"Chi non spera l’insperabile non lo scoprirà, poiché è chiuso alla ricerca, e a esso non porta nessuna strada"
ERACLITO (535-470 a.C)

Dicembre: 2019
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I santarcangiolesi e l’Europa

a cura di Primo Silvestri

Introduzione

Periodicamente, tramite uno strumento denominato Eurobarometro, la Commissione Europea, per conto del Parlamento europeo, testa il polso dei cittadini dell’Unione (512 milioni) con sondaggi che riguardano numerose tematiche, concentrandosi in modo particolare sulla percezione e sulle aspettative dei cittadini nei confronti degli interventi dell’Unione europea (Ue) e delle principali sfide che quest’ultima si trova ad affrontare.

I sondaggi prevedono interviste a campioni di cittadini di tutti  i 28  Paesi dell’Unione europea. In Italia, come nella maggioranza degli altri paesi, di norma coinvolgono un migliaio di persone, che  rappresentano lo 0,0019 per cento della popolazione maggiore di 15 anni.

Con il progetto Comunicare l’Europa, realizzato dal Comune di Santarcangelo con il contributo finanziario della Regione Emilia Romagna,  abbiamo voluto replicare grosso modo lo stesso schema, prendendo a prestito anche tante domande,  con un campione casuale di residenti. 

Con la collaborazione dell’Istituto Einaudi-Molari della città, del movimento scout MASCI  e dell’Amministrazione,  che si sono adoperati per veicolare l’informazione, il sondaggio è stato condotto, nel mese di ottobre 2019,  in  modalità on line (le persone, cioè, dovevano andare sul sito internet dell’Istituto o del Comune per rispondere), totalizzando 103 risposte, che rappresentano lo 0,5 per cento della popolazione di Santarcangelo maggiore di 15 anni. Vuol dire un campione, in rapporto alla popolazione, 280 volte superiore a quello impiegato da Eurobarometro.   

Le caratteristiche del campione

Al 1° gennaio 2019 Santarcangelo di Romagna contava con una popolazione di 22.260 residenti, il 52 per cento costituita da donne e il 48 per cento da uomini.

Una maggioranza, quella femminile, che si ritrova abbondantemente nelle risposte  al questionario,  dove rappresentano il 62 per cento, dieci punti sopra la loro presenza nella popolazione effettiva.

Popolazione per genere a Santarcangelo: 48% uomini; 52% donne.

Partecipanti per genere al sondaggio: 38% uomini; 62% donne.

Divisi, le persone che hanno risposto, per fasce d’età maggiori di 15 anni, in confronto alla popolazione residente,  troviamo una sovra rappresentanza di giovani (15-24 anni) e della classe intermedia (40-54 anni), in detrimento delle altre due (25-39 anni e maggiore di 55 anni).  

Popolazione per fasce di età a Santarcangelo (2019):

15-24 anni: 11%

25-39 anni: 19%

40-54 anni: 29%

Più di 55 anni: 41%.

 Partecipanti al sondaggio per fasce di età:

15-24 anni: 36%

25-39 anni: 12%

40-54 anni: 40%

Più di 55 anni: 12%.

Partecipanti al sondaggio per professione:

Studente: 32%

Impiegato: 30%

Autonomo: 15%

Casalinga:8%

Operaio: 6%

Quadro/manager: 6%

Pensionato: 3%

In merito, infine, allo stato occupazionale dei partecipanti, gli studenti, scontando il ruolo promozionale dell’Istituto Einaudi-Molari, e gli impiegati coprono quasi i due terzi delle risposte, mentre seguono con percentuali minori tutti gli altri.

In sintesi, i cittadini che si sono attivati per rispondere rappresentano un gruppo significativo, ma in taluni aspetti non aderiscono perfettamente alle caratteristiche della popolazione. Come si è visto, donne, giovani ed età intermedie, studenti e impiegati, sono valorizzati proporzionalmente più degli altri. Questo esito invita alla cautela, ma non toglie valore alle risposte fornite.

