"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
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IKEA a Rimini

di Stefano Rossini

 Non servono presentazioni per il colosso del mobile svedese IKEA. Nel bene e nel male la grande multinazionale dell’arredamento è entrata nella nostra vita e nelle nostre case. I punti vendita dal tipico colore blu e giallo ormai punteggiano il panorama nazionale ed europeo. Scendendo nel particolare riminese, qualcuno ricorderà la storia tutta italiana e le difficoltà con cui IKEA ha aperto il suo punto vendita nei pressi del casello di Rimini nord. Dopo vicissitudini burocratiche e strani ostacoli il negozio ha aperto nel giugno del 2009. Ora, a poco più di un anno di distanza, facciamo i conti in tasca ad IKEA per capire se la ricchezza che questo colosso crea ricade anche sul nostro territorio.

Incontriamo il direttore del punto vendita di Rimini Domenico Simone e la responsabile marketing Sandra Tirincanti al SIA, il Salone Internazionale dell’Accoglienza di Rimini.

Qual è il bilancio del vostro primo anno qui a Rimini?

“Il nostro bilancio – risponde il direttore – viene calcolato dal primo settembre al 31 agosto. I dati del primo anno di IKEA Rimini sono stati molto positivi. Anzi, è stato decisamente superiore alle aspettative. Abbiamo totalizzato un utile di 60 milioni di euro”.

La scelta, quindi, di puntare su una città, come Rimini, con una solida tradizione di turismo alberghiero ha ripagato.

“Decisamente. Basta considerare che l’investimento di IKEA al SIA di Rimini, quest’anno è stato doppio rispetto al 2009. E IKEA si presenta qui come IKEA Italia, e non IKEA Rimini. Stiamo potenziando molto questo aspetto che già avevamo seguito durante la fase degli studi di settore. Se fossimo venuti qui puntando solo sul settore dei privati cittadini e non anche quello business non avremmo ottenuto gli stessi risultati”.

Secondo la responsabile marketing Sandra Tirincanti, il target aziendale si attesta tra il 12 e il 14% della clientela IKEA.

“In un anno – continua Tirincanti – abbiamo avuto 2700 iscrizioni di soci IKEA Business, a cui si aggiungono tutti gli acquirenti con partita IVA che però preferiscono muoversi da soli senza essere seguiti da noi. Abbiamo cercato di offrire un servizio che seguisse la filosofia IKEA: mobili fatti bene e con un certo gusto per l’estetica a costo accessibile. E questo ha funzionato. Abbiamo poi tutta un’altra serie di servizi come l’architetto, la possibilità di progettare e ordinare online, etc. Il primo dato che però vale la pena di evidenziare è che, nonostante Rimini sia una città piccola tra le province dell’Emilia Romagna ha il punto vendita più grande della Regione, superiore di oltre 7000 metri quadri rispetto a quello di Bologna”.

In che modo, però, questa grande azienda porta ricchezza anche sul territorio, oltre che nelle proprie casse?

“La ricaduta di IKEA sul territorio – dichiara Domenico Simone – è stata, a nostro avviso, positiva. Partiamo da un dato. La nostra azienda ha assunto 350 persone. Di queste, almeno l’80% è residente in zona. Il rimanente 20% è costituito da persone che sono venute da fuori e che ora risiedono a Rimini. Io stesso sono di Bologna, ho lavorato per anni come direttore a IKEA Bologna e mi sono trasferito qui. Anche le figure manageriali sono state scelte possibilmente sul territorio. Sandra, ad esempio, è di Riccione. E ha un posto di lavoro ed un livello che difficilmente troverebbe in altre aziende del territorio.

Degli assunti, circa il 90% ha un contratto a tempo indeterminato, e solo il 10% ha contratti di tipo determinato. Sono comunque sempre contratti regolari di un minimo di 3 mesi, ma spesso di periodo più lungo”.

Un’impostazione un po’ in controtendenza col mercato, visti i tempi…

“Già, mentre oggi va di moda l’outsourcing, IKEA tende ad assumere tutte le figure di cui ha bisogno. Questo significa che anche i grafici, i tecnici e le altre figure più particolari sono dipendenti IKEA. Le uniche aziende con cui abbiamo un contratto di appalto di servizi esterni sono le imprese di pulizia, di sicurezza e giardinaggio. E anche in questo caso sono tutte del territorio”.

