"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

dicembre: 2017
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IFI: da 50 anni arreda locali pubblici

A tutti sarà capitato, almeno una volta, di entrare in un bar oppure in una gelateria e trovarsi di fronte un bancone attraverso il quale si viene serviti. Ma non c’è solo questo. Un locale pubblico è fatto di tante altre cose: vetrine, espositori, frigoriferi, sedie, tavoli, spazio per la macchina del caffè, ecc.

L’IFI, un’azienda che ha sede  nel Comune di Tavullia, in provincia di Pesaro, a due passi dal confine con San Giovanni in Marignano  dove invece si trova la Metalmobil, una delle sue unità produttive specializzata in sedie e tavoli,  fa  tutto questo.  E lo fa da più di cinquant’anni. Chiaramente non allo stesso modo, ma con la capacità di essere sempre un passo avanti alla concorrenza e di riuscire a percepire, in anticipo, i bisogni e le attese del pubblico dei visitatori dei locali pubblici, cui contribuisce non solo a fornire degli arredi, ma anche un’anima, cioè qualcosa di più immateriale.

Come spesso capita, anche nell’economia di mercato apparentemente anonima e impersonale, alla fine sono le persone che fanno la differenza.  Questo vale anche per l’IFI. Che già nel lontano 1965, era nata appena tre anni prima, in gravi difficoltà fu salvata da Umberto Cardinali, ciclista con due giri d’Italia al suo attivo, nel 1930 e 1931, che fino ad allora si era dedicato, con successo, alla produzione di biciclette. Rimasto al vertice dell’Azienda fino alla sua scomparsa, avvenuta pochi anni fa, ultra centenario, fu il primo a proporre l’idea del banco industriale per i locali pubblici. Dove industriale, a differenza della soluzione artigianale, sta per moduli predefiniti, disegnati da un progettista, prodotti e venduti a catalogo, con tempi di consegna rapidi, prezzi certi e più economici.

Dopo questo primo salto tecnologico ce ne sarà un secondo, che prende piede intorno agli anni settanta del secolo scorso, con il primo arredo bar industriale componibile, quindi adattabile a qualsiasi locale e personalizzabile secondo i gusti.

Un decennio più tardi, siamo alla metà degli anni ottanta, arriva il terzo salto: per la prima volta, al posto del legno, la struttura portante viene realizzata in acciaio verniciato con prodotti particolari resistenti alla corrosione. Un prodotto che, oltre a nuovi materiali, adotta  tutta una serie di miglioramenti, dai piani regolabili alla refrigerazione ventilata, rappresentando un passaggio di sistema per quel tipo di arredo.

Arriviamo così al  duemila, quando l’IFI mette mano alla quarta generazione di prodotti, che risponde ad un input molto impegnativo: “riscrivere le regole dell’ospitalità, abbattendo le barriere tra ospite e colui che ospita”. Cioè tra cliente e barman. Parola d’ordine: trasparenza, leggerezza, rapporto paritario (quindi via le pedane), ergonomia e igiene.

Quasi negli stessi anni l’azienda debutta nel gelato artigianale, icona dell’italianità nel mondo, e comincia a produrre vetrine di varie forme e natura, fino ad arrivare, nel 2011, ad una novità assoluta: la Tonda. Una vetrina rotonda dove il gelato gira come fosse una giostra multicolore. Inutile aggiungere che è un successo, confermato anche dai numerosi premi ricevuti.

Oggi, e torniamo alle persone, dietro tutto questo c’è  Gianfranco Tonti, Presidente IFI Spa e da poco eletto anche Presidente della Confindustria di Pesaro-Urbino.  Lo andiamo a trovare nella sede dell’azienda, per scoprire quasi subito che anche Tonti ha una marcia in più. Non potrebbe essere altrimenti, se oltre all’amabile conversazione, vi offre una pubblicazione (edita per i 50 anni dell’azienda)  che si apre con una frase di Adriano Olivetti (grande imprenditore illuminato degli anni sessanta) dove si sottolinea che l’immagine che l’azienda proietta verso l’esterno, per essere onesta e credibile, deve riflettere la vera realtà della vita interna all’azienda.  Come dire: non puoi farti bello fuori, se dentro hai troppe zone grigie.

Così non sarà difficile scoprire che dietro a tutti i salti tecnologici e di prodotto  ci sono intuizioni felici, ma anche una visione del locale (spazio)  pubblico e dell’impresa veramente all’avanguardia.