IL SENTIMENTO DI APPARTENENZA

Gli europei

Nella primavera del 2019, l’ultimo Eurobarometro (Eurobarometro standard 91) della Commissione Europea, viene dedicato al tema dell’appartenenza.  Agli intervistati, dei 28 paesi dell’Unione, è stata posta la domanda se si sentono più attaccati al loro paese/città, alla nazione e all’Europa: l’89 per cento ha risposto di sentirsi molto vicino ai propri luoghi;  il 92 per cento in forma prioritaria alla propria nazione;  il 60 per cento all’Unione europea, in crescita sull’autunno precedente;  il 67 per cento, anche questo in aumento, all’Europa, senza altra specificazione.

In Italia l’attaccamento alla propria città o comune raccoglie l’81 per cento dei consensi, alla nazione il 90 per cento, all’Unione europea  il 51 per cento e all’Europa il 57 per cento.

Interessante è l’origine socio-demografico del consenso all’Unione europea:  intorno al 60 per cento tanto per gli uomini come per le donne, ma con i giovani decisamente più europeisti (il 68 per cento degli appartenenti alla fascia d’età 15-24 anni, a fronte del 56 per cento tra i maggiori di 55 anni).

Per professione, si sente vicino alla Ue il 70 per cento dei quadri/manager e degli studenti, ma solo il 46 per cento dei disoccupati e il 54 per cento dei pensionati e delle casalinghe, dimostrandosi i più tiepidi. In mezzo tutti gli altri gruppi professionali (operai, impiegati, ecc.).

Riuniti per classi sociali, l’attaccamento alla Ue è massimo nelle classi superiori (77 per cento), medio tra le classi medie (65 per cento), minimo tra gli operai (50 per cento).

I santarcangiolesi

Sullo stesso tema dell’appartenenza, ai santarcangiolesi è stata posta la domanda di indicare a quale luogo si sentissero più vicini, con la possibilità di indicare tre risposte, in ordine d’importanza decrescente.

Nella prima risposta, quella in cui dovevano indicare  il luogo che in assoluto sentivano più vicino, uno su sei ha segnalato il proprio comune, circa uno su quattro rispettivamente l’Emilia Romagna e l’Italia, solo uno su otto l’Europa. Significativamente, ma non a sorpresa vista la partecipazione al sondaggio dei giovani, che internet forse globalizza più degli altri, più di uno su cinque si ritiene semplicemente cittadino del mondo.  

Luoghi di appartenenza: 1a opzione

All’Emilia Romagna: 24%

All’Italia: 23%

Al Mondo: 22%

A Santarcangelo: 15%

All’Europa: 12%

Non so: 4%

Come seconda opzione invece, sempre in tema di appartenenza, uno su tre ha indicato l’Italia, ed in secondo luogo, più di una risposta su cinque, l’Europa, seguita dall’Emilia Romagna e dal proprio comune. Più ridotta, meno di uno su dieci, la platea che indica il mondo come luogo cui si sente di fare parte.

Luoghi di appartenenza 2a opzione

All’Italia: 33%

All’Europa: 22%

All’Emilia Romagna: 17%

A Santarcangelo: 15%

Al Mondo: 9%

Non so: 5%

Il terzo luogo in ordine d’importanza vede nelle risposte il prevalere, una su quattro, del sentimento di appartenenza al mondo, seguito dall’Europa e dall’Italia, quindi la Regione e il Comune.

Luoghi di appartenenza 3a opzione

Al Mondo: 26%

All’Italia: 18%

All’Europa: 18%

All’Emilia Romagna: 17%

A Santarcangelo: 15%

Non so: 6%

In sintesi, valutando l’insieme delle tre risposte, emergono quattro sentimenti prevalenti tra i santarcangiolesi:

– il primo, forse il meno atteso, sta nella costanza della rivendicazione dell’appartenenza al proprio Comune, che non oltrepassa però mai una risposta su sei;      

-poco meno della metà si identificano con uno spazio più grande del locale, come l’Italia, oppure l’Emilia Romagna;

-la cittadinanza europea è ancora un sentimento minoritario, ma raddoppia come secondo luogo in cui riconoscersi; 

-i giovani sono i più aperti al mondo e i più lontani dalle piccole patrie.