Il progetto di IKEA sul territorio è un progetto a lungo termine. L’azienda svedese, infatti, ha comprato il terreno sul quale si trova lo stabile e anche la struttura, venduto dal comune di Rimini intenzionato a rivalutare la zona e a cambiarne la destinazione. IKEA ha deciso, insomma, di investire anche su un territorio. Non è un segreto che l’azienda svedese sia oggi una sorta di Re Mida. In tutta Italia dove arriva IKEA i terreni acquisiscono valore. E questa è ricchezza anche per il comune e la comunità.

“Noi pensiamo – conclude Simone – che IKEA abbia un effetto democraticizzante sul territorio. Non è un caso che all’inizio ci siano state delle resistenze al nostro arrivo. Le accuse sono le solite: vengono da fuori e ci costringono a chiudere. Invece quello che accade è l’opposto. Il lavoro cresce non solo per noi. Secondo dati in nostro possesso anche le aziende che nascono assieme e attorno alla nostra, o che già esistono sul territorio e in qualche modo si rinnovano, guadagnano di più”.

 IKEA ha incentivato anche il lato ecologico e culturale.

“Siamo molto attenti all’ecologia – afferma Sandra Tirincanti – utilizziamo solo carta riciclata per ogni nostra stampa, dai biglietti da visita ai cataloghi e la cartellonistica. Per le grandi pubblicità utilizziamo tela microforata e non materiale plastico. Abbiamo un impianto geotermico. Partecipiamo annualmente all’Ambiente festival del comune di Rimini. E anche quest’anno, per Natale, vendiamo alberi veri che poi, a fine feste, ricompriamo – allo stesso prezzo con un buono – e ripiantiamo”.

IKEA Rimini: sembra quasi di vivere in Svezia, ma con la piadina.

BOX

Ikea sì, Ikea no…

Non tutto è oro però quell che luccica. Qualche giudizio critico ad IKEA arriva da Roberto Balducci, di CNA.COM Rimini. “Noi avevamo già contestato la concessione della variante ad hoc per l’apertura del punto vendita, sottolineando che non ci fosse l’interesse della comunità, in quel gesto, ma una sottomissione ad un interesse privato. Su quel terreno erano già stati presi accordi per il CAAR”.

E dopo un anno di IKEA qual è il vostro parere? Ancora negativo?

“Il nostro parere non è positivo. Ma il problema non riguarda tanto IKEA in sé, ma l’atteggiamento del Comune nei confronti di questi colossi. Che si tratti della multinazionale svedese, dell’area ex Ghigi, della Corial, della Comet, il problema è che l’amministrazione utilizza due pesi due misure nell’incentivare questi o le attività del centro storico”.

Quindi uno scontro impari?

“Sì. Io penso che ci sia spazio per tutti. Però deve essere una lotta ad armi pari. Perché attualmente non ci sono possibilità per i commercianti del centro storico. E’ importante che la politica faccia il suo ruolo, e punti anche sul centro storico. Vorrei concludere con un dato. Quando si parla di questi centri si mette sempre in risalto il numero dei dipendenti, per lodare la capacità di questi centri di dare lavoro al territorio. Ma se IKEA ha 350 dipendenti, bisogna anche ricordare che a Rimini ci sono più di 7000 partite IVA. Anche questo è lavoro da salvaguardare!”

Più morbido Gianluca Bagnolini, segretario Fisascat Cisl.

“Ikea sta mantenendo gli impegni sottoscritti nel maggio del 2009. Aveva promesso di stabilizzare entro novembre 2010 almeno il 50% dei contratti a tempo indeterminato e così è stato.

Possiamo stare tranquilli?

“Dobbiamo stare attenti. Ora si entra in una seconda fase. C’è un accordo d’avvio di 24 mesi. Nel primo trimestre del 2011 verificheremo l’andamento del colosso svedese e valuteremo se mantenere un giudizio positivo. D’altronde non abbiamo uno storico a cui fare riferimento. L’attività ha appena un anno di vita, quindi bisognerà aspettare di vedere se gli investimenti fatti a Rimini saranno tutti confermati”.

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