banche alla fine del 2012:

Bcc Fornacette                                   Tier 1  14,99%;           TCR    18,00%

Mediocredito del Friuli                      Tier 1  10,47%;           TCR    10,66%

Che Banca!                                          Tier 1  11,49%;           TCR    14,16%

Banca Etruria                                     Tier 1    8,10%;           TCR    10,20%

 

Dunque alla fine dell’Amministrazione Straordinaria la Carim ha un TCR ancora entro i limiti di Basilea 3, ma più vicino alla par­te bassa (Banca Etruria e Banca delle Marche, che nel novembre 2015 saranno poste in liquidazione coatta amministrativa).

 17 settembre 2012

Il Commissario Straordinario nomina Alberto Mocchi come Diret­tore Generale. Con la stessa decorrenza Luciano Franceschetto è nominato Vicedirettore Generale.

27 settembre 2012

L’Assemblea Ordinaria degli Azionisti provvede alla ricostituzione degli Organi ordinari, CdA e Collegio Sindacale. Presidente di Ca­rim Spa diventa Sido Bonfatti, docente universitario, già alla Cassa di Risparmio di Modena e al Credito Emiliano.

 30 settembre 2012

Bilancio finale dell’Amministrazione Straordinaria al 30.9.2012 (in milioni di €)

 

Totale raccolta      4.668,73
Totale impieghi      2.798,30
Crediti deteriorati         641,30
Totale patrimonio netto         259,77
Utile / perdita      –  187,69

 

25 giugno 2013

Viene ceduta la CORIT – Riscossioni Locali Sp (detenuta da Banca Carim per il 60% e da Cassa Risparmio Cesena SpA per il 40%) alla SORIT – Società Servizi e Riscossioni SpA appartenente al gruppo Cassa di Risparmio di Ravenna SpA. L’operazione era sta avviata nel periodo dell’Amministrazione Straordinaria nell’ottica della ri­organizzazione del Gruppo Banca Carim e delle società partecipa­te, dovendo rinunciare progressivamente a un settore operativo (Esattorie e Tesorerie) a elevato impegno di personale e con scarsi ritorni economici.

 28 aprile 2014

L’assemblea dei soci della Banca approva il bilancio 2013, che prevede la distribuzione di un dividendo pari a 0,0287 euro per azione. Il CdA, dopo aver analizzato il parere e il giudizio dei le­gali rispetto al pronunciamento della Corte di Appello di Bologna sul fallimento di Aeradria, decide di procedere al ricorso in Cassa­zione. Quindi la Fondazione, al termine dell’assemblea dei soci, incassa ben 13 voti contrari più 7 astensioni sul consuntivo 2013.

4 febbraio 2015 – 24 aprile 2015

Nuova ispezione di Banca d’Italia. Si conclude senza applicazione di sanzioni. Tuttavia le risultanze degli accertamenti, in prevalen­za sfavorevoli, sono condizionate dall’elevato stock di crediti in default, all’origine dei negativi risultati reddituali ed alla necessi­tà di integrare i mezzi patrimoniali in ottica di rilancio della Banca. Successivamente, con nota del 22 luglio 2015, Banca d’Italia, te­nuto conto delle generali condizioni patrimoniali ed economiche e delle prospettive di sviluppo, stabilisce per la Banca coefficienti patrimoniali differenziati nelle seguenti misure:

Cet1 Ratio al 7,80%

Tier1 Ratio al 9,30%

Total Capital Ratio all’11,30%

richiedendo un incremento dei mezzi propri, da realizzarsi anche in più fasi, finalizzato alla piena realizzazione del Piano Industriale 2015/2016 approvato dal CdA il 13 gennaio 2015.

 17 marzo 2015

La Carim chiude con 9,1 milioni di euro di perdite l’esercizio 2014. Gli impieghi sono in crescita (+1,3%) la raccolta totale è sta­bile (+0,6%), il margine finanziario in crescita (+10,9%), il margine operativo in netto miglioramento (+65,9%), le spese amministra­tive nette si riducono del 7,3% (con i tagli al personale).

A pesare è il tasso di default, molto sostenuto anche nel 2014, perché sofferenze e incagli appesantiscono sempre più il ri­sultato finale, che viene giudicato “eccezionale e non ripetibile” dal presidente Bonfatti. Per la Fondazione Carim, dunque, non ci sono dividendi. L’anno precedente la banca aveva registrato un attivo di quasi 6 milioni ed era tornata a distribuire dividendi agli azionisti dopo tre anni di “secca”.

In conferenza stampa Bonfatti denuncia che il comitato piccoli azionisti è troppo piccolo per pretendere l’azione di responsa­bilità. Non detengono nemmeno l’1% delle quote mentre per muovere l’azione di responsabilità occorre essere in possesso di almeno il 2,5% del capitale.