Infine, alla domanda che chiedeva di auto collocarsi, quattro su dieci, dove il peso dei giovani è di nuovo evidente, ha risposto di sentirsi cittadino del mondo, oltre un quinto tanto italiano quanto europeo, giusto un quinto più italiano che europeo e solo un decimo solamente italiano. Nessuno ha risposto di sentirsi esclusivamente cittadino europeo. 

Mi sento

Cittadino/a del Mondo: 39%

Tanto italiano/a quanto europeo/a: 22%

Più italiano/a che europeo/a: 20%

Solamente italiano/a: 10%

Più europeo/a che italiano/a: 7%

Non so: 2%

INTERESSE PER L’EUROPA

Gli europei

Nella primavera 2018, in vista del rinnovo del Parlamento europeo del maggio 2019,  Eurobarometro ha dedicato  un sondaggio speciale al tema,  titolando il rapporto: La democrazia in movimento (Eurobarometro 89.2).

La prima domanda che è stata posta agli intervistati riguardava l’interesse degli europei per le vicende dell’Unione, dove si è dichiarato interessato il 54 per cento del campione, di cui l’11 per cento molto interessato e il 43 per cento interessato, senza particolare enfasi. Tutti gli altri, con varia gradazione, hanno detto di non essere interessati.

In Italia ha risposto di essere interessato il 43 per cento, undici punti in meno della media europea, senza interesse tutti gli altri.

Richiesto poi di esprimere una opinione sul Parlamento europeo, solo il 31 per cento, il 34 in Italia, ha espresso un parere positivo,  contro il 22 per cento delle risposte negative, risultando il 43 per cento neutrali, cioè senza una particolare opinione. 

Infine, alla domanda diretta “la mia voce nella Ue conta”,  ha risposto di essere d’accordo il 48 per cento. Percentuale che sale al 72 per cento in Germania, ma scende al 30 per cento in Italia.   

I santarcangiolesi

Ripercorrendo un po’ lo schema di Eurobarometro abbiamo chiesto anche al nostro campione quanto fosse presente, nelle discussioni o nelle informazioni ricercate, l’interesse per il tema e le vicende dell’Europa .

E’ risultato che a seguire le vicende europee, tra molto e normalmente interessato, questi ultimi la maggioranza, sono il 72 per cento. Al di sopra della media europea e nazionale.  Poco interessato è uno su cinque, mentre risultano una sparuta minoranza i non interessati in alcuno modo.

Alle vicende e fatti dell’Unione Europea sono:

Interessato: 54%

Poco interessato: 23%

Molto interessato: 18%

Non interessato: 5%

Sulla scia di questo interesse per l’Unione, dichiarano di essere a conoscenza delle istituzioni europee  (Commissione, Parlamento, il Consiglio europeo, ecc.) sei intervistati su dieci, mentre circa un terzo pur sapendone qualcosa si mostra più titubante e meno sicuro. Sono invece molto pochi quanti ne sono completamente all’oscuro.   

Conoscenza delle istituzioni europee e del loro funzionamento

Si: 62%

Così, così: 33%

No: 5%

Più variegato il giudizio sul Parlamento europeo, dove ad esprimere un giudizio positivo è circa un intervistato su cinque, mentre sono più del doppio (42 per cento) quanti scelgono di rispondere “parzialmente positivo”. Non è una bocciatura, perché i due terzi esprimono comunque una opinione positiva,  ma sicuramente è il segnale di un relativa tiepidezza. 

Non sa cosa rispondere un intervistato su cinque.

L’opinione sul Parlamento europeo è:

Parzialmente positiva: 42%

Positiva: 16%

Parzialmente negativa: 9%

Negativa: 7%

Molto negativa: 4%

Molto positiva: 3%

Non so: 19%

Quanto invece conta la nostra voce, quella cioè di cittadini normali, espressa con il voto e con altri mezzi, in Europa, è argomento un tanto più controverso.

Meno di un terzo, infatti, risponde molto o abbastanza, che è meno del dato europeo (48 per cento), mentre tutti gli altri dicono poco (41 per cento)  o niente (26 per cento). 

