"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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Il contributo delle donne immigrate allo sviluppo locale

Nell’anno duemila,  quando gli immigrati provenienti dall’estero rappresentavano appena il 2,6 per cento della popolazione della provincia di Rimini, le persone di nazionalità straniera avviate al lavoro in qualche attività locale non superavano il 9 per cento del totale.   Poi, mano a mano che il flusso migratorio si faceva più consistente (gli immigrati, oggi, rappresentano l’11 per cento della popolazione), in parallelo cresceva anche chi trovava lavoro.  Così, nel 2007, l’ultimo prima dello scoppio della crisi, gli immigrati avviati (n° di persone) al lavoro salgono al 28 per cento del totale.  Il ruolo della manodopera immigrata comincia ad assumere un peso decisivo, soprattutto nell’edilizia, nel turismo e nell’agricoltura.

La crisi, che ha ridotto le opportunità di impiego per tutti,  ha toccato  invece marginalmente gli immigrati (anche se c’è stata una flessione dopo il 2000),  tanto che nel 2012  contavano  quasi lo stesso numero di avviati  al lavoro dell’inizio, guadagnando perfino qualche punto percentuale, ed attualmente le prime stime 2013 li danno vicini a rappresentare il 30 per cento di tutti gli avviati della provincia (18 mila su circa 63 mila).

Nell’universo degli immigrati avviati al lavoro in provincia di Rimini, un ruolo preponderante lo svolgono  le donne, che da sole coprono costantemente  il 60 per cento circa  di tutti  gli stranieri che trovano un impiego.  Alberghi, ristoranti e pubblici esercizi, sono i settori con la maggiore presenza di donne immigrate (ma anche italiane).

In valore assoluto, tra le prime nazionalità di donne presenti e occupate a Rimini troviamo le romene, le albanesi e le ucraine, queste ultime però in calo negli ultimi cinque anni.  A seguire le moldave, polacche e cinesi, anche queste ultime due con presenze decrescenti.

Il lavoro di cura

Ma c’è un lavoro che è cresciuto anche in periodo di crisi, pur manifestando un rallentamento negli ultimi anni, e riguarda l’assistenza e le  cure domestiche. Un lavoro quasi totalmente declinato al femminile, in modo particolare a carico delle donne immigrate.

Questo lavoro che in provincia di Rimini impegnava, nel 2003, poco più di 3 mila persone, di cui il 93 per cento donne e  l’81 per cento immigrate, dopo un periodo di lenta crescita, nel 2009 compie  un salto e supera la soglia delle  6 mila unità nel 2012, raddoppiando in un decennio, di cui l’89 per cento donne e l’87 per cento immigrate.

Inutile aggiungere che per migliaia di famiglie di questa provincia la presenza di queste lavoratrici domestiche, provenienti soprattutto dai paesi dell’Est, spesso sole perché hanno dovuto lasciare la famiglia nel paese d’origine, è assolutamente indispensabile e un loro ritorno a casa creerebbe non pochi problemi.  Un esempio inconfutabile del contributo di tante donne immigrate allo sviluppo locale.

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