"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

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Il ciclo non si inverte per il lavoro

Scrive l’ultimo Rapporto 2010 sull’economia regionale di Unioncamere: “In un contesto nazionale di moderata ripresa, secondo le stime redatte nello scorso novembre,  l’Emilia-Romagna dovrebbe chiudere il 2010 con un aumento reale del Pil dell’1,5 per cento, recuperando solo in minima parte sulle flessioni dell’1,5 e 5,9 per cento rilevate rispettivamente nel 2008 e 2009.

La fase più acuta della crisi dovrebbe essere ormai alle spalle. L’Emilia-Romagna è stata tra le regioni italiane che ha maggiormente risentito della recessione mondiale, a causa della forte apertura verso i mercati esteri, ma la ripresa del commercio internazionale permetterà alla regione di avere maggiori opportunità rispetto ad altre aree del Paese.

Tra i segnali positivi possiamo annoverare l’inversione del ciclo negativo di produzione, fatturato e ordini dell’industria in senso stretto, di cui hanno beneficiato soprattutto le imprese più strutturate e quindi più orientate al commercio estero.

Turismo: se analizziamo il quadrimestre giugno-settembre, che costituisce il cuore della stagione turistica, possiamo notare che nel complesso delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini è emerso un andamento che si può giudicare di sostanziale tenuta.

 Se la ripresa ha avuto inizio, non sono tuttavia mancate le zone d’ombra, legate soprattutto al mercato del lavoro, il cui andamento è risultato negativo.  La consistenza degli occupati dell’Emilia-Romagna è mediamente ammontata nella prima metà del 2010 a circa 1.929.000 unità, con un decremento del 2,2 per cento rispetto all’analogo periodo del 2009, equivalente, in termini assoluti, a circa 44.000 persone. La flessione dell’occupazione regionale è risultata più accentuata rispetto a quanto avvenuto in Italia (-0,9 per cento) e nella ripartizione nord-orientale (-0,8 per cento).

Nel primo semestre del 2010 le persone in cerca di occupazione sono risultate in Emilia-Romagna circa 123.000, vale a dire il 40,3 per cento in più rispetto al primo semestre 2009. Il forte appesantimento della disoccupazione si è concretizzato in un aumento del relativo tasso salito dal 4,3 al 6,0 per cento, ovvero al livello più elevato dal 2004. L’incremento delle persone in cerca di occupazione è stato determinato soprattutto dalle donne, che sono aumentate del 57,5 per cento, a fronte dell’incremento degli uomini del 24,7 per cento.

Secondo lo scenario di previsione predisposto da Unioncamere Emilia-Romagna e Prometeia, il 2010 si chiuderà con un tasso di disoccupazione del 6,2 per cento, destinato a salire ulteriormente nei due anni successivi: 7,5 per cento nel 2011; 8,2 per cento nel 2012”.

 Anche in provincia di Rimini si notano segnali di ripresa, ma il risultato per l’occupazione, se è possibile, è ancora peggiore. Nel settore privato, solo nel 2009,  sono andati persi oltre mille posti di lavoro, che rappresentano il 10 per cento circa del totale.  Le previsioni dell’indagine Excelsior di inizio 2010 davano un ulteriore calo più o meno della stessa entità. Se i consuntivi dovessero confermare le previsioni la situazione peggiorerebbe ulteriormente, non fosse altro perché già l’anno scorso il tasso di disoccupazione complessivo e delle donne, a Rimini, era quasi il doppio di quello regionale.

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