Ma per verificare se questa difficoltà a farsi ascoltare riguarda solo le istituzioni dell’Unione europea, abbiamo posto la stessa domanda sulla percezione del peso della propria voce  nelle corrispondenti istituzioni nazionali, in primis Parlamento e Governo. Dalle risposte emerge che farsi sentire non è facile nemmeno in Italia, se il 90 per cento lo ritiene difficile o praticamente impossibile.

Quando un numero così grande di cittadini-elettori ritiene che farsi ascoltare, nel proprio paese e in Europa,  sia così difficile è evidente che ne soffre la democrazia, la fiducia e financo la legittimità delle stesse istituzioni rappresentative. 

 

In Europa la mia voce conta:

Poco: 41%

Abbastanza: 30%

Per niente: 26%

Molto: 3%

In  Italia, invece, farsi ascoltare è:

Difficile: 71%

Praticamente impossibile: 19%

Facile: 10%

Ricordando che nella ultima elezione per il rinnovo del Parlamento europeo, del maggio 2019 che hanno coinciso con le amministrative,  l’affluenza alle urne nel comune di Santarcangelo è stata del 72 per cento (12.821 votanti su 17.806  elettori) a fronte del 60 per cento della Provincia di Rimini, 67 per cento della Regione Emilia-Romagna, 56 per cento in Italia e 51 per cento nella UE, , tra gli intervistati ha dichiarato di aver votato due su tre. Se togliamo i giovani che non avevano l’età per esercitare il voto (quelli che non avevano compiuto 18 anni), il dato del sondaggio è abbastanza allineato con quello effettivo.  

Alle elezioni europee del maggio 2019 ha votato:

Si: 66%

No: 34%

Anche in questo caso abbiamo voluto fare un contro prova. Verificare cioè se, per gli elettori di Santarcangelo, le elezioni europee fossero, per caso, meno attrattive di quelle locali o nazionali.

Non è stato così, perché si è confermata quasi la stessa propensione: due terzi dichiara di votare sempre, la stessa percentuale delle elezioni europee.

Alle lezioni comunali, regionali e nazionali vota:

Si, sempre: 68%

Si, ma non sempre: 3%

No, mai: 29%

L’ITALIA IN EUROPA

Alla domanda, posta dal sondaggio di Eurobarometro  prima delle elezioni, se l’intervistato fosse d’accordo o in disaccordo con l’affermazione “il mio paese conta nella Ue”, il 63 per cento ha risposto  di concordare con la prima, cioè che il proprio paese in Europa conta. Percentuale che sale 78 per cento in Francia e all’89 in Germania, ma precipita, anche se in risalita negli ultimi mesi, al 36 per cento in Italia.

L’opinione dei santarcangiolesi non si discosta molto dal sentimento nazionale. Infatti  alla domanda  su quanto conta l’Italia nella Ue, solo un misero 2 per cento risponde molto e circa il 40 per cento abbastanza, a fronte di una netta maggioranza che è dell’avviso opposto (poco o niente).

Ciononostante  quasi la metà del campione giudica positivamente  la partecipazione dell’Italia nella Ue, ed appena uno su sei si esprime negativamente.

Significativa, quasi uno su tre, l’ampiezza degli indifferenti, che giudicano né positiva, né negativa la presenza del nostro paese in Europa.  Un fronte che una migliore informazione potrebbe, eventualmente,  far pendere definitivamente per una o l’altra parte.

Perché due intervistati su tre ritengono, comunque, che la partecipazione dell’Italia alla Ue porta  dei benefici e meno di uno su dieci sostiene il contrario, cioè che ci danneggia.

L’Italia nella Ue conta:

Poco: 48%

Abbastanza: 39%

Per niente: 11%

Molto: 2%

La partecipazione dell’Italia nella Ue è:

Positiva: 48%

Negativa: 12%

Né positiva, né negativa:32%

Non so: 8%

All’Italia la partecipazione nella Ue porta:

Benefici: 62%

Ci danneggia: 9%

Nessun beneficio: 8%

Non so: 21%

I SENTIMENTI ASSOCIATI ALL’EUROPA

L’informazione, ma anche la disinformazione e le false notizie,  inevitabilmente contribuiscono alla costruzione di immagini e narrazioni (storie) che influenzano le percezioni, quindi  i comportamenti e gli atteggiamenti delle persone, che a loro volta si comporteranno e giudicheranno di conseguenza.