“Tre, ci dice Tonti, sono gli assi portanti delle soluzioni che IFI propone: ricerca, dove lavora un gruppo di venti persone tra geometri, periti elettronici e elettrici, ingegneri termodinamici e prototipisti,  innovazione e design”.  Quest’ultimo è così importante che risale alla metà degli anni ottanta l’inizio della collaborazione con l’industrial designer Makio Hasuike, giapponese di origine ma italiano di adozione, che sta dietro a tutte le soluzioni più creative  adottate.

Sul design, che poi è la qualità per cui gli italiani sono riconosciuti nel mondo, Gianfranco Tonti crede molto e dice che “troppi imprenditori lo sottovalutano., dimenticando che il design consente di dare alle cose quel tratto distintivo che tante volte fa  la differenza”.  Insomma, il design come fattore di competitività. Design però, ci tiene a sottolineare, “non applicato a cose fatue, ma utilizzato per rispondere ai bisogni delle persone, espressi, ma anche latenti, magari solo accennati”.

E qui entriamo in un secondo elemento che rappresenta il tratto distintivo di questa impresa e delle soluzioni che propone al mercato: con l’azienda sono stati chiamati a collaborare un paio di sociologi dell’Università di Camerino. Cosa c’entrano i sociologi con gli arredi dei bar ?  C’entrano molto. “ Perché i bar sono luoghi di socialità, dove le persone si incontrano, per affari, per conoscersi, per concedersi una pausa, allora bisogna capire come queste modalità cambiano e si evolvono, che poi vuol dire come mutano i costumi. Quindi bisogna studiare la società e per questo ci vogliono i sociologi”. E’ così vero che da indagini fatte hanno scoperto che, oggi, un locale che non disponesse di una connessione wifi (collegamento a internet senza fili) di fatto si precluderebbe alla fascia di avventori sotto i quarant’anni. Così IFI,  nelle soluzioni che propone, ha già incorporato questa innovazione nelle sue soluzioni.

Molti suoi colleghi, quando si parla di collaborare con le Università storcono un po’ il naso e raramente le vedono reattive e disponibili. Risponde Gianfranco Tonti:”Dipende sempre dalle persone. Noi abbiamo un ottimo rapporto con la Facoltà di architettura e design dell’Università di Camerino (filiale di Ascoli Piceno), dove abbiamo trovato due docenti che ci seguono con interesse, ma soprattutto passione, e con cui stiamo realizzando diversi progetti in comune”.

La crisi come vi ha colpito ?  “I bar continuano a chiudere e questo è il segnale più evidente. Se chiudono noi non vendiamo arredi. Ci salviamo con l’export, che nel 2007 (prima dello scoppio

della crisi) copriva il 18 per cento del nostro fatturato, mentre oggi siamo sul 35 per cento, ma l’obiettivo è di superare il 50 per cento.  Non ci sono alternative. Ma per esportare ci vogliono prodotti straordinari.  I tedeschi, ricorda Tonti, non vendono all’estero perché costano poco, ma perché hanno produzioni affidabili e di qualità. Esportiamo in tutta Europa, in Nord Africa (Marocco e Algeria), Paesi Arabi (Arabia Saudita ed Emirati), Sud Est asiatico (Singapore, Cina, Indonesia e Malesia). Ci manca il Sud America, soprattutto il Brasile, perché questo Paese pone barriere doganali d’ingresso molto alte (per proteggere le sue aziende) e la soluzione sarebbe andare a produrre sul posto, ma non è semplice”.

“Se non offrissimo prodotti di eccellenza, quindi competitivi, prosegue Tonti, sarebbero già pronti una schiera di competitori, tra l’altro copiandoci, dai polacchi ai cinesi, per passare ai turchi, tunisini e perfino colombiani. Anche loro si sono messi a fabbricare arredi per bar. Costano poco, ma non c’è paragone. Non ci sono alternative: si produce qualità, oppure si va alla guerra dei prezzi, dove ci sarà sempre qualcuno che farà spendere meno”.

Scuola e giovani: “riceviamo molti giovani per stage e praticantato, perché la formazione deve avvicinarsi all’impresa, visto che tanti di loro sono privi di quelle conoscenza pratiche  che li renderebbero immediatamente utilizzabili. Poi abbiamo anche un’attività di formazione interna, per esempio, in questo momento 50 collaboratori stanno facendo un corso d’inglese, perché esportare vuol dire anche fare e organizzare l’assistenza ai clienti”.

Nel 2013 il gruppo che fa capo ad IFI fatturerà un po meno di 50 milioni, avendo dato lavoro a 328 persone.

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