 4 settembre 2015

Il Direttore Generale Alberto Mocchi dà le dimissioni.

18 aprile 2016

Il bilancio Carim del 2015 si chiude con una preoccupante perdita di esercizio: 37,9 milioni, anche se il margine opera­tivo dell’attività (cioè il mestiere di banca) è positivo per 21,5 milioni. Una contraddizione che si spiega con il fatto che sul bi­lancio pesa la zavorra, in larga parte ereditata dal passato, formata da cessione di filiali in Abruzzo e Molise, incentivazione all’esodo dei dipendenti, la recente cessione di crediti deteriorati per 35 mi­lioni, la maggiore copertura dei crediti anomali, il contributo di 4,6 milioni dato al salvataggio delle quattro banche in crisi (Banca Marche, Etruria, Carichieti e Carife). Tuttavia per i vertici aziendali è un bilancio di svolta, sono stati fatti i “compiti a casa” e pertanto “si guarda con maggiore serenità al futuro”.

Per l’Istituto il problema grave resta quello delle sofferenze passate  negli ultimi anni da 258 a 589 milioni, e dei crediti ano­mali, saliti da 680 a 921 milioni. Sofferenze e crediti anomali sono calati di 135 milioni per via delle radiazioni, ovvero solo cancellati dall’attivo del bilancio per la parte ritenuta irrecuperabile. Il dato positivo è che nel 2015 il flusso delle nuove sofferenze si è dimez­zato rispetto al 2014. Ed in calo è pure l’incidenza complessiva di sofferenze e crediti anomali. Carim provvede a coprirle (è arrivata al 63 per cento e per questo scopo ha impiegato 230 milioni sot­ tratti al reddito della banca.

Il valore di un’azione Carim scende poco sotto i 5 euro, deter­minando una perdita importante per i risparmiatori.

1 giugno 2016 – Bail-in: Cassa di Risparmio di Rimini tra le tre banche italiane che preoccupano Bankitalia.  Con l’introduzione delle nuove norme sul bail in, sono le tre banche italiane nel mirino di Bankitalia: la Cassa di Risparmio di San Miniato, quella di Rimini e la Cassa di Risparmio di Cesena.

Tutte e tre sono chiamate a un rafforzamento patrimoniale e devono chiedere al mercato tra 250 e 300 milioni di euro. Chi metterà quei soldi? Il contributo più atteso è quello del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd). Il fondo, basato su contributi volontari e “a chiamata”, è stato costituito per evitare la tagliola della procedura Ue sugli aiuti di Stato e avrà una dotazione fino a 700 milioni dagli attuali 300.

Per la Cassa di Risparmio di Rimini il problema sono i 30 milioni di costi (tra cui 4,6 milioni di oneri per il salvataggio delle 4 ban­che di novembre, compresa Banca Etruria) e i 73 milioni di rettifi­che su crediti che hanno portato a chiudere il 2015 con 38 milioni di perdite.

 28 giugno 2016

Nuovi accertamenti di Banca d’Italia per aggiornamento (follow-up) rispetto alla precedente ispezione ordinaria compiuta nel cor­so del 2015. Secondo un nota stampa della Carim, “l’avvio degli accertamenti, unitamente alle recenti turbolenze registrate sui mercati finanziari per effetto della Brexit (con particolare riguar­do al settore bancario), fanno ritenere opportuno rinviare, per la massima tutela degli investitori, le operazioni di aumento di capi­tale già pianificate”.

Pur di non mandare in default Banca Carim, il Fondo interban­cario dei depositi prepara le munizioni per le operazioni di pre-salvataggio che dovrà affrontare nei prossimi mesi: la logica resta quella del ‘prevenire meglio che curare’, decidendo di alzare la do­tazione dello schema volontario del Fondo a 700 milioni; le ultime ritrosie, più formali che sostanziali, delle banche a controllo estero sembrano superate e quindi si profila un’adesione quasi unanime da parte degli istituti di credito.

Oggi in cassa ci sono solo 300 milioni, 280 dei quali serviranno a coprire la ricapitalizzazione della Cassa di risparmio di Cesena, quindi al consorzio servono risorse fresche; virtuali, visto che i versamenti da parte delle banche avvengono “a chiamata”, ma co­munque necessarie per affrontare anche l’eventuale scoperto dei 100 milioni dell’aumento (con diritto d’opzione) di Banca Carim, che il 9 giugno ha deliberato la prima tranche da 40 milioni. Alla fine, in caso di sottoscrizioni integrali, dovrebbero rimanere alme­no 250 milioni, ritenuti sufficienti a gestire le eventuali situazioni di crisi fino a fine 2017.

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