Così, a partire dalle informazioni di cui ciascuno dispone,  abbiamo voluto testare i sentimenti, cioè le prime reazioni, quelle più istintive,  del campione nei confronti della Ue.

Le risposte ottenute suggeriscono che sei su dieci associano l’Europa a sentimenti positivi come speranza, fiducia e pace, ed appena uno su tre scarso esprime dubbi o sottolinea gli obblighi,  spesso enfatizzati negativamente oltre il dovuto dai media. 

Un ulteriore sentimento positivo è la condivisione,  da più di sei intervistati su dieci, dell’affermazione “Quello che unisce gli europei è più importante di quello che li separa”. Sono in pochi ad esprime un aperto disaccordo,  ma resta un’ampia e significativa area di indecisione.      

L’ Europa è oggetto di conversazione con nella rete delle proprie relazioni sociali ?  Il 57 per cento risponde che questo avviene di frequente, il 22 per cento occasionalmente, mentre al 21 per cento non capita mai. 

L’Unione Europea suscita:

Speranza: 41%

Dubbi/perplessità: 14%

Obblighi: 14%

Pace: 10%

Niente: 7%

Fiducia: 6%

Paura: 1%

Non so: 7%

Quello che unisce gli europei è più importante di quello che li divide”:

Completamente d’accordo: 61%

Completamente in disaccordo: 11%

Non so: 28%

I PRINCIPALI ESITI DELLA UE

L’Europa come la conosciamo, divenuta Unione Europea dopo la sottoscrizione del Trattato di Maastricht del 1993, costituita da 28 paesi (ora 27 dopo l’uscita della Gran Bretagna), ha quasi 70 anni di storia.  Un percorso lungo che ha visto mettere in campo tante iniziative, programmi e progetti.

Azioni che influenzano la nostra vita quotidiana senza spesso rendercene conto. Dando molte conquiste per scontate, quando, al contrario, sono l’esito di propositi comuni che ciascun paese, da solo, difficilmente avrebbe raggiunto.  Basta solo pensare che l’Italia, con i suoi 60 milioni di abitanti, rappresenta appena lo 0,8 per cento della popolazione mondiale e il suo PIL il 2,5 per cento di quello globale (nella Ue il pil italiano vale invece l’11 per cento). Poca cosa per pesare veramente nei confronti di colossi mondiali come Cina, India,  USA e Russa, per citare i maggiori.   

Tra le conquiste dell’Ue più apprezzate dai santarcangiolesi al primo posto, con il 37 per cento dei consensi, c’è la libera circolazione delle merci tra i paesi membri; al secondo posto, con il 26 per cento delle adesioni, il mantenimento della pace nel vecchio continente; al terzo, con l’11 per cento, l’adozione dell’euro come moneta unica (avvenuta nel 2002).  

I risultati più importanti conseguiti dalla Ue

Libera circolazione dei cittadini Ue: 37%

Aver mantenuto la pace tra le nazioni: 26%

L’adozione dell’euro come moneta unica: 12%

Maggior peso politico nel Mondo: 6%

Il programma Erasmus: 5%

Il  mercato unico: 5%

Alti livelli di protezione sociale: 3%

La difesa dell’ambiente: 1%

Non so: 5%

Opinioni più frammentate quando si è trattato di segnalare la seconda conquista più importante della Ue, dove a parte la libera circolazione delle persone, individuato da un quinto delle risposte, tutte le altre opzioni come mercato unico, moneta unica, Erasmus (il programma che consente di studiare all’estero) e il mantenimento della pace, raccolgono grosso modo lo stesso consenso, che è intono, per ciascuna scelta, ad un sesto del totale. 

I “secondi” risultati più importanti della Ue

Libera circolazione dei cittadini Ue: 19%

Il  mercato unico: 16%

L’adozione dell’euro come moneta unica: 15%

Aver mantenuto la pace tra le nazioni: 14%

Il programma Erasmus: 12%

Alti livelli di protezione sociale: 8%

La difesa dell’ambiente: 4%

Maggior peso politico nel Mondo: 5%

Le regole che limitano in debito pubblico: 2%

Non so: 5%

Ventaglio di risposte ancora più ampio per la terza conquista più apprezzata, dove i maggiori consensi vanno sempre alla libera circolazione delle persone (un quinto delle segnalazioni), seguita, con percentuali  comprese tra il 10 e il 13 per cento, dall’adozione della moneta unica (euro), il mercato unico, un maggior peso nel mondo e la difesa dell’ambiente.

 

I “terzi” risultati più importanti della Ue

Libera circolazione dei cittadini Ue: 21%

L’adozione dell’euro come moneta unica: 14%

Il  mercato unico: 12%

Maggior peso politico nel Mondo: 11%

La difesa dell’ambiente: 10%

Aver mantenuto la pace tra le nazioni: 8%

Il programma Erasmus: 7%

Le regole che limitano in debito pubblico: 4%

Alti livelli di protezione sociale: 3%

Politica agricola: 2%

Non so: 8%

Hanno sperimentato direttamente alcune delle conquiste segnalate nelle risposte precedenti: l’80 per cento i diminuiti controlli alle frontiere, il 68 per cento il minor costo dei cellulari all’estero, il 59 per cento la maggiore protezione per l’acquisto di beni e servizi,  il 55 per cento i maggiori diritti dei passeggeri del trasporto aereo, il 60 per cento l’assistenza medica in un altro paese Ue, il 44 per cento aver vissuto senza problemi in un altro paese Ue, il 29 per cento aver potuto lavorare all’estero e il 38 per cento studiare in un paese Ue.


LE PRIORITA’ PER IL FUTURO DELLA UE

Gli europei

Interrogati sempre da Eurobarometro,  prima (aprile 2018) dell’ultima campagna elettorale europea del maggio scorso, sui temi che si sarebbero dovuti affrontare,  il campione dei cittadini europei ha indicato le seguenti priorità (erano ammesse sei risposte): la lotta al terrorismo il 49 per cento, la lotta alla disoccupazione giovanile il 48 per cento, l’immigrazione il 45 per cento, l’economia e la crescita il 42 per cento, la lotta al cambiamento climatico il 35 per cento, la promozione dei diritti umani e della democrazia e  la protezione sociale dei cittadini Ue, a pari merito con il 32 per cento.

Per l’Italia le priorità sono risultate leggermente diverse: al primo posto, per il 66 per cento, c’è l’immigrazione  (ma la protezione dei confini esterni raccoglie solo il 17 per cento dei consensi), poi la disoccupazione giovanile il 60 per cento, l’economia il 57 per cento, la lotta al terrorismo il 54 per cento, il cambiamento climatico il 26 per cento, la protezione dei diritti umani il 23 per cento e la protezione sociale il 21 per cento.

I santarcangiolesi

Richiesto di indicare quali, a loro giudizio, sono i temi più importanti che l’Ue dovrebbe affrontare nei prossimi anni, il campione dei santarcangiolesi ha risposto: al primo posto, con il 27 per cento delle risposte,  l’ambiente e il cambiamento climatico; al secondo, con il 26 per cento, il lavoro; al terzo l’immigrazione 13 per cento; poi il futuro dei giovani l’11 per cento e la crescita economica il 9 per cento.

Le priorità per l’Ue

Ambiente, clima e questione energetiche: 27%

Lavoro/disoccupazione: 26%

Immigrazione: 13%

Futuro dei giovani: 11%

Crescita dell’economia: 9%

Diminuzione delle disuguaglianze: 4%

Terrorismo e criminalità: 4%

Lotta paradisi fiscali: 2%

Una tassazione minima condivisa per le imprese: 2%

Conti pubblici: 2%   

Le cose, nella Ue, stanno andando nella direzione giusta o sbagliata ?  Giusta per il 32 per cento degli europei, ma solo per il 24 per cento degli italiani.  Sbagliata per il 42 per cento dei primi e il 49 per cento dei secondi.  Non sa il resto.  

Riproposta la domanda  al campione di Santarcangelo, la maggioranza relativa del 28 per cento condivide l’idea che la Ue stia andando in direzione sbagliata, contro il 23 per cento che sostiene il contrario.  Ma a vincere sono gli incerti, perché quasi la metà risponde di non sapere.  Forse per mancanza di elementi sufficienti ad esprimere un voto più netto.

La Ue va nella direzione:

Giusta: 23%

Sbagliata: 28%

Non so: 49%

Incertezza che non sembra scalfire la fiducia nel futuro della Ue, di cui si chiede, con un’ampia maggioranza del 62 per cento, un rafforzamento nella prospettiva   degli Stati Uniti d’Europa. A cui è contrario solo il 12 per cento degli intervistati.

Favorevole o contrario agli Stati Uniti d’Europa ?

Si: 63%

No: 12%

Non so: 25%

I CANALI DI  INFORMAZIONE

Sin qui abbiamo illustrato le risposte che i santarcangiolesi hanno dato ad una batteria di domande riguardanti l’Europa. Dato che le risposte che noi diamo su qualsiasi argomento dipendono dalle informazioni di cui disponiamo, è stato chiesto al campione di indicare i media da cui attingono le notizie.

Come si deduce dalle risposte, internet e la televisione la fanno da padroni assoluti, rispettivamente con il 39 per cento delle risposte.   Più lontano, il 19 per cento, viene la lettura dei giornali. I giornali però crescono, come fonte di informazioni,  come seconda opzione.

I canali di informazione più seguiti

Internet (facebook, twitter, instagram, ecc.): 39%

Televisione: 39%

Giornali: 19%

Altro: 3%

Media che sono guardati con un certo sospetto se solo il 27 per cento mostra piena fiducia, a fronte del 17 per cento che non ne ha affatto, mentre la metà è piuttosto in bilico, tra credere e non credere e quello che leggono o ascoltano.  Si potrebbero definire guardinghi.

Grado di fiducia nei media seguiti

Alto: 27%

Basso: 17%

Così, così: 50%

Scarso: 6%

Una relativa fiducia nei mezzi d’informazione che porta più dei due terzi del campione a dichiarare di non credere sempre, perché manifestamente esagerate o false, alle notizie  che vengono diramate. Aggiungendo il 30 per cento che risponde “qualche volta”, vuol dire che quasi nessuno prende le informazioni divulgate dai media, anche social, a scatola chiusa.

E’ capitato di non credere a certe informazioni

Si: 68%

No: 2%

Qualche volta: 30%

Per ultimo, alla domanda se fossero a conoscenza di attività e opere pubbliche del proprio comune fatte con il contributo finanziario della Ue,  la maggioranza risponde affermativamente, ma una corposa minoranza (48 per cento) non ne sa niente.  Un terreno su cui lavorare per valorizzare i programmi e le politiche della UE.

A conoscenza di opere e azioni finanziate dalla UE

Si: 48%

No: 52%

CONCLUSIONI

Un sondaggio sull’Europa , condotto in un comune relativamente piccolo, ha sicuramente il vantaggio di aprire più porte di quanto normalmente avviene nell’uso di questi strumenti in contesti più ampi.  In questi casi, può servire a confermare, correggere o smentire talune percezioni. Ma anche a verificarne la penetrazione nel tessuto geografico e sociale di un paese.

Dal campione di Santarcangelo  vengono molte conferme, ma anche qualche smentita. Tra le prime c’è la conferma che il sentimento europeista è più presente tra i giovani, da cui, non dobbiamo dimenticarlo dipende il nostro futuro, e tra le persone che svolgono occupazioni di profilo medio-alto.  E sono sempre i giovani a trainare l’idea degli Stati Uniti d’Europa. 

A dispetto, invece, della pretesa propensione al campanilismo degli italiani, appena un santarcangiolese su sei mette il suo Comune in cima alla lista dei luoghi geografici con cui si identifica in prima istanza.      

Non è nemmeno vero che quello che avviene in Europa non interessa: a tre santarcangiolesi su quattro in vario modo interessa. Forse andrebbero trovati i canali e le modalità d’informazione giusti.  Anche perché gli intervistati non dimostrano di credere acriticamente a qualsiasi informazione gli venga propinata.

A dispetto, infine,  di certa propaganda, le priorità più sentite sono il lavoro e i cambiamenti climatici.

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